Libia, Tripoli respinge il piano che non piace a nessuno

Il governo di Tripoli ha respinto il piano presentato da Bernardino Leon per conto delle Nazioni Unite. Una proposta che in Libia non piace a nessuno

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Il delegato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino Leon: il  piano del  delegato speciale delle Nazioni Unite in Libia è stato respinto (foto: weekly-ahram.org.eg)

Si complica ogni giorno di più la situazione in Libia, dove un accordo di pace tra le due fazioni principali sembra allontanarsi nuovamente, nonostante la mediazione delle Nazioni Unite. Ban Ki Moon continua a spingere sulla soluzione politica, ma l’impressione è che al momento gli interessi delle parti siano difficilmente conciliabili.

TRIPOLI RESPINGE IL PIANO DI LEON – Questa mattina il piano di pace proposto da Bernardino Leon è stato bocciato dal governo di Tripoli. La bozza avanzata dal delegato speciale dell’Onu in Libia è stata respinta «completamente e all’unanimità» dal General National Congress, che ha definito la proposta di governo unitario «sbilanciata», poiché prevede che la House of Rapresentatives – il Parlamento di Tobruk – rimanga l’unico organo legislativo riconosciuto in Libia, con un mandato esteso a due anni dall’entrata in vigore dell’accordo.

LE PERPLESSITÁ DEI FRATELLI MUSULMANI – Forti perplessità sono state avanzate dai Fratelli Musulmani, che hanno condannato un documento che «ignora i contenuti di tutte le nostre iniziative per il dialogo e ripropone quelli che erano i motivi principali per cui è scoppiato il conflitto nel Paese, facendoci ritornare al punto di partenza». La contestazione del gruppo islamista si basa sulla sentenza della Corte suprema libica, che lo scorso 6 novembre ha invalidato il Parlamento di Tobruk, riconosciuto invece da Leon come l’unico Parlamento legittimo.

TOBRUK LA VARIABILE EGIZIANA – Da Tobruk invece ancora nessun commento ufficiale, anche se Repubblica riporta le dichiarazioni di un non meglio precisato deputato, secondo cui il piano sarebbe accettabile. Tuttavia, la condivisione della proposta andrebbe in controtendenza con le recenti mosse poste in essere da Haftar, da febbraio Capo di Stato Maggiore del governo cirenaico, compresa l’alleanza con l’Egitto di Al Sisi, sicuramente poco incline ad  accordi con i Fratelli Musulmani.

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Il generale Khalifa Haftar
(foto: alnba.com)

GLI OBIETTIVI DI AL SISI – È proprio in queste dinamiche che si evidenzia la difficoltà di arrivare nell’immediato ad un accordo. L’Egitto sostiene ormai da tempo Haftar, avendo inquadrato in lui l’uomo forte in grado di tenere la Libia stabile e il confine al sicuro, ma allo stesso tempo non è disposto ad accettare che i Fratelli Musulmani arrivino a controllare anche solo in parte il governo. Un rompicapo che si complica nel momento in cui si realizza che l’Unione Europea vede in Al Sisi un alleato utile nella lotta al traffico di migranti, mentre il presidente egiziano continua a minare ogni soluzione politica in Libia, condizione ovviamente essenziale per interrompere il flusso.

BAN KI MOON CORREGGE IL TIRO DELL’UE –  Sembra inoltre essere stata disinnescata la proposta Ue di agire in Libia con una missione di polizia internazionale. Ban Ki Moon ha chiesto a Bruxelles di concentrarsi sull’aiuto verso i migranti, invece di ipotizzare operazioni militari basate sull’affondamento delle barche. Come a dire “ognuno rimanga nell’ambito delle sue prerogative”. Messaggio ricevuto, almeno in parte, da Federica Mogherini; l’Alto Rappresentante ha difatti dichiarato che «nulla di ciò che l’Unione Europea sta preparando o pensando mira ad andare contro il popolo o le autorità libiche, dobbiamo garantire di avere una cornice di legalità internazionale in cui possiamo operare. Non c’è nulla – ha aggiunto – che faremo fuori da una cornice di lavoro congiunto con l’Onu e in partnership con le autorità libiche».

«LAVORARE SULLA PREVENZIONE» - L’inviato Ue non ha comunque rinunciato a ribadire la necessità di colpire l’organizzazione alla base delle traversate. «Dobbiamo lavorare sulla prevenzione dei viaggi della morte, prima ancora che le persone entrino in Libia – ha dichiarato la Mogherini – stiamo ragionando con l’Unione Africana di rafforzare la cooperazione in Niger, lavoreremo di più assieme alla Tunisia, all’Algeria, all’Egitto, per rafforzare la fascia dei Paesi della costa sud del Mediterraneo. Ma i criminali vanno fermati». Avrebbe potuto cogliere l’occasione per illustrare gli sforzi dell’Unione Europa nel combattere le cause che spingono milioni di persone ad affrontare il Mediterraneo. Tuttavia, sembra che in questo senso siano in molti a non avere nulla da dire.

Carlo Perigli
@c_perigli

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