Libia. Condannato a morte il figlio di Gheddafi

Sarà giustiziato per fucilazione Saif Al-Islam, secondogenito e erede di Muhammar Gheddafi

Saif Al-Islam Gheddafi (ansa.it)

Saif Al-Islam Gheddafi (ansa.it)

Saif Al-Islam Gheddafi, figlio secondogenito e erede di Muhammar Gheddafi, è stato condannato a morte dalla corte libica e sarà giustiziato tramite fucilazione. È questo il contenuto della sentenza che il tribunale di Tripoli ha decretato con riferimento alla repressione violenta della rivolta popolare – poi trasformatasi in guerra civile – contro il regime nel 2011. L’accusa è di “genocidio” e crimini contro l’umanità.

UNA CONDANNA COLLETTIVA – Il secondo figlio di Gheddafi non è il solo a veder pendere sul capo una condanna con pena di morte. Nello stesso processo libico, infatti, sono stati condannati a morte dal tribunale di Tripoli anche Abdullah Senussi, ex capo dell’Intelligence di regime, e l’ex premier Baghdadi-Al-Mahmoudi. Destinate alla fucilazione anche altre sei persone.

Saif Al-Islam in videoconferenza durante il processo (ansa.it)

Saif Al-Islam in videoconferenza durante il processo (ansa.it)

21 MESI DI ISOLAMENTO – Considerato fin da subito come erede di Muhammar Gheddafi, Saif Al-Islam non si trovava in aula ad ascoltare la sentenza così come è risultato assente per l’intero processo. Risale allo scorso 27 aprile l’ultima sua apparizione in aula di tribunale, anche se tramite videoconferenza dalla prigione di Zintan, cittadina a 180 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Saif Al-Islam ha scontato un isolamento per i primi 21 mesi di detenzione senza avere la possibilità di consultare un avvocato

CON L’ACQUA ALLA GOLA – L’arresto di Saif Al-Islam Gheddafi avvenne il 19 novembre 2011 durante un tentativo di fuga in Niger prontamente bloccato da un mandato di cattura internazionale. La brigata Abu Baker al-Siddiq non ha mai acconsentito a consegnare Saif Al-Islam Gheddafi alle autorità giudiziarie libiche, azione che ha costretto il parlamento ad applicare urgenti modifiche al codice di procedura penale (in primis il permesso di valutare come presenza in tribunale l’apparizione del condannato in videoconferenza).

Foto: lastampa.it / ansa.it

Stefano Gallone

 @SteGallone

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