L’infinito teatrino dei tagli alla politica

la camera

La Camera dei Deputati

Roma - Sembra proprio di stare a teatro. Di fronte al dibattito che si sta animando in questi giorni sui tagli ai costi della politica sembra davvero che lassù, su quel palco, ci siano loro, i nostri politici seduti su belle poltrone in attesa che arrivi il loro Godot. Trottole impazzite alla ricerca di un improbabile indizio, di un qualcosa o qualcuno che gli spieghi il perché di quello strano, assurdo, processo. Si, perché quello a cui stiamo assistendo sembra davvero una commedia dell’assurdo.

Fino a poco più di due settimane fa la politica e coloro che la animano avevano l’occasione di riavvicinarsi al cittadino, di riacquistare un po’ di fiducia attraverso quella che sarebbe stata un’esemplare (oltre che necessaria) autoriduzione degli stipendi, dei privilegi e delle tante agevolazioni che da troppi anni ormai sono in capo ad ognuno di loro. Sappiamo però com’è andata: alle proposte del ministro Tremonti, tutti quanti risposero con un bel “no grazie, ci ripenseremo tra un po’”. Ma oggi – all’indomani dell’approvazione in tempi record della manovra finanziaria - non ce n’è uno, tra i politici, che si tiri indietro dall’avanzare ipotesi di riforma ai costi della Casta: sembra una corsa a chi arriva primo, una gara al rialzo a chi la spara più grossa, a chi abbaia più forte.

In queste figure che oggi urlano e si fanno paladini di giustizia ed equità, sembra di vedere un cagnolino che, allontanatosi il cagnone grosso e cattivo, sguscia da dietro le gambe del suo padrone ed inizia ad abbaiare con una foga inaudita ma, in realtà, è tranquillo perché intanto il pericolo è passato.

Ora che la finanziaria non fa più paura, ora che non può più far danni alla loro opulenta stabilità, senatori e deputati, protetti dall’approvazione della manovra, escono allo scoperto ed iniziano a proporre, ora che intanto non c’è più fretta e che i tempi saranno sicuramente più lunghi.
La sinistra, ovviamente, continua a cavalcare l’onda dello scontento e, credendoci o strumentalizzando, rilancia. Vendola invita ad “un segno di sobrietà, di sensibilità istituzionale e di buona politica” proponendo la rinuncia agli arretrati spettanti a tutti i consiglieri regionali.  Bersani avanza la riduzione del numero dei parlamentari, la revisione dei vitalizi e riduzione degli affitti. Di Pietro, tra una proposta e l’altra, promuove una “manifestazione senza precedenti”.

Ma se la sinistra si muove, il centrodestra non può star certo a guardare. Ed è qui che entra in scena l’assurdo. Coloro che potevano cambiare la situazione e – per chiaro interesse personale- non l’hanno fatto, ora si indignano, come quell’onorevole Rotondi che, impaurito dalla scure di Tremonti, ieri difendeva i deputati “costretti a fare i conti della serva”, ed oggi riconosce senza batter ciglio “i benefit della Camera, che sono noti da tempo”.
Oppure l’onorevole Calderoli che, attraverso una proposta di riforma costituzionale (“non basta dirlo in una  legge?”, si chiede Michele Ainis), avanza l’ipotesi di una retribuzione dei parlamentari legata alla presenza in Aula, prevedendo così una riduzione del costo del Parlamento (basti pensare che, per quanto riguarda la Camera, dal 1° gennaio ad oggi, su 28 venerdì in calendario quelli con sedute in Aula sono stati 2; il Senato invece, nello stesso lasso di tempo, è stato  convocato solo 68 volte su 198 e mai di venerdì).

Anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, si sta dando da fare: in risposta all’appello apparso sulle righe del Fatto Quotidiano circa l’urgenza di affrontare seriemente i costi della politica, l’ex leader An si è riunito ieri col Collegio dei Questori delle Camere per mettere “ a punto le proposte di riduzione dei costi e di trasparenza”, impegnandosi a portarle dinanzi all’Ufficio di Presidenza prima della pausa estiva.

Che dire. Forse i nostri rappresentanti hanno capito che la terra sotto le loro lucide scarpe sta davvero tremando. Forse hanno capito che “ se non cambiano rotta – come ricorda Mario Giordano nel suo Sanguisughe – saranno clamorosamente travolti”.

il senato
Il Senato

È legittimo chiedersi, però, se quella che li sta muovendo in questi giorni sia convinzione profonda, o paura che, per non aver perso qualcosa prima, siano costretti a perder tutto ora, ora che un semplice precario sta rendendo pubblici le loro spese (prassi più che normale in molte democrazie europee) e i loro privilegi.
La questione non è di poca importanza perché se i politici si stanno davvero convincendo della necessità di fare qualcosa, allora qualcosa di serio verrà sicuramente fatto. Ma se quella che li muove è solo paura, allora il cittadino è destinato a non vedere nulla. Magari essi continueranno ad abbaiare ancora un po’, ma quando il pericolo sarà passato, quando quel cagnone travestito da precario avrà girato l’angolo, allora torneranno belli tranquilli al loro posto al sole. E noi tutti usciremo da teatro senza aver visto Godot.

Tommaso Tavormina

Foto || lastampa.it; businesspeople.it

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