Ligabue a Salerno, due giorni tra palco e realtà

La spontaneità produttiva, Caro il mio Francesco e i due film al centro delle domande della Masterclass di giovedì 29 luglio a Giffoni. La “famiglia del rock” e la pioggia profetica per il concerto di venerdì 30 a Salerno

di Francesco Guarino

Ligabue alla Masterclass del Festival del Cinema di Giffoni

Sette date della tournèe estiva in archivio, cinque città toccate e decine di migliaia di fan in visibilio. Quasi 300mila copie vendute (al netto dei download digitali autorizzati) e il primo posto nelle classifiche di vendite della F.I.M.I. a distanza di quasi 3 mesi dall’uscita dell’album. Di Arrivederci, mostro! ormai si sa già tutto, ma, cavalcando l’onda del successo del Ligabue rocker, è andata a finire nel dimenticatoio la poliedricità dell’artista. Una poliedricità spesso criticata dai puristi, ma che ha pur sempre prodotto il caso letterario nonché neo-graphic novel La neve se ne frega e il film-cult Radiofreccia.

MASTERCLASS - L’occasione di confrontarsi con il Ligabue regista-scrittore-sceneggiatore l’ha fornita la due giorni campana dell’artista emiliano, che ha abbinato il previsto concerto allo stadio Arechi di Salerno ad una Masterclass al Giffoni Film Festival: una lezione d’autore rivolta a un ristrettissimo pubblico di giovani ex-giurati del Festival del Cinema per ragazzi. Ligabue, che nell’occasione ha ritirato anche il Premio Truffaut, ha “tenuto botta” alla ristretta e agguerrita platea delle Antiche Ramiere di Giffoni. In grande evidenza il tema dell’ispirazione e della genesi delle sue opere musicali e letterarie: «La gente crede che dietro tutto ciò che faccio ci sia un lavoro meticoloso e accurato – ha spiegato Ligabue – e invece è l’esatto opposto: la stragrande parte dei miei lavori è scritta o musicata di getto. L’unico lavoro di ricerca è quello fatto sui testi delle canzoni, ma per una questione particolare. Non scrivo mai un testo prima della musica, la parola stessa deve essere musicale, deve “suonare” bene e a volte preferisco sacrificare la scorrevolezza grammaticale di una frase per un’espressione anche in slang, ma che si accordi meglio con la musica».

Spunti interessanti anche sul pezzo-sfogo “Caro il mio Francesco” («È una denuncia di piccoli avvenimenti nei quali mi sono imbattuto, ma da qui a darmi dell’artista elitario per quello sfogo ce ne passa. I miei primi due pezzi veri sono stati “Balliamo sul mondo” e “Bambolina e Barracuda”: se non è musica popolare quella…» e sulla duplice avventura cinematografica. Dalla follia del primo lavoro («Domenico Procacci mi ha detto:”Dammi del pazzo, ma io voglio fare un film sulla provincia italiana (Radiofreccia n.d.r.) , partendo dal tuo libro Fuori e dentro il borgo”. Infatti io gli ho dato del pazzo, quando poi mi ha proposto anche di fare da regista per il film ho capito che forse pazzo lo era davvero. Alla fine ci è andata bene») ai rammarichi per “Da zero a dieci“: «Oltre alle oggettive difficoltà nel girare un film quasi tutto in notturna – ha chiarito Luciano – per di più a Riccione, con i fan che assediavano il camper delle riprese, ho sbagliato a volerci mettere dentro troppa roba. Troppi protagonisti, troppe storie. Non sono riuscito a tirare fuori dagli attori ciò che volevo e se reputo la sceneggiatura di Radiofreccia più bella del film, quella di Da zero a dieci è molto, ma molto più bella del risultato finale cinematografico». Conclusione tra i sorrisi, con un ragazzo che ammette di non essere un grande fan, a differenza della propria ragazza, e il Liga che lo incalza: «Sì, in effetti si vede che ti rode un po’ la cosa».

Luciano Ligabue sul palco dell'Arechi

CONCERTO – Allo stadio Arechi va in scena invece il Ligabue animale da palco, con i meccanismi musicali ed extra-palco rodati da 7 serate di delirio rock all’italiana. A Salerno è festa grande per i fan, che nel parterre strappano foto e autografi e dialogano faccia a faccia con la grande famiglia del tour 2010. Il fotografo ufficiale Jarno Iotti, punto di riferimento per i suggestivi click del tour e i succulenti scatti del backstage; il responsabile comunicazione online e produzione video Giovanni Battista “GB” Tondo, che fa la spola tra i computer del service e gli stand ufficiali che dispensano i braccialetti per l’area riservata al fan club; i Rio di Fabio Mora e Marco Ligabue, che dalle 18 presidiano la zona del barMario senza nascondere la soddisfazione nel vedere le copertine azzurre del loro ultimo album “Il sognatore” spuntare tra le buste dello shopping. Poco prima delle 19 l’inconfondibile sagoma chilometrica del bassista Kaveh Rastegar (di recente candidato dalla rivista leader nel settore jazz Downbeat magazine come miglior elettric bass 2010) sbuca dal sottopassaggio della curva, per scambiare due battute con i ragazzi del prato nel suo esilarante quanto sempre più metodico italiano da rock-cyborg. Il concerto scatta puntuale alle 21 ed è il solito e mai banale tripudio di chitarre e suggestioni sceniche: i meccanismi filano lisci come l’olio (risolti in extremis alcuni apparenti problemi a centro palco e all’impianto luci), nonostante l’acustica non eccelsa dell’Arechi che viene comunque addomesticata in corso d’opera. Lo show si conferma un tributo al nuovo album e in scaletta variano solo due pezzi di data in data: a Salerno ci sono l’applauditissima L’amore conta, suonata da Ligabue in un emozionante set acustico con la chitarra regalatagli dai fan per il 50esimo compleanno, e Le donne lo sanno. L’acqua viene evocata profeticamente dall’unico richiamo politico del concerto (La scritta “E tu sei pronto a pagare per la tua acqua?”, proiettata sui maxischermi prima di A che ora è la fine del mondo?) e la pioggia inizia a scendere puntuale su Urlando contro il cielo, concedendo la tregua necessaria per godere delle suggestioni patriottiche del nuovo video di Buonanotte all’Italia. Un altro vigoroso scroscio estivo porta via con sé i nastri e i coriandoli del beneaugurante inno conclusivo Il meglio deve ancora venire. Giovanissimi, trentenni, coppie già da un bel po’ negli “anta”: l’acqua stringe tre generazioni al riparo delle tribune coperte. L’immagine dei loro volti sorridenti bagnati dalla pioggia è l’immagine del successo di Luciano Ligabue. Popolare, a dir poco.

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