Liberazione rossa, celebrazioni nere e le lacrime di un partigiano

Tra rivendicazioni di esclusivismo e nostalgie fasciste, ancora una volta la Festa della Liberazione trova più motivi per dividere che per unire

di Francesco Guarino

Massimo Rendina, presidente Anpi del Lazio

25 aprile, festa della Liberazione. Festa di chi sa e di chi ricorda che il suolo natìo è imbevuto del sangue coraggioso dei partigiani. Festa di chi sa e di chi ricorda che, senza gli Alleati, solo il fato avrebbe potuto salvarci da un Olocausto nostrano. Festa dell’Italia intera. O almeno così dovrebbe essere. 

LIBERAZIONE “ROSSA” – Porta San Paolo, nella capitale insignita medaglia d’oro della Resistenza, è il simbolo della lotta antifascista. Qui si festeggia ogni anno la Festa della Liberazione a Roma e qui, domenica mattina, i centri sociali di ultrasinistra hanno cercato di rivendicarne l’esclusività della memoria. Sul palco, invitati dal responsabile dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) Massimo Rendina, storico comandante della “Brigata Max”, erano presenti il Presidente della Provincia Nicola Zingaretti (PD) e la neo-governatrice Renata Polverini (PDL). Proprio la presenza “eretica” della Polverini ha scatenato la rabbia dei militanti di estrema sinistra, che hanno dato libero sfogo alla violenza con fumogeni, lanci di monetine e uova. Il Presidente della Provincia ha preso il centro del palco per cercare di riportare gli animi alla calma e, per tutta risposta, si è preso un limone sul volto, che gli ha causato un’ampia tumefazione all’occhio. Basiti gli ex deportati presenti alla cerimonia, a dir poco sconvenienti i commenti a margine di Stefano Pedica dell’IdV e di Fabio Nobile della Federazione della Sinistra: «Presenza inopportuna quella della Polverini, la sua era una provocazione».  L’illogica ed anacronistica equazione destra = fascismo non appartiene solo alla piazza forcaiola. Bell’esempio, non c’è che dire.

"Nostalgie" fasciste a Giulino di Mezzegra

CELEBRAZIONI ”NERE” – Il problema è che per qualcuno quest’equazione vale davvero e non fa nulla per smentirla. Anzi. A Roma, mentre i “nemici” rossi contestavano, i “neri” attacchinavano. La polizia ha sequestrato un migliaio di manifesti con l’immagine del Duce e la frase “Un’idea è al tramonto quando non trova nessuno più capace di difenderla”. Arrestato un 30enne attivista di Forza Nuova. A Giulino di Mezzegra, teatro della fucilazione di Mussolini, ogni anno il 28 aprile se ne “celebra” invece l’anniversario della morte. Solita roba, dicono gli abitanti annoiati dal clamore: ormai si vede solo qualche skinhead coi muscoli pompati e pochissimi reduci del periodo, che ripetono a microfono lo stantìo mantra del Ducechedàlaluce e dei treni che arrivavano sempre in orario. Quest’anno, però, la nostalgia del fascismo (che è un po’ come sentire la mancanza di una malattia infettiva) ha preso la svolta della gita fuoriporta (dis)educativa: come se non bastasse l’infelice festeggiamento anticipato alla domenica precedente – guarda un po’, giusto il 25 aprile -, i fanatici del saluto romano per l’occasione si sono portati appresso la prole, con tanto di maglietta nera su misura e basco con lo stemma dell’RSI. Una bimba che non avrà dieci anni scatta foto alla striminzita folla, mentre uno scricciolo in maglietta gialla impugna la Nintendo DS e inquadra il ritratto commemorativo di Mussolini, per  fotodocumentare un momento che fisserà nella memoria reale ben più a lungo che in quella digitale. Finite le celebrazioni, tutti distesi sull’erba tra calzoni alla zuava e stivali lucidi, mentre i bambini tornano a fare il loro dovere. Rincorrere un pallone in mezzo al prato, mica scattare foto del “nonno Benito”.

LACRIME – L’immagine più triste di un unità spaccata in due arriva però da Milano: qui alcuni giovani del centro sociale Cantiere si fanno largo tra la folla e la polizia, usando un autocarro come ariete. Dal cassone, bicchieri di vino alla mano, arrivano sputi sulla folla, che finiscono addosso agli ospiti dell’Anpi e al portavoce provinciale dell’associazione Carlo Smuraglia. Il Presidente della Provincia Podestà e il sindaco Moratti devono lasciare la piazza quando il corteo celebrativo (quello vero) in piazza non è ancora arrivato del tutto. Un’ora prima della marcia commemorativa dei partigiani, le forze dell’ordine avevano già dovuto sedare i primi tafferugli con il corteo dei centri sociali, nei quali erano intervenuti persino dei volontari di Emergency e un trafelato Gino Strada a cercare di riportare la calma. Quel po’ di celebrazione che si è tenuta, è stata completamente subissata dai fischi dei contestatori “moderati”. Annullati del tutto i discorsi ufficiali delle autorità. Un anziano partigiano è in prima fila avvolto nel tricolore, ha gli occhi gonfi e le guance rigate di lacrime. Gli scappa via solo una parola a voce bassa, mentre abbandona la piazza: «Vigliacchi».

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Una risposta a Liberazione rossa, celebrazioni nere e le lacrime di un partigiano

  1. avatar
    falco rosso 10/04/2011 a 10:49

    La feccia fascista è da sempre, il cane da guardia e da lecco della paranoica borghesia capitalista.Eliminando la seconda scompare la prima.
    Tutto il resto sono quacchere al vento.

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