Libri al rogo

Giudizio negativo per la saga di Twilight. Qui la copertina del primo dei quattro libri "a testa in giù"

Roma – In effetti decidere di stroncare la melensa saga vampiresca di Twilight è una scelta della serie “Ti piace vincere facile?” perché sui quattro tremendi libri di Stephenie Meyer si possono fare le considerazioni più banali che qualsiasi libro tra il mediocre e il pessimo possa far venire in mente.

Partiamo dagli aspetti puramente letterari e linguistici: è vero che l’intento doveva essere quello di rendere la freschezza e l’immediatezza del racconto in prima persona – tanto che sembra sia stato creato un team apposito, specializzato in linguaggio giovanile (???) – ma nel tentativo di rendere la prosa naturale è stato ottenuto l’effetto contrario e tutto sembra terribilmente fasullo, forse anche perché il miele che cola da ogni parte è del tutto inconcepibile in qualsiasi storia d’amore, sia che essa coinvolga umani, vampiri, alieni o altra sconosciuta forma di vita.

Certo il target dei libri – Twilight, New Moon, Eclipse e Breakind Down –  non è particolarmente attento a finezze stilistiche: si tratta per lo più di adolescenti – ma anche adulti –  in genere poco avvezzi alla lettura, ma anche un discreto numero di lettori più colti ha deciso di sperimentare, magari appassionati al genere vampiresco che di certo offre esempi ben più elevati. C’è da dire che la seconda categoria di lettori ha assunto l’opera a paradigma della lettura “da gabinetto”, senza mai sperare di imbattersi in una prosa degna di considerazione, ma abbandonandosi alla lettura di questi quattro “capolavori” per puro svago.

Passiamo quindi alla trama, in realtà piuttosto semplice – la semplicità non è necessariamente un demerito, ma nemmeno necessariamente un pregio – che, però, via via va arricchendosi di improbabili personaggi e particolari.

La diciassettenne Bella Swan decide di andare a vivere con suo padre a Forks, nello Stato di Washington, per concedere alla madre una maggiore libertà per vivere la sua nuova relazione. A scuola, dove tutti la mettono al centro dell’attenzione, conosce l’affascinante e tenebroso Edward Cullen, che vive con i suoi quattro fratelli adottivi e con il dottor Cullen e signora, bellissimi – a quanto pare i vampiri sono tutti stupendi – genitori adottivi di questi pallidi ragazzi.

A partire dal loro primo incontro, Edward e Bella sono coinvolti in una serie di eventi che porteranno Bella a scoprire la

Stephenie Meyer in versione vampiresca/trash

vera natura di Edward. Ovviamente dopo non molte pagine scatta la castissima –la Meyer è una mormone – storia d’amore, alla base di tutti i quattro romanzi e di tutti i guai dei due poveri protagonisti.

Nel racconto non mancano i riferimenti ad altri miti e ad altre tradizioni: il migliore amico di Bella – innamorato di lei, ovvio! – è Jacob Black, della tribù dei Quileute, un licantropo con la temperatura corporea costantemente intorno ai 42° e nato per combattere la stirpe dei vampiri.

Vari squartamenti, melensaggini della serie “Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? Ma quanto mi pensi?”, docce fredde tipo “Non posso fare l’amore con te perché dannerei la tua anima”(!!!), turbamenti adolescenziali, dilemmi esistenziali (Edward? Jacob? Tutti e due? Nessuno?) balli scolastici e ricatti morali – Edward accetta di vampirizzare Bella solo dopo una lunga trattativa – portano al matrimonio dei protagonisti e all’agognata – dai lettori ormai spazientiti – notte di nozze, ma prima bisogna leggere tre libri e mezzo.

Intensa la seconda metà dell’ultimo libro: Bella incinta – sì, incinta! Anche se una cosa del genere non si vedeva dai tempi del telefilm Angel, quando il fascinoso vampiro ingravida la perfida Darla – Bella moribonda, Bella vampira, la figlia metà umana metà no, l’appassionato Jacob innamorato della figlia che intanto cresce a vista d’occhio e un’antica stirpe di vampiri guardiani che cerca vendetta.

Stephenie Meyer ha deciso di rivolgersi ai giovani puntando sulla banalità di una travagliata storia d’amore, gettando discredito sul genere vampiresco che pure presenta oggi esempi di un certo rilievo: seppure non stilisticamente elevati, per idee, trama e contenuti si distinguono, per esempio, i romanzi del ciclo di Sookie Stackhouse di Charlaine Harris, ambientato nel sud degli Stati Uniti con vampiri affascinanti, crudeli, sporchi, cattivi.

Vampiri sdolcinati e incapaci di accettare la propria natura, turbati come se reggessero le sorti dell’intero universo, pentiti di aver ucciso esseri umani per nutrirsi… Un buonismo un po’ noioso e di basso livello, niente a che vedere con i conturbanti e crudeli vampiri a cui ci hanno abituati Bram Stoker o Le Fanu: addio a Dracula o all’affascinante Carmilla, ora c’è Edward a sconvolgere i sogni di milioni di adolescenti in tutto il mondo.

Quando nel 2005 Twilight uscì negli Stati Uniti, c’è chi disse ci sarebbe stato un nuovo caso Harry Potter, senza prendere in considerazione una cosa essenziale: JK Rowling è una scrittrice. Stephenie Meyer no.

Francesca Penza

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