Thursday, May 23, 2013

Libriuniamoci – 150 di Unità d’Italia e di libri

Post di francescadorothy data: settembre - 20 - 2011

Non tutti sanno che Ippolito Nievo – proprio l’autore di Le confessioni d‘un italiano che tutti hanno più o meno studiato (più o meno odiato?) – fu anche il cassiere della spedizione dei Mille a cui prese parte, dopo aver vissuto attivamente gli anni del fermento che hanno portato dal fatidico 1861.

La cosa che sconvolge della vita di Nievo è che potrebbe essere letta come quella dell’eroe di un libro d’avventura e viaggi: pericolosa, impegnata, consapevole e finita in modo imprevisto e misterioso.

Fedelissimo a Garibaldi, di cui divenne il braccio destro, si unì ai volontari garibaldini nel 1859 e la sua vena letteraria fu notevolmente influenzata da questa esperienza, tanto da indurlo a scrivere di continuo considerazioni, pensieri, epistole in cui ha raccontato – con dovizia e spirito critico – la forma degli uomini e delle idee che combattevano al suo fianco.

Quando la notte tra il 4 e il 5 marzo 1861 – proprio pochi giorni prima del 17 marzo che ha cambiato la storia del nostro Paese – il vapore Ercole naufragò misteriosamente con a bordo Ippolito Nievo, tacque per sempre la voce di quello che possiamo definire il cronista del Risorgimento e dell’Unità.

Arriviamo quindi all’opera di cui parliamo oggi il Diario della spedizione dei Mille, uno zibaldone di pensieri, una cronaca, una critica al movimento garibaldino scritta con estrema lucidità, ma al contempo partecipazione, da un uomo che credeva nelle lotte risorgimentali pur restando razionale e obiettivo quando si trattava di descrivere i punti deboli del movimento.

Ci troviamo quindi di fronte a un libro di lettura abbastanza scorrevole, ma la cui interpretazione deve essere determinata dalla conoscenza dei fatti e degli eventi.

Il Diario di Nievo, infatti, non è soltanto il racconto di quelle gesta avventurose (gloriose?), ma il ritratto di un’epoca e della società da essa generata, delle contraddizioni politiche ed economiche di un’Italia i cui italiani ancora dovevano farsi, dell’equilibrio precario in cui il Paese si trovava nonostante la “vittoria” dell’Unità.

Un ritratto di Ippolito Nievo

Il punto di vista di Nievo è interessante soprattutto perché – pur avendo contribuito alla formazione dell’Italia unita – non ha avuto la fortuna di vedere compiuto il destino del Paese. Le sue considerazioni, quindi, non sono viziate dal risultato dell’impresa, dal trionfalismo, dal compiacimento come, forse, alcuni altri scritti.

Così, leggendo le lettere di Nievo alla sua famiglia – tra cui quella scritta a suo fratello Carlo la mattina del 5 maggio 1860, il giorno in cui salpò da Genova con Garibaldi – gli scritti giornalistici e i resoconti economici – come il Resoconto amministrativo della prima spedizione in Sicilia. Dalla partenza da Genova il 5 maggio all’ultimo armistizio colle truppe borboniche il 3 giugno 1860 – non è possibile non farsi un’idea di quello che accadeva su e giù per lo Stivale.

Se tutto questo non dovesse bastare per convincervi che il Diario di Nievo è uno di quei libri che vale la pena leggere per sapere qualcosa in più sul Risorgimento e l’Unità d’Italia, è il caso che sappiate qualcosa in più sull’autore. Per esempio che Nievo organizzò lo sbarco di materiali a Marsala (oggi diremmo che si occupava della logistica) nonostante la flotta borbonica non risparmiasse i cannoni pur di impedire lo sbarco.

Oppure che con il suo ruolo di vice intendente responsabile dei pagamenti aveva in carico la gestione di appalti e pagamenti, cercando di continuo di opporsi alle appropriazioni indebite e alla corruzione, inimicandosi non pochi personaggi che gravitavano intorno movimento.

E, infine, che accusato di aver sottratto ingenti somme dell’Impresa, avesse raccolto tutta la documentazione necessaria a scagionarsi, ma che proprio mentre portava i documenti a Napoli la sua nave naufragò. O per caso operché quello di Nievo – se l’Italia fosse nata qualche giorno prima – sarebbe il primo omicidio di Stato nel nostro Paese.

Francesca Penza

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