Libri al rogo

Roma – Di tutti i protagonisti dei romanzi di formazione – quel Bildungsroman che tutti odiano al Liceo e poi iniziano ad amare in indefiniti momenti della propria esistenza – ottocenteschi Frédéric Moreau è certamente il meno “carismatico”, il più “inconsistente”, insomma è forse il peggiore.

Il protagonista de L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert non ha le doti intellettuali di Julien Sorel o la caparbietà e onestà di Tom Jones o ancora l’estetismo esasperato di Wilhelm Meister, dalla sua ha – come molti altri – una sfrenata ambizione e una morale discutibile, eppure non sono queste doti del protagonista a rendere l’opera decisamente ostica.

Il valore letterario di quest’opera di Flaubert è innegabile, anche se il successo de L’educazione sentimentale è arrivato anni dopo la sua pubblicazione, quando la critica – soprattutto Auerbach – riconobbe le innovazioni introdotte da Flaubert, innovazioni che sono alla base di quel “realismo naturale” che ha caratterizzato la letteratura di tutta Europa.

La vicenda inizia con il protagonista, Frédéric Moreau, che rientra a casa in battello dopo gli studi liceali. In viaggio conosce Jacques Arnoux, un editore di mezza età sposato con Marie che, ovviamente, suscita nel giovane Frédéric immediato amore. Ma il giovane è costretto dalle circostanze, che gli impediscono di intrattenere con madame Arnaux qualsiasi tipo di rapporto, a tornare a casa di sua madre, vedova.

Gustave Flaubert in versione clown

Dopo vari turbamenti Frédéric decide di tornare a Parigi, dove vive col suo miglior amico Deslauriers, e iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza che frequenta con scarso profitto perché troppo intento a coltivare le sue velleità letterarie. Consapevole dell’insuccesso abbandona la facoltà e si getta anima e corpo nelle nuove e rivoluzionarie – nel vero senso della parola – amicizie, oltre a stringere uno stretto legame con Arnaux che possa permettergli di entrare in contatto con Marie, ancora oggetto del suo desiderio.

Costretto a lasciare la capitale francese dopo aver dato fondo alle risorse a sua disposizione, riesce a farvi ritorno grazie all’eredità ricevuta da uno zio, eredità che gli spalanca le porte dei salotti della borghesia parigina. A una festa conosce Rosanette, una donna piena di debiti e forse anche per questo di costumi piuttosto liberi.

La passione coglie Frédéric e inizia una relazione con Rosanette, ma al contempo trova il coraggio di dichiararsi a Marie, a sua volta innamorata di lui. Morta Rosanette – che intanto gli darà un figlio – l’irrequieto giovane diventa il cicisbeo della ricca e sposata madame Dambreuse, perché Marie è decisa a non compromettere il proprio onore.

Alla morte del marito della Dambreuse Frédéric potrebbe diventare ricco, ma decide di abbandonare la ricca vedova per le offese che ha recato all’amata Marie, caduta in disgrazia. Detto addio a un enorme patrimonio a Frédéric resta solo il proprio fallimento che ventisette anni dopo confesserà a Deslauriers. Di Marie, che gli confessa di essere pentita di non aver proseguito la relazione, conserverà solo una ciocca di capelli.

A irritare è proprio il protagonista: Frédéric incarna l’esaltazione e la derisione del codice romantico, una sorta di ignavo arrivismo e il suo continuo oscillare tra la speranza della giovinezza e il risentimento dell’età adulta. Il fallimento è la conclusione, un fallimento che è attribuibile solo allo stesso Frédéric.

L’educazione sentimentale è uno di quei libri che serve leggere, ma che poi ci si pente di aver letto sottraendo tempo a personaggi, storie e autori che forse più di Flaubert hanno colto il dualismo, il fallimento, la passione e l’ignavia.

Francesca Penza

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