Libri ebraici tra censura, proibizioni e confische

Una mostra per conoscere meglio alcuni tesori librari…ma non solo

di Laura Dabbene

Biblioteca Casanatense – Salone monumentale

Roma – Domenica 5 settembre, in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, la Biblioteca Casanatense di Roma ha aperto le porte del proprio Salone monumentale per presentare una preziosa esposizione di volumi provenienti dal fondo ebraico conservato nella biblioteca stessa.

Su invito dell’Ascer, l’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, si deve alla Dott.ssa Margherita Palumbo l’allestimento di un percorso espositivo che permette di approfondire la conoscenza sia della formazione del fondo ebraico della Casanatense, che dell’attività di controllo e censura esercitata dalla Santa Sede, attraverso la Congregazione dell’Indice e del Sant’Uffizio, sulla vita e sull’attività della comunità ebraica di Roma.

L’esistenza della biblioteca e quella degli organi sopra menzionati si intrecciano infatti attraverso la figura di Girolamo Casanate (1620-1700): membro del Sant’Uffizio e cardinale inquisitore, a volere nel la nascita di questa biblioteca romana e di un annesso Collegio di teologi «al servizio di Dio nella difesa della sana dottrina». Si spiega così la ricchezza del fondo librario ebraico e la sua particolare natura: si tratta principalmente di volumi d’uso e di studio, di manuali ed opere importanti soprattutto per il loro contenuto, sulla cui ortodossia occorreva vigilare. Non mancano pezzi di spicco per bellezza e ricchezza del sistema illustrativo, come il manoscritto di XV secolo con il testo del II ordine dell’Arba ‘ah Tûrîm di Ya’ Aqou Ben Asěr (ms. 3096), affine alle opere uscite dalla bottega del miniatore Bonifacio Bembo di Cremona. «I libri ebraici più preziosamente miniati o decorati provenienti da requisizioni e confische – precisa la Dott.ssa Palumbo – si trovano alla Biblioteca Vaticana, perché già parte della biblioteca del Pontefice: erano quelli più belli ed avevano quasi un valore simbolico di trofei».

La mostra è articolata in diverse sezioni, tutte complementari nel restituire informazioni sulla storia interna della biblioteca, ma anche della città di Roma e della comunità ebraica ivi stanziata.

L'Index librorum prohibitorum del 1559

Nella parte introduttiva iniziale sono visibili la Bolla papale di Giulio III (1554) e due dei tre Editti sopra gli Ebrei emanati dall’autorità pontificia tra il 1733 e il 1775: si tratta di documenti fondamentali per capire la normativa nei confronti della comunità e soprattutto per cogliere come i libri fossero fin dall’inizio bersaglio privilegiato della censura delle autorità religiose. Norme severissime sono promulgate per proibire o limitare il possesso di libri, in particolare del Talmud, l’essenza dell’esegesi biblica giudaica: una delle accuse rivolte agli Ebrei era proprio quella di essere più attenti all’interpretazione del testo biblico che non alla Bibbia stessa. Il Talmud entra naturalmente nell’Indice dei libri proibiti, di cui è esposta una copia della prima edizione del 1559. Gli anni a ridosso dei tre editti menzionati sono quelli delle grandi confische di beni librari in molte città dello Stato Pontificio, non solo nel Lazio, ma anche nelle Marche e in Emilia. «Su molti volumi della biblioteca – continua la Dott.ssa Palumbo – ho potuto rinvenire note di possesso di famiglie ferraresi».

L’esposizione continua e si focalizza sui libri ebraici del fondo Casanatense e sulla figura di Giovanni Antonio Costanzi, un ebreo convertito di cui si hanno poche notizie, ma che svolse l’attività di censore e revisore di libri per la Congregazione del Sant’Uffizio e grazie al quale, tra 1738 e 1769, entrarono nella biblioteca la maggior parte dei volumi del fondo. Si possono vedere il registro manoscritto delle acquisizioni bibliotecarie (ms. Cas. 480), spesso completo di annotazioni sulla provenienza e il costo di ogni pezzo, e a seguire esempi di libri con segni di censura o con la sottoscrizioni di Costanzi: la firma era la sigla dell’avvenuto controllo e attestazione che l’oggetto poteva restare ai legittimi proprietari.

Tra i pezzi più belli ed originali due rotoli manoscritti della Meghilla di Ester, di cui uno scritto su cuoio, ed uno membranaceo (ms. 4851) databile al secolo XIV-XV impreziosito da un fregio a colori con illustrazione dei diversi episodi narrati nel testo. Curiosissima tipologia materiale è anche quella di un altro manoscritto, sempre in pergamena, della Mahazor di rito romano (ms. 4853; secolo XIII): questo insieme di preghiere e prescrizioni è raccolto in un volume di piccolo formato i cui fogli sono chiusi tra due placche di metallo, il tutto racchiuso in una scatola protettiva  in cuoio. Di interesse anche la cosiddetta Haggadah Casanatense (ms. 2761), manoscritto di XIV secolo che entra in biblioteca nel 1742 e viene integrato in alcune pagine dallo stesso Costanzi: l’importanza della sua figura risiede anche nel fatto che era molto difficile allora trovare qualcuno che conoscesse l’ebraico in grado di comprendere i testi scritti.

Roma – Il ghetto e la Sinagoga

Quello linguistico fu sempre un punto debole nel sistema di censura della Santa Sede perché l’ebraico era difficilmente accessibile per tutti coloro che non appartenevano alla comunità ebraica. «All’interno del ghetto invece – illustra Giancarlo Spizzichino, storico già Direttore dell’Ascer e presente all’apertura della mostra – già nel Cinquecento esisteva una scuola per i giovani, dove altissimo era il livello di insegnamento sia della lingua sia dei testi della tradizione religiosa. Tutti i membri della comunità conoscevano l’ebraico e sapevano leggerne i testi».

Sulla sezione della mostra dedicata al Costanzi spende qualche parola anche l’attuale direttrice dell’Archivio storico della Comunità Ebraica di Roma, la Dott.ssa Silvia Antonucci, per la presenza di un eccezionale documento, rinvenuto pochi giorni fa, che lo riguarda: si tratta di una ricevuta di pagamento a Costanzi per la sua attività di censore e revisore di testi datata 1781.

Dopo una serie di volumi provenienti dalle sinagoghe, dalle scuole della comunità ebraica, dalla Scola Nova e dal Collegio dei Neofiti, due sezioni finali. Prima libri a stampa e codici già appartenenti al Sant’Uffizio e poi alcune copie del Talmud, tra cui quella stampata dal tipografo Froben di Basilea nel 1758-1781: è il caso più noto di Talmud espurgato dalle autorità censorie e poi dato alle stampe, famoso non solo per la pessima qualità del controllo testuale, ma anche per il clamoroso insuccesso commerciale che rappresentò per il tipografo.

Quella allestita alla Biblioteca Casanatense, visitabile ancora oggi lunedì 6 settembre, è una mostra di grande valore non solo per approfondire la conoscenza della cultura ebraica, ma per comprendere alcune dinamiche censorie messe in atto da alcune autorità per limitarne e tenerne sotto controllo altre e come queste colpissero gli strumenti chiave della trasmissione delle idee: i libri. Il libro insomma faceva paura per la sua forza e per il potere della parola ivi contenuta: succede ancora oggi ed è compito di tutti lottare contro ogni tentativo di controllarne o impedirne la circolazione. Senza censure.

FOTO/ via http://rivista.ssef.it; www.veja.it; http://rmc.library.cornell.edu; www.beatrome.it

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