Letta: lo chiamavano “palle d’acciaio”

Enrico Letta (ferrucciogianola.com)

Roma - Ad Enrico Letta il potere fa bene. Prima dell’aprile scorso era timidino, mai una parola fuori posto. Adesso che è Presidente del Consiglio è diventato sicuro di sé e baldanzoso. La dichiarazione rilasciata al quotidiano irlandese Irish Times lo dimostra. Il giornalista ha chiesto a Letta se sapesse cosa dicono di lui nelle cancellerie europee e lui ha risposto: «Oh yes, they say that Letta has balls of steel». Cioè, dizionario alla mano, «dicono che Letta ha le palle d’acciaio». Poi però ha smentito tutto: «Sono rimasto allibito dal cortocircuito comunicativo: è una frase che non ho mai detto, è stata la traduzione. Non c’è da parte mia né un cambio di linguaggio né cambio strategico». Letta non si deve certo scusare per il linguaggio (in confronto a chi fa improbabili paragoni con gli ebrei perseguitati da Hitler la dichiarazione di Letta fa ridere), il punto casomai è un altro. Il presidente del Consiglio ce le ha veramente le «balls of steel»?

Per meritarsi tale qualifica, bisognerebbe fare quello che da venti anni in Italia tutti dicono di voler realizzare. Cioè compiere quelle riforme strutturali che servono all’Italia per poter tornare a crescere, semplificare la burocrazia, combattere ferocemente la corruzione e la criminalità organizzata. Letta sta facendo queste operazioni? Assolutamente no. La riforma dello Stato la sta provando a fare sorvolando senza motivo l’articolo 138 della Costituzione e affidando a trentacinque presunti saggi il compito di scrivere le nuove norme. A parte che non si capisce perché devono essere trentacinque tizi scelti dal presidente del Consiglio a riformare lo Stato e non il Parlamento, Letta li ha scelti anche male. In una recente inchiesta, trentacinque professori universitari sono stati denunciati a vario titolo per associazione a delinquere, corruzione, falso, truffa aggravata. Fra questi, cinque sono i saggi scelti da Letta: Augusto Barbera, Beniamino Caravita di Toritto, Giuseppe De Vergottini, Carmela Salazar, Lorenza Violini. E oltre a questi, per Letta è così saggio da poter riformare la Costituzione anche Luciano Violante, l’ex deputato di Pci, Pds, Ds e Pd che il 28 febbraio 2002 alla Camera dichiarò: «Onorevole Anedda, la invito a consultare l’onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo, che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta (non Letta nipote ma Letta zio, Gianni. ndr). Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni». In altre parole, confessò che il centrosinistra si era accordata con Berlusconi affinché i suoi interessi non venissero toccati.

Luciano Violante (lostradone.eu)

Avrebbe comunque le «balls of steel» se riuscisse a fare una seria riforma della giustizia. Peccato che, come sostiene il magistrato Piercamillo Davigo in una recente intervista al Fatto Quotidiano, la riforma della giustizia è indispensabile ma per questioni del tutto diverse da quelle che pensano i politici, saggi compresi. Prima di tutto, andrebbero ridotte le fattispecie di reato e bisognerebbe incidere sulle impugnazioni eliminando il divieto di aumentare le pene in appello. Peccato che questi provvedimenti andrebbero contro la lobby degli avvocati. E figurarsi se gli attuali politici avrebbero il coraggio di metterseli contro.

Per quello che riguarda la lotta alla corruzione, non si può non ridere. Il leader di uno dei partiti che sostiene il Governo, infatti, è stato rinviato a giudizio proprio per corruzione a causa di una presunta compravendita di senatori. E Letta non potrà nemmeno fare una seria lotta all’evasione fiscale visto che lo stesso leader di cui sopra è stato condannato in via definitiva proprio per frode fiscale.

Infine, sul contrasto alla criminalità organizzata ci aveva visto lungo Roberto Saviano che a inizio maggio disse: «Non mi permetto di giudicare il nuovo governo. Vedremo che cosa farà. Mi ha però colpito negativamente il fatto che nei punti programmatici non ci sia quello della lotta alla criminalità organizzata. Perché non dobbiamo spegnere i riflettori su questo punto». E infatti non si è mai parlato di lotta alla mafia. Neanche in termini simbolici. Nessun membro del Governo, per esempio, ha espresso solidarietà al pm Nino Di Matteo, nonostante ad aprile fosse stata recapitata una lettera anonima in cui si rivelavano i preparativi di un attentato nei suoi confronti.

Insomma, Letta è proprio sicuro di aver capito bene cosa dicono in Europa? Considerando la non-azione del suo Governo è più probabile che nelle cancellerie europee dicano «Letta has no balls».

Giacomo Cangi


foto: style.it; ferrucciogianola.com; lostradone.eu; lettera43.it

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