Libri al rogo – ‘Pulp’ di Charles Bukowski

pulp bukowski - liquida itCharles Bukowski ci ha lasciato una ingente bibliografia che comprende centinaia di racconti brevi, svariate raccolte di poesie e sei romanzi: una corposa eredità che ha influenzato centinaia di scrittori in tutto il mondo, nonostante il suo “realismo sporco” non avesse inizialmente riscosso il meritato consenso. Alcolizzati, sporcaccioni, menefreghisti e antisociali, i personaggi creati dalla sua magistrale penna (quasi sempre degli alter-ego della sua stessa persona) hanno rappresentato lo spaccato di un’America diversa da quella colma di pomposi clichè proposta dal cinema e dai romanzi incentrati sull’alta borghesia: Bukowski ha avuto il merito di aver sbattuto in faccia ai lettori di tutto il mondo l’America degli operai, dei manovali, di chi si guadagna da vivere con tanto sudore per portare a casa il pane e aver i soldi necessari per pagarsi un affitto, l’America dei poveracci senza futuro che vivono alla giornata, degli ubriaconi da bar, delle prostitute e di tutti quelli che vivono senza speranza.

PULP – In questa sterminata opera letteraria, forse ripetitiva dal punto di vista tematico ma assolutamente autentica, non manca però qualche piccolo passo falso. Pulp – Una storia del Novecento è con molta probabilità la pubblicazione meno convincente del celebre scrittore di origine tedesca ma di adozione californiana. Pubblicato nel 1994, pochi mesi dopo la morte dell’autore, Pulp presenta un Bukowski che lascia da parte per un attimo le disavventure etilico sessuali dei suoi alter ego per delineare una trama bizzarra e surreale con protagonista Nick Belane, un depresso, alcolizzato e paffuto investigatore privato, chiara parodia dei celebri investigatori cinematografici costruiti sul modello dell’affascinante e imperturbabile Humphrey Bogart (non a caso Nick Belane è una storpiatura di Rick Blane, il personaggio interpretato da Bogart in Casablanca).

bukowski

Charles Bukowski

Bukowski gioca con gli stereotipi letterario – cinematografici e delinea una storia surreale, dove le indagini del maturo investigatore si intrecciano con le esistenze di numerosi personaggi bizzarri, come la Signora Morte, l’aliena Jeannie e l’enigmatico Barton, l’uomo che gli affida la ricerca di un misterioso Red Sparrow. La cornice dell’indagine è composta da bar, motel, bettole e tutti i luoghi da sempre bazzicati dai personaggi delle migliori storie di Bukowski.

POCO MORDENTE – Ma a questo giro manca il mordente delle composizioni più riuscite dello scrittore americano e il realismo cinico e senza mezze misure tipico della sua produzione si perde qui in una storia troppo surreale e dal senso dell’umorismo forzato e sinceramente poco riuscito. Senza considerare inoltre il finale enigmatico e campato per aria che rende questo romanzo una lettura superficiale ben lontana dalle grandi prove di Bukowski quali Panino al Prosciutto, Factotum e Compagno di Sbronze, solo per citarne alcuni.

Una storia stancante e priva di brio, dove un Bukowski forse troppo vecchio ricicla i temi a lui cari proponendoli sotto una luce inedita: il risultato è sbiadito, ombroso e di difficile delineazione. Pulp – Una storia del Novecento è un libretto superficiale che ci sentiamo di scartare senza troppi rimorsi, con buona pace di Charles Bukowski, di cui però continueremo a leggere le prove letterarie che hanno influenzato, che piaccia o no, il corso della storia della letteratura.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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