Libri al rogo – ‘Il tempo che vorrei’ di Fabio Volo

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La copertina de 'Il tempo che vorrei' (forumnews.it)

Riguardo alla carriera letteraria di Fabio Volo è già stato scritto e detto praticamente tutto. La disputa è sempre aperta tra chi lo osanna come una delle penne più brillanti dell’ultimo decennio e chi lo denigra senza pietà. Innegabile però, il fatto che romanzo dopo romanzo Volo abbia spesso ripetuto le stesse tematiche e gli stessi cliché letterari, con il risultato di alimentare la sua fama di scrittore di fronte ad un pubblico sempre più vasto, ma abbassando la qualità e la freschezza delle sue prove letterarie.

Il tempo che vorrei rispecchia perfettamente questa ripetizione pedissequa di temi contenuta nella prosa recente di Fabio Volo. Quinto e penultimo romanzo della sua bibliografia, pubblicato da Mondadori nel 2009, Il tempo che vorrei presenta una trama estremamente semplice, focalizzata su poche figure chiave, come sempre nei romanzi dello scrittore bresciano. Il protagonista è Lorenzo, trentenne proveniente da una famiglia povera che trova il successo lavorativo nel campo della pubblicità ma che parallelamente perderà la donna amata, che lo abbandona stanca della mancanza di attenzioni da parte sua. Una carrellata di ricordi del rapporto con la donna adorata ma perduta si incastrano con quelli del tormentato rapporto padre-figlio, mai decollato. Innumerevoli riflessioni (spesso ripetitive) si susseguono, al centro delle quali c’è il concetto del tempo perduto, che si vorrebbe indietro per non commettere sbagli e per vivere in maniera differente la propria vita. Nel corso del romanzo Lorenzo tenta di riconquistare la donna amata e parallelamente di ricucire un rapporto con il padre che mai è veramente cominciato. Ma solo una delle due riconquiste andrà in porto.

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Fabio Volo che ride (gonews.it). Proprio quello che non accade leggendo i suoi ultimi romanzi

Un romanzo ripetitivo e stucchevole, dove una superficiale filosofia spicciola impregna la maggior parte delle riflessioni e dei pensieri del protagonista, il classico trentenne in crisi di identità che vuole cambiare la propria vita e recuperare il tempo perduto. Una tematica che viene costantemente riproposta da Fabio Volo nei suoi romanzi e che alla lunga risulta stancante e poco originale, così come tutti gli altri cliché letterari che costellano questo romanzo scadente: il vicino di casa “alternativo” che inizierà il protagonista alla letteratura e alla musica rock, la ricerca della propria identità, il desiderio di dare una svolta alla propria esistenza, l’impulso ribelle del trentenne insoddisfatto, e via dicendo.

Lo stile è molto semplice, scorrevole e lineare (forse l’unico punto a favore del romanzo), ma viene penalizzato da un tono saccente e pseudo-filosofico che domina incontrastato, schiacciando la simpatica ironia (e auto-ironia) che caratterizzava le prime (buone) prove letterarie di Fabio Volo. Il tempo che vorrei rappresenta una lettura superficiale e talvolta irritante che sconsigliamo senza timori. Il talento poliedrico di Fabio Volo non si discute, ma le sue ultime prove letterarie rappresentano delle letture decisamente superficiali e di spessore inesistente, (su tutti l’ultimo illeggibile Le prime luci del mattino) nonostante agli albori della sua carriera letteraria l’artista bresciano avesse fatto intravedere del buono che, nonostante dei potenziali e notevoli margini di miglioramento, si è perso in un mare di ripetitività e di noiosa e semplicistica filosofia di vita adolescenziale.

Fabio Volo, Il tempo che vorrei, Mondadori, 2009, pp. 294, € 13.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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