Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

Giuseppe Garibaldi

Sono passati centocinquant’anni da quel 1861 che ci ha resi italiani e anche il nostro giornale rende omaggio a quell’avvenimento inaugurando una rubrica letteraria dedicata ai libri che, in un modo o nell’altro, sono legati alle tematiche dell’Italia unita.

In questi tempi di scandali politici e grida leghiste è facile dimenticare l’identità comune del popolo italiano e le radici di un Paese che, sebbene presenti problemi e panorami diversi, è e deve restare uno e indivisibile, senza però appiattire le culture locali, cancellare le minoranze linguistiche, deturpare il patrimonio artistico e naturale, dimenticare la storia di ogni popolo passato dalla Penisola.

Il nostro intento è proporre due percorsi di lettura differenti: il primo più storico, legato a libri, temi e personaggi strettamente connessi al Risorgimento e all’unificazione, un percorso più classico, forse più didascalico, che però ha lo scopo di riproporre testi altrimenti dimenticati e altri più noti, ma a cui è fondamentale attribuire maggior rilievo.

Il secondo percorso, un po’ più audace, andrà a concentrarsi su libri non direttamente legati al 150° compleanno del nostro Paese, ma che comunque rappresentino un esempio di “italianità”, trattando temi diversi con modalità e toni molto diversi.

Ogni mese proporremo due libri appartenenti ai due percorsi di lettura, cercando di guidarvi nei meandri della storia del nostro Paese e di appassionarvi, per far sì che siate voi, in seguito, ad andare alla ricerca di nuove fonti e di nuove storie.

Proprio per fare in modo che la lettura divenga una passione per tutti, e per tutte le tasche –  sperando che i lettori apprezzino l’iniziativa tanto da dedicarsi alla lettura di almeno alcune delle opere proposte – abbiamo scelto libri che è possibile acquistare, in almeno un’edizione, per un prezzo massimo di venti euro, in sostanza il prezzo di una serata in pizzeria in una qualunque grande città.

Iniziamo il nostro viaggio attraverso fatti, luoghi, personaggi e autori di ieri e di oggi, tenendo lo sguardo fisso sull’obiettivo: raggiungere una maggiore conoscenza della nostra storia e della nostra cultura per essere cittadini più consapevoli.

Il primo libro che proponiamo – e che appartiene al percorso più marcatamente storico – non poteva che essere “Il Gattopardo”, capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che però non vide mai la sua opera data alle stampe, essendo scomparso nel 1957, un anno prima della pubblicazione del libro.

La storia si sviluppa intorno alle vicende che coinvolgono il casato nobiliare dei Salina nel periodo dei moti risorgimentali ed inizia con lo sbarco dei Mille in Sicilia e la partenza di Tancredi – nipote di don Fabrizio, il Gattopardo – che decide di seguire i garibaldini. Esauritisi i momenti più tesi delle lotte, Tancredi Falconeri raggiunge la famiglia nella residenza estiva di Donnafugata, dove conosce la bella e ricca Angelica, figlia di don Calogero Sedara – di origini ben più umili e distanti dalla nobiltà dei Salina – personaggio che rappresenta la nuova borghesia, la classe degli “arricchiti”, ma comunque degni di essere considerati, tanto che Tancredi e Angelica convolano a nozze.

È questo uno dei temi fondamentali dell’opera: l’inadeguatezza di una società ancora fondata sulla nobiltà di casta e della difficoltà di affrontare il cambiamento, nonostante la consapevolezza della necessità di farlo.

Inizia così la decadenza della famiglia Salina, soprattutto con il rifiuto di don Fabrizio di occupare un seggio senatorio e con la sua esasperata introspezione che lo porta a bramare la morte. Il Gattopardo muore nel 1883, lasciandosi alle spalle villa Salina, ultima vestigia dei fasti del casato, ormai vetusta e colma solo di ricordi.

Il racconto è diviso in episodi, perfettamente autonomi, sebbene legati ad un personaggio principale e pervasi dal senso di decadenza e fallimento che si può ricondurre anche al tema risorgimentale e al riconoscimento della Sicilia non come terra reale, ma solo come crocevia di popoli invasori, una sorta di non luogo.

Per molto tempo diversi critici letterari hanno dibattuto sulla possibilità di definire romanzo storico l’opera di Tomasi di Lampedusa, senza giungere ad una reale conclusione, ma la mancanza di una definizione in questo senso non è importante: “Il Gattopardo” resta uno strumento validissimo per comprendere lo sviluppo della società risorgimentale, le aspettative deluse della nobiltà, le speranze della nuova borghesia e la voglia di emancipazione che ha spinto certi uomini ad indossare una camicia rossa.

Di lettura non proprio scorrevole, ma appassionante “Il Gattopardo” ha ispirato Luchino Visconti che ne ha tratto, nel 1963, una versione cinematografica con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale regalandoci uno dei migliori film italiani mai realizzati.

Francesca Penza

http://ilgiunco.files.wordpress.com

http://www.altritaliani.net

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