Libia, da liberatori a carnefici. Nel caos della guerra infinita

Un anziano ferito durante una manifestazione di Tripoli

Per usare le parole del ministro degli Esteri Emma Bonino, la Libia è un Paese assolutamente fuori controllo. La situazione di instabilità del Paese dura da quando nel 2011 fu abbattuto il regime di Gheddafi. Il problema, fin da quando si è cercato di instaurare un governo di transizione che avrebbe dovuto portare la Libia verso la democrazia, è tipico di tutti quei popoli che rovesciano una dittatura tramite una guerra civile, ovvero disarmare i liberatori della patria. In effetti tutti gli insorti che combatterono contro le truppe fedeli al Rais, una volta vinta la guerra rifiutarono di consegnare le armi e si organizzarono in bande, ognuna con la propria area di influenza nel Paese. Anche in Italia dopo la liberazione non fu sempre facile disarmare le formazioni partigiane che tanto avevano aiutato gli sforzi degli alleati.

IL PROBLEMA LIBICO – In Libia però la situazione è andata sempre più deteriorandosi, rendendo impossibile un controllo da parte del governo centrale. Il Primo Ministro libico attualmente in carica, Ali Zeidan, si mosse fin da subito per cercare di risolvere il problema. La sua proposta era semplice. O le bande accettavano di consegnare le armi e di rompere le loro formazioni, o sarebbero entrate alle dipendenze del ministero della difesa come milizie regolarmente pagate dallo stato. Inutile dire che tutti i gruppi armati accettarono volentieri la seconda possibilità.

COM’E’ ANDATA A FINIRE – Purtroppo però le cose sono andate molto diversamente da come le prevedeva Ali Zeidan. Le varie milizie sono totalmente fuori controllo, pesantemente armate e con una gran voglia di espandere la propria zona di controllo. La vastità del territorio da controllare è fondamentale, perché più è grande la zona, più ricchezze si possono racimolare, più angherie si possono commettere e tutto questo ai danni di una popolazione che è appena uscita da trent’anni di durissima dittatura. Insomma chi stava male prima, ora sta peggio.

DA LIBERATORI A CARNEFICI – Che le milizie non ne volessero sapere di farsi comandare dal governo è stato chiaro quando hanno sequestrato il Primo Ministro alcune settimane fa, fortunatamente solo per poche ore. Ma sembra che ora Ali Zeidan non ci stia più a questo gioco e alcuni giorni fa ha comandato a tutte le milizie armate di lasciare Tripoli, mobilitando esercito e polizia. Per tutta risposta lo stesso giorno dei miliziani hanno aperto il fuoco con armi automatiche e addirittura con un cannone anti-aereo contro i partecipanti di una manifestazione pacifica che chiedeva per l’appunto il disarmo di queste bande. Nel corso di questi scontri hanno perso la vita quarantatrè persone e sono quattrocentosessanta i feriti, una vera carneficina.

IL GAS LIBICO – Da due settimane inoltre una folla di manifestanti armati ha occupato il porto di Mellitah, nodo cruciale per l’esportazione di gas verso l’Italia che per il momento è sospesa. L’Eni è partner dell’azienda libica di estrazione del gas già da parecchi anni ed importava in Italia il necessario per coprire il 10% del fabbisogno energetico nazionale. Inutile dire che se le cose dovessero andare per le lunghe, l’Italia dovrebbe rivolgersi ancora una volta alla Russia, che con il suo gas copre già più del 30% del nostro fabbisogno energetico, ma che si fa pagare molto più cara della Libia.

Miliziani armati di cannoni anti-aereo simili a quelli usati contro i manifestanti di Tripoli

LE REAZIONI INTERNAZIONALI – Il segretario di Stato americano John Kerry ha lanciato un appello perché in Libia torni la moderazione e il dialogo tra le parti in lotta, dichiarando che gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per la situazione che si è creata nel Paese. Agli Usa fanno eco anche la Comunità Europea e l’Onu che chiedono la cessazione immediata di ogni violenza dopo il bagno di sangue avvenuto durante la manifestazione a Tripoli. La Farnesina dal canto suo si mostra molto preoccupata per il clima di guerriglia urbana presente in Libia, ma le preoccupazioni sono rivolte anche all’Italia. Infatti ci sono concrete minacce di possibili intrusioni di combattenti jihadisti nel territorio italiano, che potrebbero confondersi con persone libiche in fuga dal loro Paese.

COME INTERVENIRE? – Per il momento non è facile prevedere quali saranno i futuri sviluppi della situazione in Libia, appare però chiaro che i miliziani siano decisamente intenzionati a non cedere le armi e una soluzione politica sembra sempre più insufficiente. Una via di uscita potrebbe essere quella di un intervento dei Caschi Blu dell’Onu come forza di interposizione, ma per il momento sembra che quest’opzione non sia contemplata. Mentre la comunità internazionale ragiona su come intervenire, in Libia si sta già consumando l’ennesima strage di innocenti.

Andrea Castello

Foto: gdb.voanews.com, aljazeera.com

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