Libri al rogo – ‘Nel nome del porco’ di Pablo Tusset

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La copertina di ‘Nel nome del porco’ (foto via: feltrinellieditore.it)

Il nome di Pablo Tusset non è nuovo tra le pagine letterarie di Wakeupnews. In passato abbiamo infatti sfogliato il suo romanzo d’esordio intitolato Il meglio che possa capitare a una brioche. Datato 2001, questo romanzo dal titolo bizzarro ha avuto un successo strepitoso sia in Spagna che al di fuori di essa. Merito di una storia frizzante e originale, ambientata nella Barcellona dei giorni nostri: il protagonista, un simpatico trentenne obeso, nullafacente, festaiolo e appassionato del web, si improvvisa detective con il proposito di risolvere il mistero della scomparsa di suo fratello Pablo. Un romanzo leggero ma gustoso, dai contorni grotteschi e dal finale inaspettato. Questo brillante esordio letterario non è però stato bissato dalla successiva prova letteraria del simpatico scrittore spagnolo. Nel nome del porco, pubblicato nel 2006, è infatti un romanzo privo di mordente, prolisso in certe parti e confuso in altre, nel quale il carattere piacevolmente grottesco e scanzonato del primo romanzo scompare a favore di una narrazione cupa e faticosa.

GIALLO? – Le prime pagine di Nel nome del porco indirizzano il romanzo verso la miglior tradizione del giallo contemporaneo: in un mattatoio situato a San Juan del Horlá, un piccolo villaggio sperduto sulle colline della Catalogna, viene ritrovato il cadavere di una donna. Il corpo è stato brutalmente macellato e fatto a pezzi, e tra le labbra reca un biglietto con la scritta “Nel nome del porco”. Il caso viene affidato al maturo commissario Pujol, un pacifico detective vicino alla pensione che si scontrerà con l’ostilità degli abitanti del posto. Da qui la decisione del commissariato di polizia di scegliere un uomo che si possa infiltrare nel villaggio per raccogliere indizi, dopo aver guadagnato la fiducia degli abitanti: il prescelto è Tomás, poliziotto quarantenne, legato a Pujol da una profonda amicizia che sconfina in un quasi rapporto padre-figlio.

PROLISSO - Fin qui tutto bene, se non fosse che il romanzo prende una piega diversa soffermandosi su un’analisi prolissa e inutile dei due personaggi principali. Tomás soffre di un disturbo che gli causa degli improvvisi scatti d’ira e violenza, di cui successivamente non ricorda nulla. Uno di questi episodi gli causerà la rottura del rapporto con Suzanne, giovane di origine spagnola conosciuta a New York, città dove il poliziotto si trovava prima di essere richiamato in servizio per seguire il caso di San Juan del Horlá. Parallelamente Pujol prosegue le indagini con pazienza e metodo, aspettando con ansia il momento della tanto sospirata pensione, grazie alla quale potrà godersi il riposo e la vita di famiglia con la devota moglie Mercedes. Pujol morirà quindi in un inspiegabile incidente d’auto, mentre Tomás, infiltratosi nella piccola comunità montana luogo del delitto, riuscirà a risolvere il mistero.

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Pablo Tusset (foto via: elmundo.es)

SCELTE SBAGLIATE – Non si capisce la scelta di Tusset di far morire Pujol, unico vero personaggio positivo del romanzo, così come non si capisce la decisione di soffermarsi tanto sull’esperienza americana di Tomás, che vede al centro della narrazione il lungo corteggiamento di Suzanne, coronato da dialoghi insulsi e inutili, a tratti irritanti. Gli episodi di violenza di cui Tomás è vittima e protagonista al tempo stesso aprono nella trama diversi punti oscuri che rimangono sempre in sospeso e parzialmente insoluti, e la stessa malattia di cui soffre il personaggio viene trattata con superficialità e mai spiegata fino in fondo.

Infine, un finale poco chiaro, all’apparenza improvvisato, rende Nel nome del porco una sorta di ibrido difficilmente identificabile: un giallo, dai contorni superficialmente psicologici, che sfocia nella narrativa classica, per toccare quindi corde da romanzo rosa. Un cocktail uscito male, nel quale troppi ingredienti mescolati con dosi sbagliate rendono la bevanda insapore e alla lunga indigesta. A dispetto del titolo che suggerisce un carattere grottesco e scanzonato, Nel nome del porco è un romanzo sciatto, superficiale, prolisso e inconcludente. In una sola parola: da evitare.

Pablo Tusset, Nel nome del porco, Milano, Feltrinelli, 2007, pp. 325, € 16,00.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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