Libriuniamoci – Centocinquant’anni di Unità d’Italia e di libri

La cognizione del dolore non è un libro facile in nessun senso: non è facile da capire, non è facile da leggere, non è facile da posare. Ma, come tutte le cose non facili, lascia in bocca il sapore della conquista e in testa la strana confusione che deriva da una nuova consapevolezza.

Per spiegare questa complessità l’ideale è fare appello alle parole di Italo Calvino, che parla di Gadda nella quinta delle Lezioni Americane, Molteplicità: «Carlo Emilio Gadda cercò per tutta la sua vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l’inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento».

A questa concezione del mondo Gadda arrivò – come ciascuno di noi arriva alla propria visione della vita e degli esseri umani – attraverso la sua formazione culturale ed emozionale, ecco perché in questo caso, più che in altri, è essenziale conoscere la vita di Gadda.

Figlio di un’agiata famiglia dell’alta borghesia lombarda, visse una giovinezza tranquilla fino alla morte del padre che negli ultimi anni di vita aveva inanellato una serie di poco oculati investimenti che portarono, dopo la sua morte, la famiglia a dover fronteggiare una difficile situazione economica. Allo scoppiare della Prima guerra mondiale Gadda partì volontario tra gli Alpini, rientrando a Milano nel 1919, dove gli giunse la notizia della morte in guerra del fratello aviatore. L’anno successivo si laureò in ingegneria elettrotecnica e lavorò come ingegnere fino al 1924, quando si iscrisse alla facoltà di Filosofia, sua segreta passione.

Gadda, pur avendo dato tutti gli esami, non discusse mai la tesi, ma si dedicò all’elaborazione di un sistema filosofico che si ispirava a Leibniz, Spinoza e Kant – sistema che fu ricostruito solo dopo la sua morte, quando furono rinvenuti una serie di appunti di natura filosofica – e poi, soprattutto, alla letteratura a cui si dedicò fino alla morte, sopraggiunta nel 1973.

Un altro importante tassello utile a comprendere Gadda ce lo fornisce ancora una volta Calvino sempre in Molteplicità, dove definisce il suo collega scrittore “nevrotico” chiaramente non esprimendo un giudizio di valore, ma constatando una realtà: «Come nevrotico, Gadda getta tutto se stesso nella pagina che scrive, con tutte le sue angosce e ossessioni, cosicché spesso il disegno si perde, i dettagli crescono fino a coprire tutto il quadro».

E così arriviamo alla scrittura di Gadda e alla sua Cognizione del dolore, romanzo ambientato in un inesistente paese del Sud America, Maradagal, vincitore della recente guerra col vicino Parapagal. Il protagonista è l’ingegnere Gonzalo Pirobutirro d’Eltino, che in guerra ha perso l’amato fratello e che mantiene se stesso e l’anziana madre facendo un lavoro che odia, così come odia tutto il mondo, non potendo dedicarsi come vorrebbe alla letteratura.

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Lo scrittore Carlo Emilio Gadda

L’opera – incompiuta come molte altre, tanto che, sempre Calvino, ci racconta: «Si può dire che tutti i suoi romanzi siano rimasti allo stato d’opere incompiute o di frammenti, come rovine d’ambiziosi progetti, che conservano i segni dello sfarzo e della cura meticolosa con cui furono concepite» – termina con la morte della madre ed esprime la tendenza enciclopedica che caratterizza tutta l’opera di Gadda, arso da una vera frenesia conoscitiva, per cui da infelicità cronica.

Oggi vi proponiamo questo gioiello della letteratura italiana – e non è un’esagerazione visto che Gadda è unico nel suo genere e nessun altro scrittore italiano ricalca le medesime caratteristiche stilistiche e semantiche – ben consapevoli che la lettura di Gadda non è semplice, ma altrettanto consapevoli degli orizzonti che la sua scrittura può spalancare.

A questo si aggiunge il fatto che l’improbabile Maradagal è la trasposizione letteraria dell’Italia del primo dopoguerra – soprattutto della Brianza – quando l’avvento del Fascismo e l’ascesa della media borghesia, con tutti i suoi vizi e le sue inutili pomposità, crearono le basi per grandi cambiamenti sociali e politici. La cognizione del dolore è quindi un ritratto del nostro Paese in un periodo storico particolarmente interessante, che ha prodotto conseguenze di non poco conto.

Come un quadro cubista, Gadda rappresenta una realtà che appare distorta solo a un primo sguardo, ma che a una seconda e più attenta occhiata appare nitida in tutti i suoi innumerevoli dettagli.

Così tutti livelli linguistici e culturali di Gadda, la sua passione per la filosofia, il suo desiderio di conoscere, il suo modo di vedere il mondo come una matassa di cui non si trova mai il bandolo e i cui fili sono di continuo e sempre più aggrovigliati dal destino hanno portato a questo difficile capolavoro in cui rivive lo stesso Gadda.

Del resto anche la “cognizione” è costruzione, composita e strutturata e La cognizione del dolore, lo è più che mai, tanto che solo quando le pagine finiscono si percepisce davvero il perché del titolo.

«Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato»

(Da La cognizione del dolore, Carlo Emilio Gadda, 1963)

Francesca Penza

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