L’Isil, il movimento jihadista che scalza Al Qaida e punta Baghdad

Isil: cos'è, come nasce e dove opera il movimento Jihadista che vuole costruire un califfato islamico in Medio Oriente

isilSembra inarrestabile l’offensiva lanciata dai jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – Isil/Isis. La milizia sunnita, sconosciuta sinora al grande pubblico, ha dichiarato guerra al governo Maliki, conquistato il nord del Paese, e ora punta dritto verso Baghdad. Se sino a ora è sempre stato inquadrato come una costola di Al-Qaida, gli ultimi avvenimenti rivelano nell’Isil il nuovo centro della galassia jihadista: una struttura nuova, orizzontale, per certi versi movimentista, e particolarmente legata al territorio.

UN RITRATTO DELL’ISIL – Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante è un gruppo militare attivo in Iraq e in Siria. Si batte per la creazione in uno Stato islamico comprendente i territori di Iraq, Siria e Libano. Formatosi nei primi anni della guerra statunitense contro l’Iraq del 2003, l’anno successivo ha stretto legami con Al Qaida. Gli analisti tendono a definirlo una milizia piuttosto che un gruppo terroristico. Secondo Jessica Lewis dell’Institute for the Study of  War, «hanno una catena di comando e controllo formidabile, disponibile di un sistema di trasmissione delle informazioni efficientissimo, sono ben finanziati e dispongono di ampi canali per il reclutamento».

LA FORZA ECONOMICA – Ciò che spaventa è l’ingente forza economica di cui questo gruppo sembra disporre. Se da un lato è plausibile, se non certo, che l’Isil benefici dei classici canali malavitosi, come estorsioni e rapine, l’ingente ammontare di denaro e di armamenti a loro disposizione obbligano gli analisti ad indicare una regia occulta piuttosto forte a dirigere le operazioni del gruppo islamista. Dalla Turchia sono partite accuse verso l’establishment saudita, ma per ora rimangono senza riscontri.

IL LEADER – Al vertice dell’Isil c’è lo sceicco Abu Bakr al Baghdadi, definito “lo sceicco invisibile” per via del fatto che non è mai apparso in video, e per la maschera che porta durante le sue sporadiche apparizioni in pubblico. Secondo le testimonianze riportate dalla Bbc, al Bagdadi è nato a Samarra nel 1971, ha operato in una delle moschee della città fino all’invasione statunitense del 2003, per poi prendere il comando dei gruppi jihadisti iracheni nel 2010.

LA PRESENZA IN IRAQ E SIRIA – La presenza del gruppo islamista è certificata anche all’interno del conflitto siriano, dov’è guidato perlopiù da iracheni o libici che hanno combattuto la guerra in Iraq, e può disporre di una forza militare di circa 6-7mila uomini. In questo contesto, l’Isil è in rottura con le altre fazioni dell’opposizione armata, contrarie ai progetti egemonici del gruppo  jihadista, con cui si scontra regolarmente. In Iraq la maggior parte dei combattenti, circa 5-6mila persone, sono iracheni, tra i quali anche ex agenti segreti dei servizi segreti di Saddam. I leader religiosi sono invece tunisini e sauditi. In questo contesto, il gruppo gode anche dell’appoggio di alcuni leader tribali

LA ROTTURA CON  AL QAIDA – Dopo una lunga collaborazione, la rottura tra l’Isil e Al Qaida si è consumata all’inizio dell’anno, quando il gruppo jihadista ha messo in discussione l’autorità del leader di Al Qaida Ayman al Zawahiri. Centrale è stato il rifiuto dell’Isil di limitare la propria sfera d’azione in Iraq, lasciando la Siria al Fronte Al Nusra, altro gruppo islamista affiliato ad Al Qaida. Si è creato così un vero e proprio scisma, in cui Al Qaida, isolata e appoggiata solamente dai vecchi ideologi, sembra dover vestire per la prima volta i panni dello sconfitto, mentre l’Isil, forte dell’appoggio di altri gruppi mediorientali, assume un ruolo egemonico.

IL SUCCESSO DI MASSA – Le ragioni del travolgente successo dell’Isil, specie nelle masse, può essere ricondotto a due diverse motivazioni: da un lato il crescente scontento della comunità sunnita verso il governo guidato da Al-Maliki, dall’altro il carattere settario raggiunto dal conflitto in Siria, dove molti sunniti combattono anche per osteggiare una possibile egemonia sciita. In Iraq poi, si sono presentati come i protettori della comunità sunnita, evitando, almeno finora l’indiscriminata escalation di sangue di cui sono stati protagonisti in Siria.

isilLE CITTÀ CONQUISTATE – Tra lunedì e martedì l’Isil ha conquistato l’intera provincia di Ninive, compresa Mosul, la seconda città più popolosa dell’Iraq, oltre che importante centro di smistamento per le merci provenienti dai Paesi vicini. Particolare non da poco, Mosul è anche  vicina ad un oleodotto che trasporta circa il 15% del flusso di petrolio destinati all’estero tramite le coste turche. Nelle ultime ore si segnalano nuove vittorie della milizia jihadista, come la conquista di Tikrit, città natale di Saddam Hussein, e di Kirkuk, che come Mosul si trova tra i campi petroliferi più ricchi della regione. Non sono mancati assalti alle raffinerie, come quella di Benji, dove i militari lealisti si sono dati alla fuga. Secondo gli analisti, circa il 55% dell’Iraq è sotto il loro controllo.

CRISI UMANITARIA – Le stime più accreditate parlano di centinaia di morti tra civili e combattenti, mentre gli sfollati sono 500mila. Da fonti in loco si apprende che la città di Mosul si stà rapidamente svuotando e quasi un terzo dei cittadini, circa mezzo milione di persone, si stanno dirigendo in massa verso il Kurdistan iracheno, nel nord del Paese, dove già risiedono circa 220mila siriani in fuga dalla guerra del loro Paese.

OBIETTIVO BAGHDAD – Manco a dirlo, i miliziani non intendono fermarsi a Mosul, ma intendono continuare la loro avanzata fino a prendere Baghdad. La presa di Tikrit, distante non oltre centocinquanta chilometri dalla capitale, unita all’avanzata dalla regione occidentale di Al-Anbar, sta velocemente stringendo la capitale in una morsa. «Domini Baghdad e comandi l’Iraq», diceva Saddam.

Carlo Perigli

@c_perigli

foto: america.aljazeera.com, midnightwatcher.wordpress.com

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