Ligabue a Roma, sogni di rock’n roll in HD

È partito il tour del nuovo album di inediti di Luciano Ligabue. Due ore e quindici minuti di ineccepibile mix tra nuovi successi ed eterni cavalli di battaglia. Spettacolare la regia live, impeccabile l’intesa e l’impatto sonoro della band “allargata”

di Francesco Guarino

Luciano Ligabue sul palco dell'Olimpico

Lo aveva promesso dalle pagine virtuali di Ligachannel, il suo canale web di riferimento: «Stiamo lavorando da mesi, per fare in modo di arrivare sul palco proponendo qualcosa che sia soprattutto all’altezza di tutta la fiducia e l’affetto che ogni volta dimostrate». È stato di parola. Luciano Ligabue ha esordito all’Olimpico mandando in delirio i fan accorsi per la “prima” assoluta live del nuovo album “Arrivederci, Mostro!”, inevitabile blockbuster discografico dell’estate 2010. Un delirio amplificato dall’attesa: cinque gli anni di distanza dall’ultimo album di inediti (Nome e Cognome, 2005). Un’attesa che Luciano da Correggio ha ripagato a peso d’oro, con uno spettacolo che sdogana sempre di più il rocker emiliano dalla dimensione nazionale e lo proietta, per bacino d’utenza e realizzazione scenografica, a livello delle più affermate rock band di caratura mondiale.

AFA, PALCO E OPENER – Il tour 2010 parte da dove non era mai scattato, cioè dallo stadio Olimpico di Roma. Il caldo asfissiante (37° all’interno dello stadio al momento del sound check) ha martoriato i fan in attesa ai cancelli sin dalla notte prima e, in verità, abbandonati forse un po’ troppo al loro destino. Lamentele soprattutto tra gli spettatori del settore prato, costretti ad un’estenuante quanto immotivata attesa di un’ora tra l’area di prefiltraggio e i tornelli, che ha causato non pochi malori per l’afa. Le sofferenze sono state ripagate all’interno dello stadio da un allestimento scenico decisamente “mostruoso“, tanto per rimanere in tema con l’album: il palco (anche se ce ne sarà una versione ridotta per gli stadi più piccoli, nei quali si sfrutterà il lato corto e non quello lungo del campo) copre interamente la lunghezza della tribuna Tevere, con due enormi maxi-schermi sui lati, dieci pannelli centrali e una passerella che proietta gli artisti sino a pochi metri dalla Montemario. Già, gli artisti: perché Ligabue non s’è fatto mancare nulla, reclutando come main opener stabili i Rio di Fabio Mora e Marco Ligabue (che giocheranno anche in casa grazie al fratello d’arte, ma con il nuovo album sono schizzati autonomamente ai primissimi posti delle classifiche di vendita su i-Tunes) e facendo alternare sullo stage artisti emergenti e band più o meno affermate, soprattutto dell’entroterra emiliano. Alla prima assoluta di venerdì 9 luglio convincenti i Minuto 60, un po’ più carenti le all-girls Charleston. Musica e animazione assicurate da RDS, fino a quando un enorme orologio a cipolla proiettato nei due maxi-schermi inizia a scandire il countdown dello showtime: start ore 21.15.

CIAO ROMA – Allo scadere del countdown irrompe inaspettatamente in scena l’ormai ubiquo manager Claudio Maioli, che rivisita per l’occasione la divagazione musicale Taca banda. La spiazzante intro è il preludio all’annunciatissimo singolo Quando canterai la tua canzone, che proietta sul palco Ligabue e la band in formazione completa: la pirotecnica linea ritmica made in USA firmata Rastegar e Urbano (basso e batteria), le tastiere affidate ai fedelissimi Luciano Luisi e Josè Fiorilli e le chitarre sapientemente imbracciate da Niccolò Bossini e dall’eterno “capitano” Federico Poggipollini.

Da sinistra: Kaveh Rastegar, Corrado Rustici e Michael Urbano

Il nuovo album verrà suonato quasi integralmente (con l’eccezione della difficile Quando mi vieni a prendere e la strana esclusione della pubblicizzatissima lettera-sfogo per Guccini Caro il mio Francesco). I pannelli centrali posti dietro alla band diventano nesso di congiunzione visiva dei due schermi laterali, producendo così un unico enorme piano visivo tripartito, ampio più di 400 metri quadrati. La regia live gioca con le inquadrature della band e degli spettatori, regalando effetti grafici in tempo reale e costruendo veri e propri album fotografici in presa diretta. Non manca il tanto decantato (dai detrattori) “rock di una volta“, con il rispolvero di Bambolina e Barracuda, Marlon Brando è sempre lui e Libera nos a malo, schiantate energicamente dagli amplificatori da una band che va ben al di là del semplice meccanismo perfettamente oliato. Alla rock-machine si aggiunge anche il produttore-esecutore Corrado Rustici, che graffia la chitarra con i memorabili assoli di Ci sei sempre stata e Piccola stella senza cielo, a dimostrazione palese della fiducia che il Liga nutre per il napoletano d’America, che ha prodotto integralmente “Arrivederci, Mostro!” dal suo studio di San Francisco. Non mancano le suggestioni digital-free, come il volo delle “farfalle” dalla valigia della traccia numero 9 dell’album e la ragazza fatta salire sul palco in puro U2-style, che si gode Questa è la mia vita da una postazione quantomeno privilegiata. Svelare il finale sarebbe un reato: il live-thriller sul pentagramma di Ligabue ha bisogno di essere assaporato fino all’ultima nota prima di scoprire il colpevole. Si replica a partire da stasera al Franchi di Firenze, fino all’ultima (per ora) data dell’11 settembre all’Arena Vittoria di Bari. Il mostro buono del rock mieterà altre vittime prima di fermarsi.

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