Limite: un nuovo e appassionato saggio di Serge Latouche

"Limite" di Serge Latouche - la copertina

In un mondo caratterizzato dalla deregulation economica, dalla perdita dei confini prima morali e poi geografici, dominato dal consumismo e dall’idea di una crescita illimitata con risorse finite, è necessario, secondo il professore francese Serge Latouche, riscoprire l’idea di «limite». Tale concetto deve essere ritrovato in diversi campi delle umane vicende: quello geografico, innanzitutto, dal momento che la globalizzazione ha avuto la presunzione di abolire i confini e uniformare popoli e civiltà tra loro diversi, portando in questo modo alla frammentazione, all’individualismo e alle guerre. Ma anche in ambito etico, culturale e scientifico. Per arrivare a porre limiti anche all’economia e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, attraverso la riscoperta della sobrietà e della ragionevolezza.

L’ideale di crescita all’infinito dominante nella società moderna è di per sé irrealizzabile: la terra ha dei limiti di spazio e di disponibilità delle risorse che non possono essere superati.  Tuttavia lo sviluppo tecnico e scientifico ha dato all’uomo l’illusione che tali limiti non esistessero, dando vita a quello spreco interminabile di risorse che sta inquinando il nostro pianeta, da un lato attraverso la produzione di beni resi necessari solo dai bisogni creati attraverso la pubblicità, dall’altro per via del fatto che per ogni sfruttamento di energie vengono prodotti dei rifiuti che sono sempre meno facilmente smaltibili. Se non si riscoprono subito dei limiti, innanzitutto etici, se non si abbandona immediatamente la strada della hybris, la tracotanza secondo i greci, per la via della ragionevolezza, l’uomo, secondo quanto teorizzato da Latouche, rischia di distruggersi con le proprie mani.

Un aspetto fondamentale è quello della crescita infinita, contrapposta alla teoria della decrescita, da anni sostenuta e argomentata dal professore francese: le moderne politiche economiche sono orientate a cercare compulsivamente l’aumento della produzione per ottenere un miglioramento delle condizioni di vita. Ma le risorse naturali e lo spazio del pianeta sono limitati: in questo modo si è creato un meccanismo perverso e squilibrato per cui le popolazioni occidentali utilizzano infinitamente più materie prime per soddisfare i propri bisogni rispetto a qualunque cittadino del terzo mondo.  Non solo questo: le risorse utilizzate sono in eccesso rispetto a quelle che la Terra può fornire per sopravvivere da qui ai prossimi 40-50 anni. Per questo, sempre stando alla tesi di Latouche, è necessario comprendere la necessità di porre dei limiti al consumo, di distinguere «bisogni» e «desideri» e capire che la crescita non può essere infinita con risorse limitate: il confine sostenibile è stato superato, serve una riscoperta della sobrietà e dei legami sociali tra gli uomini, prima che sia davvero troppo tardi.

Serge Latouche nel suo nuovo saggio Limite (Bollati Boringhieri 2012, «I sampietrini» € 9,00) riprende la teoria della decrescita, già formulata in libri precedenti, quali La scommessa della decrescita (Feltrinelli 2009, «Universale economica saggi» € 9,00) o Breve trattato sulla decrescita serena (Bollati Boringhieri 2008, «Temi» € 10,00), ma questa volta lo arricchisce di un contenuto più filosofico, in particolare etico, quale quello della riscoperta, appunto, dei limiti sia oggettivi dell’uomo, sia soggettivi, visti sia da una prospettiva individuale che collettiva.

Serge Latouche

La prospettiva del professore francese di scienze economiche è certamente condivisibile e ben argomentata: porta infatti, a supporto della sua teoria, numerose ricerche scientifiche che dimostrano come lo spreco di risorse stia inevitabilmente conducendo l’umanità alla catastrofe nel giro di pochi decenni. Non solo, ma i presupposti della globalizzazione vissuta come mancanza di regole e della crescita infinita come utopia nefasta sono stati portati alla luce dagli avvenimenti degli ultimi anni: in particolare, dalla crisi economica che dal 2008 scuote e preoccupa il mondo occidentale, causata proprio da un sistema privo di limitazioni.

Tuttavia, mentre la teoria di Latouche è molto credibile e pregnante sotto il profilo economico, risulta meno convincente e concreta quando confonde scienza e tecnica, viste come un’unica entità e attribuisce al progresso in questi campi il delirio di onnipotenza degli uomini, lo sgretolamento del senso del limite e la perdita della ragionevolezza col conseguente avvicinamento alla catastrofe. Se è indubbio che ogni sviluppo tecnologico porta in sé questi germi, non sembra così totalmente deprecabile uno sforzo per il miglioramento delle condizioni di vita.

In conclusione, anche se con le dovute riserve verso una teoria che appare vagamente reazionaria sotto il profilo scientifico e per molti aspetti utopistica, vista la situazione economica drammatica, le diseguaglianze sociali sempre più marcate e la degenerazione dell’etica pubblica a cui assistiamo quotidianamente da qualche anno, è sicuramente necessaria una riflessione come quella di Serge Latouche sulla società dei consumi, sulla mancanza di regole e su uno sviluppo sostenibile.

Daniele Leone

Serge Latouche. Limite. Bollati Boringhieri 2012, «I sampietrini» € 9,00

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