Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

Pierre-Joseph Proudhon, il filosofo francese che si definì anarchico e che per primo fornì un’interpretazione positiva del concetto di anarchia, nacque a Besançon nel 1809 in una modesta famiglia, il padre fabbricava barili per la birra e non poteva garantirgli l’istruzione che invece il giovane Pierre-Joseph desiderava e di cui poté godere solo grazie ad una borsa di studio dell’Accademia di Besançon. La sua formazione lo condusse a Parigi, dove conobbe Bakunin e Marx e dove fu intensamente impegnato in politica e nella pubblicistica, tanto che il suo pensiero e le sue opere gli valsero diverse accuse di sedizione e alcune condanne. Seguì dal Belgio la seconda guerra d’indipendenza italiana e la successiva unificazione, guardandole alla luce del suo riformismo sociale e la sua idea di federalismo. Morì quattro anni dopo l’Unità d’Italia.

«Je n’ai jamais cru a l’Unité de l’Italie», cioè «Non ho mai creduto all’Unità d’Italia» una dichiarazione che basta a comprendere il tenore degli scritti proudhoniani, ma che non è certo un sasso gettato da una mano che si nasconde, anzi. Proudhon è saldo nelle sue convinzioni e non manca di spiegarle alla luce delle sue esperienze sociali e filosofiche.

Il volumetto che proponiamo – si tratta di poco più di duecentoventi pagine – raccoglie tre scritti, di cui uno inedito in Italia, che Proudhon diede alle stampe tra il 1862 e il 1864 e che offrono un punto di vista critico e alternativo sulla nostra storia, un’analisi dell’unificazione italiana basata sui concetti proudhoniani di Stato, democrazia e federalismo.

Il primo saggio, “Mazzini e l’unità italiana”, è un veemente atto d’accusa nei confronti del fondatore della Giovine Italia, che per Proudhon ha la colpa di essere stato  privo di lungimiranza e di essere stato il promotore di un sistema del tutto errato nei principi come nelle conseguenze, cioè la stessa Unità d’Italia. Le posizioni di Mazzini nei confronti di Napoleone III e i mezzi usati per cercare di far venir meno il potere temporale del Papato, sono le principali mancanze evidenziate nel testo, da cui però si evince abbastanza chiaramente anche

Un ritratto di Pierre-Joseph Proudhone

una certa insofferenza nei confronti del popolo italiano, nonché il carattere di francese democratico-socialista e antistatalista di Proudhon.

«In Garibaldi, ammiro più di chiunque il patriota e il soldato: ma non lo seguo più quando lo vedo farsi capo di una fazione di cui qualcun altro è l’anima» e Proudhon non si limita a questo nell’articolo del 1962 “Garibaldi e l’unità italiana”. Mentre Mazzini viene dipinto come un ideologo fallito, Garibaldi è l’idealista fallito, entrambi caduti nella trappola di consegnare l’Italia a un re conservatore e inadeguato alla circostanza ed entrambi illusi di poter guidare gli italiani – cui Proudhon guarda con accondiscendente sufficienza – all’unità che «è cosa fittizia, arbitraria, pura invenzione politica, maneggio monarchico o dittatoriale, che non ha nulla a che vedere con la libertà» e continua con una frase che sarebbe sottoscritta da molti esponenti della Lega: «La mancanza di serietà di questa unificazione risulta ancora più evidente pensando alla capitale che si vuole dare all’Italia nuova, Roma».

La terza parte del libro è dedicata a “Nuove osservazioni sull’unità italiana”, scritto del 1864 in cui l’autore prende in considerazione le cause geografiche, etnografiche, storiche, economiche e giuridiche per cui è giunto alla conclusione che l’Italia sia «antiunitaria», cause che diventano i motivi per cui le popolazioni debbano essere considerate vive e autonome e per cui il federalismo è un modello ideale per battere la centralizzazione politica che avvantaggia solo le classi più abbienti. Il discorso si conclude con: «Allora, finiamola con l’Italia. Che venga cancellata dal novero delle potenze e delle nazionalità. L’Italia ha vissuto. Che i due imperatori che si sono battuti per essa si accordino e se la spartiscano: è quanto di meglio le possa accadere. La confederazione verrà da sola e, se l’Italia non può nulla per favorirla, quantomeno non avrà un tradimento da rimproverarsi».

Una cartina dell'Italia preunitaria

Dopo aver letto queste pagine, caratterizzate da un’innegabile vis polemica, piene di provocazioni, di un certo nazionalismo e di una certa di dose di quella strana antipatia che da secoli scorre tra italiani e francesi, si prova una bizzarra sensazione, come uno sollievo. Questi scritti, in effetti, oggi come oggi dovrebbero essere letti come un esercizio di catarsi, un filtro che permetta di confrontarci con tematiche profondamente legate alla nostra società, alla nostra cultura, all’essenza dell’Italia e che da sempre ci turbano e ci infastidiscono, perché non ci è ben chiaro come metterle a fuoco, come affrontarle e neppure cosa pensare al riguardo, semplicemente perché quasi sempre ci vergogniamo di essere italiani: abbiamo lasciato assopire i sentimenti che dovrebbero legarci alla nostra Patria, che non sono il nazionalismo malsano o la cieca obbedienza allo stato, ma il senso di appartenenza, la difesa dei valori fondanti della nostra società, la laicità della vita civile, la necessità di sentirsi rappresentati, ma non solo, la lista potrebbe, dovrebbe essere più lunga.

Ebbene Proudhon ha il merito di far scoccare la scintilla dell’orgoglio italiano in chi legge le sue, non sempre del tutto “deliranti”, parole, oltre ad offrire un quadro storico dettagliato e nitido, riportando con la sinteticità di un cronista e la precisione di uno storiografo alcuni degli avvenimenti più importanti di quei tumultuosi anni.

Odierete gli articoli di “Contro l’Unità d’Italia”, il tono compiaciuto dell’autore quando ne dipinge il fallimento, i suoi «Povero Garibaldi!», ma alla fine del libro saprete che, di fatto, Proudhon aveva torto, perché guardandovi intorno e vivendo in un Paese bellissimo e disastroso, saprete di avere di fronte la prova dell’esistenza dell’Italia unita.

Francesca Penza

Foto via:  http://idari.cu.edu.tr http://www.progettoeditoriale.com

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2 Risponde a Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

  1. avatar
    Martina 10/02/2011 a 11:45

    Mi piace molto, finalmente suggerimenti “ragionati” per lettori disorientati

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  2. avatar
    francescadorothy 10/02/2011 a 11:51

    ti ringrazio molto martina… lo scopo della rubrica è proprio cercare di fornire delle chiavi di lettura che interessino e colpiscano. il vostro feedback per noi è importante perchè ci permette di capire se stiamo andando nella direzione giusta.

    Rispondi

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