Libri al rogo. Il manoscritto ritrovato ad Accra di Paulo Coelho

Copertina rovesciata per Il manoscritto ritrovato ad Accra di Paulo Coelho

Alla pendici del Monte Cinque, lungo il Cammino di Santiago, il Guerriero della Luce, l’Alchimista e Veronika si ritrovano seduti (e piangenti) in riva al fiume e decidono di morire. Un gioco di citazioni che chiamano in causa alcuni dei libri più famosi dello scrittore brasiliano Paulo Coelho per sintetizzare, in maniera spiritosa ma impietosa, il succo (sempre uguale a se stesso) dell’ultima sua fatica letteraria, sugli scaffali delle novità editoriali da poche settimane: Il manoscritto ritrovato ad Accra.

L’espediente narrativo è vecchio come Matusalemme, cioè il presunto ritrovamento di antiche carte (anzi papiri) manoscritti che riportano un testo che ha il sapore di una rivelazione. Un attacco quindi già carico di mistica religiosità perchè chiama in causa proprio il principio base delle religioni del Libro, fondate sui testi dettati e ispirati direttamente dal Divino: la religione di Coelho non è però a corsia unica, ma prende e spizzica dai tre grandi monoteismi – Ebraismo, Cristianesimo e Islam – per dare quell’idea (valida di base, ma stucchevole quando la si enfatizza o peggio la si banalizza come una storiella per bambini) di Armonia tra il pensiero occidentale e quello orientale. Ma torniamo alla trama (anche se praticamente inesistente).

Gerusalemme, 14 luglio 1099. La città è assediata: l’autore non lo rivela, vi allude solamente quando parla dei nemici che avanzano verso le mura, ma siamo alla vigilia della battaglia conclusiva della Prima Crociata. Gli abitanti hanno deciso di restare e resistere, anche se sanno di non avere speranza di vittoria nè di sopravvivenza, e trascorrono le ultime ore prima della morte riuniti sulla piazza, ad ascoltare le parole di un saggio (il Copto) che risponde alle loro domande, tutte riguardanti i grandi temi e dubbi dell’esistenza umana. Ogni capitolo ha come titolo una di queste domande – Cos’è la solitudine? Cos’è la bellezza? Cos’è il miracolo? Cos’è la lealtà? – mentre lo svolgimento si riduce ad una sequenza di proposizioni che starebbero benissimo in una raccolta di aforismi: ogni frase – dalla struttura breve e quasi sempre conclusa di un “a capo” – è come una pillola di sapienza, una goccia appunto di quella rivelazione che il Copto (paradigma del Profeta, chiamiamolo Messia, o Gesù o Maometto…) elargisce alla folla radunata intorno a lui.

La parola Amore ricorre con un frequenza superiore all’intera gamma di canzoni in gara al Festival di Sanremo e le digressioni sul concetto di sconfitta e di perdente – la cui sostanza è «Non sei sconfitto quando perdi, ma quando desisti» – possono forse essere adatti ad un pubblico adolescenziale e ancora immaturo, molto idealista e sognatore, ma lasciano un po’ perplessi tutti quelli la cui componenente mistico-spirituale non raggiunga in età adulta livelli di un maestro Zen. Non che i princìpi base del messaggio che si vuole lanciare – in testa quello di una Armonia Universale dove tutto, anche la Morte (l’Indesiderata delle Genti come la chiama Coelho) è parte di un disegno perfetto – siano errati o da biasimare, ma è come per un giovane precario (o un esodato) sentirsi dire, nel momento più buio di una recessione che sembra inghiottire tutto, che la crisi è un’opportunità. Dopo la terza volta, senza che le belle parole abbiano accanto un pacchetto di misure risolutive concrete, il Saggio può sonoramente essere mandato al diavolo!

Una caricatura di Paulo Coelho

Un dubbio in questo senso sembra sorgere allo stesso Coelho ad un certo punto del romanzo. Dopo un paio di capitoli sul cambiamento, sulla necessità di inseguire i propri sogni e realizzare le proprie ambizioni, sul successo, ecco prendere la parola un povero pastore: «Il Copto è un erudito e ci parla di cose molto belle. Noi però dobbiamo pensare al modo di sfamare le nostre famiglie». Sembrerebbe messo alle strette, il predicatore, da questo quesito così “reale”, “concreto” e “materiale” rispetto ai pindarismi precedenti, ma con agilità felina e dribbling estremi – benchè sempre meno convincenti  – si cava anche questa volta d’impiccio: «Il successo è poter coricarsi ogni sera con l’anima in pace».  Se poi le tasche e le pancie, anche quelle dei propri figli, sono vuote…

Insomma questo Manoscritto ritrovato ad Accra rispolvera quel buonismo spirituale tipico di Paulo Coelho, punto di forza dello scrittore se si è suoi fan e ammiratori (sono moltissimi e non condivideranno affatto questa stroncatura), ma “predicozzo” moralista stucchevole e barboso per chi – forse perchè troppo cinico e realista da non saper apprezzare queste “rivelazioni” distribuite a piene mani (e a piene pagine!) a sollievo dell’anima – ha un concetto diverso di buon romanzo o letteratura di spessore. Per questi lettori resta da salvare forse qualche passaggio in cui la “Legge di Coelho” – per una strana coincidenza – si avvicina in modo impressionante alla più disincantata e divertente legge di Murphy: «Non bisogna mai abbandonare le speranze. Di solito, l’ultima chiave del mazzo è quella che apre la porta». Ma è davvero troppo poco per salvare un romanzo di cui si può serenamente fare a meno!

Paolo Coelho. Il manoscritto ritrovato ad Accra. Milano, Bompiani, 2012 («I Libri di Paulo Coelho») € 16

Laura Dabbene

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