Libia: presa anche Bani Walid ma del Colonnello ancora nessuna traccia

libiaTripoli – Lo sta divulgando in queste ore la tv Al jazira: gli insorti libici hanno comunicato di essere riusciti ad entrare stamattina a Bani Walid senza combattere, dopo la sigla di un accordo.

La cittadina, uno degli ultimi fortini lealisti era sotto assedio da giorni da parte delle forze ribelli e da giorni, infatti, perduravano i colloqui tra gli insorti e i capi tribù del luogo per consentire alla città una resa pacifica senza spargimenti di sangue. Ora, pare, che l’accordo sia stato raggiunto ma l’allarte è ancora molto alta.

‹‹Aspettiamo ordini se lanciare l’attacco o se prolungare l’ultimatum fino a sabato›› ha dichiarato Abdelrazzak Naduri, numero 2 del Consiglio militare di Tarhuna, ‹‹Non ci sono scontri e ci sono persone che cercano di far sì che i colloqui proseguano››.

Raggiungere l’intesa non è stato facile. Domenica sera c’era stato uno stop nei negoziati e una comunicazione ufficiale di Naduri ‹‹Non vogliamo un bagno di sangue e speriamo di ricevere buone notizie››.

Secondo i responsabili militari locali dei ribelli, a Bani Walid sarebbero rimasti circa 60-80 soldati lealisti, mentre la maggior parte degli uomini fedeli al regime sarebbero già fuggiti verso sud, diretti a Sebha, altra città in mano al Colonnello. Tra loro, pare ci sia anche Saif al Islam Gheddafi, secondogenito del raìs.

Ora, pare che l’intesa con Bani Walid sia stata trovata. Il capo negoziatore dei ribelli, Abdallah Kenchil, non ha dubbi: ‹‹i negoziati sono finiti con i soldati pro-Gheddafi ma non con la popolazione che si è unita alla rivoluzione. Le discussioni continuano con i capi della tribù. Abbiamo bisogno del loro aiuto per convincere gli uomini fedeli a Gheddafi ad arrendersi››

Gheddafi – Restano ancora molte incognite a prorposito del luogo in cui si nasconde Muhammar Gheddafi. Una fonte militare nigerina ha sostenuto di aver sentito che ‹‹voci insistenti parlano della presenza di (Muammar) Gheddafi o di uno dei suoi figli nel convoglio››, una carovana di oltre 200 veicoli che dalla Libia, durante la notte, avrebbe attraversato Agadez, nel centro del Niger. Il convoglio – carico di decine di personalità vicine al raìs tra cui molti alti ufficiali della sua brigata – sarebbe diretto alla capitale Niamey. La notizia sarebbe così credibile da essere stata ripresa anche da un giornalista di una radio locale ‹‹Diversi testimoni – commenta la fonte – hanno affermato di aver visto nel convoglio Rhissa Ag Boula, che è stato protagonista di due ribellioni tuareg nel Niger ed è assai vicino a Gheddafi››. Altri gruppi di lealisti vicini al clan Gheddafi erano giunti nel Niger ieri.

Smentite – Pare, però, che non tutte le fonti di stampa siano concordi su quale sia la posizione del Colonnelo. La televisione Al Rai di Damasco ha divulgato ieri sera un comunicato di Moussa ibrahim, portavoce del raìs: ‹‹Muammar Gheddafi è in Libia, sta bene ed ha il morale alto››. Ibrahim ha affermato che il Colonnello è in un luogo ‹‹dove non potranno mai raggiungerlo›› e che ‹‹organizza la difesa›› del Paese. Anche Saif al Islam è in Libia e ‹‹si sposta continuamente››.

Nato – Intanto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, è tornato a parlare del conflitto libico a Bruxelles: il successo della missione militare della Nato in Libia ‹‹é molto vicino››, ma il mandato non è ancora concluso.

‹‹In Libia, le nostre operazioni si stanno avvicinando considerevolmente al successo, ma non ci siamo ancora››, ha affermato Rasmussen. ‹‹La fine delle operazioni credo che arriverà presto, anche se non posso dare una data precisa”.

Il conflitto sarà ufficilamente dichiarato concluso solo dopo una valutazione in cui un ‹‹ruolo cruciale›› – dice il segretario – sarà giocato dalla ‹‹capacità del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di garantire la protezione della popolazione civile››. La Nato, dunque, ritiene che ‹‹le forze di Gheddafi rappresentino ancora una minaccia per i civili›› e per questo, la decisione della comunità internazionale é ‹‹di continuare le operazioni militari finché necessario, ma non un minuto di più››.

Inoltre, afferma Rasmussen, la cattura di Gheddafi non è ‹‹un elemento decisivo›› nella valutazione sul raggiungimento del mandato ricevuto, in quanto ‹‹nessun individuo, incluso Gheddafi, rappresenta per noi un target››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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