L’infinito di Leopardi “finito” nel cestino. E la tweet-letteratura?

leopardi manoscritto infinito

L’infinito di Leopardi “finito” nel cestino. No, non è la blasfemia di un traditore della letteratura ma il probabile epilogo del manoscritto di Cingoli (Ancona) considerato – fino a poco tempo fa – come il terzo foglio autografo del Leopardi su cui inchiostrato la celebre poesia.

L’INCHIESTA – La svolta dopo un’analisi della Soprintendenza archivistica del Lazio, chiesta dalla Soprintendenza marchigiana, secondo la quale il manoscritto non può essere un autografo per misure e spaziatura tra le lettere, identiche ad un altro autografo custodito a Napoli, bensì un calco o facsimile.  La Regione Marche aveva annunciato l’intenzione di battersi affinché il documento, ufficialmente emerso dalle carte di una collezione privata, non finisse in mano ai privati, ma rimanesse allo Stato. Ma i dubbi sono emersi quasi subito, da parte dei discendenti del poeta e anche degli esperti del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati. E da qui partono due filoni investigativi: uno riguarda il proprietario del documento e il direttore della Biblioteca di Cingoli, indagati per aver detenuto un documento falso per farne commercio. Il secondo chi ha certificato l’autenticità del manoscritto, pur sapendolo falso. In questo caso i responsabili non sono stati ancora identificati. Si difende il direttore della biblioteca di Cingoli e si dichiara “sereno” affermando di “aver trovato il documento per caso e non essendo un professionista, si è affidato agli studiosi dell’università di Macerata”.

Il terzo autografo dell'Infinito di Giacomo Leopardi. Alcuni studiosi affermano che sia originale, altri sono dubbiosi

Il terzo autografo dell’Infinito di Giacomo Leopardi. Alcuni studiosi affermano che sia originale, altri sono dubbiosi

TWEET-LETTERATURA -  Il fatto – a 30 anni dalla mega bufala sui falsi “Modigliani”  – sembra essere fatto quasi “ad arte” per creare rumore 2.0 e scatenare ironie da web talk: peraltro Giacomo Leopardi proprio quest’anno ha prestato il fianco – suo malgrado – al dolce cinguettar con l’hastag #leopardeide in occasione del recente contest Futura Festival di Civitanova Marche dentro il quale poesia e prosa si sono alternate a colpi di 140 caratteri.  E in questo caso il discorso si fa più avvincente e suggestivo sul piano filosofico e intellettuale: dal chiacchiericcio evanescente ai “fragmenta cordis” il salto effittavemente è notevole. Proprio come un tempo il “foglietto” diede a Leopardi il supporto al tormento dei suoi sentimenti adesso la modernità si affida alla tastiera per fissare e condividere emozioni, aforismi, ma anche freddure o denunce. Una difesa del dolce cinguettar? Giudicate voi.

Lo scrittore Roberto Cotroneo in questo senso parla di twitter come il “darsi luce di una candela ad un altra” così come il card. Ravasi parla della felice e sapienziale costrizione – in Twitter – della sintesi in pochi caratteri come quando si leggono i bagliori dei grandi pensieri nei grandi codici spirituali, che sia la bibbia o il Corano. E tutto questo respirando i profumi (e le puzze) della grande piazza globale che è il web. È  la forza della poesia, insomma, a cui interessano più le “coordinate” che le tante e troppe subordinate dei nostri discorsi, fin troppo pieni di parentesi, e su questo il genio di Leopardi è – al di là dei falsi foglietti – “infinito”.

Giuseppe Trapani

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