ChissĂ se il nostro presidente del Consiglio ha mai letto questo gioiello della letteratura italiana, lui che ha accusato Saviano di diffondere nel mondo lâimmagine di unâItalia mafiosa e malata, ma câè da scommettere che no, non lâha letto.
Allora leggiamolo noi, se non per voglia capire, almeno per amore della nostra letteratura che in queste pagine â circa centoventi â tocca una delle sue vette piĂš alte in termini di complessitĂ e passione, entrambe alimentate da una rara coscienza civica che caratterizzò tutta lâopera di Sciascia.
âIl giorno della civettaâ uscĂŹ nel 1961, sebbene Sciascia lo avesse ultimato giĂ lâanno precedente, e rappresentò un vero e proprio cambio di passo della letteratura â e quindi degli intellettuali â per quanto riguarda quella che si chiama mafia, camorra, ândrangheta, ma che di fatto rappresenta uno dei peggiori mali del nostro Paese e non solo.
I precedenti letterari relativi allâargomento mafia erano spesso di natura, per cosĂŹ dire, apologetica, riportavano i fatti con ritmo incalzante e avvincente, creando un velo di esotismo e avventura che avvolgeva i racconti. Solo con Sciascia finalmente la mafia è stata vista per quello che è, cioè â usando le parole di Peppino Impastato â ÂŤuna montagna di merdaÂť. Ancora peggio, le istituzioni e i mezzi di comunicazione tendevano a far passare sotto silenzio le vicende di mafia, arrivando â caso estremo â a negare lâesistenza di una simile organizzazione.
Non a caso la prima edizione de âIl giorno della civettaâ era accompagnata da una nota in cui lâopera veniva presentata come finzione nel particolare, ma comunque ricondotta a una realtĂ generica.
La trama è semplice e viaggia su un doppio binario. Il capitano dellâArma Bellodi, settentrionale catapultato in Sicilia, si occupa delle indagini relative a una serie di delitti di stampo mafioso. Per il personaggio del capitano Bellodi â ex partigiano che per i suoi ideali resta al servizio dello Stato pur aspirando alla carriera forense â Sciascia guardò alla figura di Renato Candida, comandante dei Carabinieri ad Agrigento di cui aveva â nel 1957 â recensito un libro sulla situazione della Sicilia in mano alla mafia.

- Leonardo Sciascia
Il secondo binario della narrazione, tanto parallelo al precedente quanto differente, presenta lâaltra faccia della medaglia: la corruzione, i silenzi, le collusioni di un sistema che fa di tutto per insabbiare la veritĂ e vanificare le indagini.
Non dimentichiamo che âIl giorno della civettaâ è ispirato a un fatto realmente accaduto: lâomicidio di Accursio Miraglia, sindacalista comunista e presidente della Camera del lavoro di Sciacca â la prima nata in Sicilia â ucciso da Cosa Nostra nel 1947.
Questâopera di Sciascia, la prima a essere tradotta in altre lingue, da molti è considerato una sorta di romanzo giallo, ma in realtà è un raro esempio di accuratezza e bellezza, una ricerca sulle cause, una denuncia delle conseguenze, una sorta di saggio in cui non vengono meno gli espedienti letterari che rendono bello e piacevole uno scritto.
Il siciliano Sciascia interpreta per tutti gli italiani la parte piĂš cupa della sua terra cosĂŹ solare, senza per questo dimenticare la varietĂ e la vastitĂ del nostro Paese e del mondo intero.
ÂŤRincasò verso mezzanotte, attraversando tutta la cittĂ a piedi. Parma era incantata di neve, silenziosa, deserta. âIn Sicilia le nevicate sono rareâ pensò: e che forse il carattere delle civiltĂ era dato dalla neve o dal sole, secondo che neve o sole prevalessero. Si sentiva un poâ confuso. Ma prima di arrivare a casa sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia: e che ci sarebbe tornato. â Mi ci romperò la testa â disse a voce altaÂť.
(Da âIl giorno della civettaâ di Leonardo Sciascia, 1961)
Francesca Penza
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