Libia, Obama vuole armare i ribelli? La Nato dice no

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non esclude di voler fornire assistenza militare ai ribelli libici. In un’intervista congiunta a Abc, Nbc e Cbs News Obama ha affermato: «Una delle questioni a cui stiamo cercando di dare risposta è se le forze di Gheddafi sono state sufficientemente indebolite, perché allora non sarebbe necessario armare i ribelli. Ma al momento non lo escludiamo».

Barack Obama: dichiarazioni discutibili in merito al conflitto libico (blitzquotidiano.it)

Il leader della Casa Bianca ha riferito nella stessa intervista che non è arrivato ancora il momento per avviare un negoziato diretto con Gheddafi per la fine del regime libico: «Quello che stiamo vedendo – ha detto il presidente americano – è che chi frequenta da vicino il Raìs ha capito che il cappio si stia stringendo e che i loro giorni sono ormai contati. E per questo stanno pensando cosa fare in futuro, quali saranno i loro prossimi passi». Le aspettative della coalizione vertono attorno al continuo forcing da compiere sul dittatore libico: «Se continuiamo ad esercitare una pressione costante, non solo militare – ha proseguito Obama – Gheddafi alla fine si ritirerà».

Se il colonnello dovesse segnalare la volontà di dimettersi, ha concluso il presidenti degli Usa, la comunità internazionale dovrebbe decidere il modo più appropriato per facilitare questa soluzione. Anche se, a suo parere, non si tratta di un processo realizzabile nel breve periodo. Tuttavia, nel lodare l’azione militare degli Stati Uniti e della coalizione, Obama ha sottolineato che l’alleanza è entrata in azione da soli nove giorni.

Contrario ad un eventuale armamento dei ribelli il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: «L’Alleanza è stata mobilitata in Libia per proteggere le popolazioni e non per armarle. La risoluzione dell’Onu chiede l’imposizione di un embargo sulle armi». Il portavoce della Farnesina Maurizio Massari haosservato che «armare i ribelli sarebbe una misura controversa, estrema e certamente dividerebbe la comunità internazionale».

Redazione

Foto homepage: temi.repubblica.it

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