L’infanzia violata delle spose bambine

di Silvia Nosenzo

Bambine tra i nove  e i dieci anni obbligate a sposare un uomo più vecchio e sconosciuto. Una storia di violenze e abusi che prosegue da secoli nei Paesi più poveri del mondo, ma anche in Italia

spoba_1 (2)Il giorno del loro matrimonio chinano la testa e dicono “sì”. Da quel momento ha inizio la loro condanna, una storia che parla di violenze, abusi sessuali e schiavitù. Sono 60 milioni nel mondo e vengono chiamate le spose bambine. Quando hanno nove o dieci anni vengono date in matrimonio a un uomo sconosciuto, in genere più vecchio di loro di venti o trent’anni, ma a volte anche di più; abbandonano la loro famiglia, i loro giochi di bambine, lo studio, i compagni di scuola e la libertà di camminare per strada, spaziando con lo sguardo da un capo all’altro dell’orizzonte. Portate con la forza nella casa del loro nuovo marito, lavorano come bestie rinchiuse dietro le mura domestiche della loro prigione, per soddisfare la volontà dei loro coniugi.

Maltrattate, picchiate, obbligate ad  avere rapporti sessuali precoci, trattate senza dolcezza né affetto, come fossero semplice merce di scambio, convivono con la paura quotidiana delle botte e delle sevizie, o peggio ancora, con quella di essere uccise. Quella delle spose bambine, come ha affermato il direttore esecutivo dell’UNICEF, Ann M. Veneman, è una pratica che viola nel modo più deplorevole i diritti dei bambini, una pratica figlia della povertà, dell’ignoranza e dell’analfabetismo. L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia, paesi tra i più poveri al mondo.

I matrimoni delle spose bambine, infatti, vengono spesso combinati dalle famiglie per sanare i debiti e, nella maggior parte dei casi, i genitori non si rendono conto di fare del male alle loro figlie, anzi, sono convinti di preservarne l’onore. Ma la tragedia delle spose bambine non ha nulla a che vedere con l’onore: è un fenomeno vergognoso, un vero e proprio abuso di minore, un atto di pedofilia che spezza ineluttabilmente la psiche e il corpo di queste bambine. L’attività sessuale precoce cui sono obbligate, le gravidanze e i parti in giovane età, infatti, procurano loro conseguenze terribili, addirittura la morte delle giovanissime mamme, non ancora ben sviluppate nel fisico, oltre a contagi d’ogni genere. In seguito alle lacerazioni dovute al parto, spesso le giovani riportano gravi lesioni interne, infezioni e problemi d’incontinenza; in quest’ultimo caso, a causa del forte odore di urina che trasmettono, vengono allontanate e abbandonate a se stesse dal marito e da tutta la comunità, senza possibilità di riscatto: il divorzio non è permesso nella maggior parte dei paesi e, nei pochi in cui è possibile, la bimba dovrebbe restituire la dote al marito, cosa impossibile, data la sua situazione di assoluta povertà.

È un aspetto drammatico della condizione femminile, una realtà incomprensibile di cui si sarebbe continuato a non parlare se una tragedia avvenuta venerdì scorso in casa nostra non avesse evidenziato quanto questa tradizione neghi l’infanzia a migliaia di bambine. È accaduto venerdì scorso in Italia, a Novara, dove una ragazza di diciassette anni con un figlio di quattro mesi sarebbe stata salvata da un matrimonio combinato e da un marito che la maltrattava, grazie a una segnalazione dell’Associazione donne marocchine d’Italia. Purtroppo non si tratta di un caso isolato perché in Italia ben due mila spose bambine subiscono questo destino senza che lo Stato lo impedisca, soprattutto in famiglie di origine afghana o pakistana.

Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni, facendo appello alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e alla Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio a 18 anni, ma la legge non viene rispettata: a volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica, altre volte ancora i movimenti religiosi oscurantisti ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba, incitando la gente a seguire quel “santo” esempio.

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