Foto – L’estate dello scontrino pazzo: prezzi esosi o costi turistici?

scontrino caviale (repubblica.it)

Scontrino per cena a base di caviale, con cliente soddisfatto (repubblica.it)

La crisi corre ma i prezzi stampati sugli scontrini sembrano superarla abbondantemente. Non stupisce quindi che proprio due scontrini facciano discutere la Rete – e non solo – per i prezzi riportati.
Due casi profondamente diversi: uno scontrino stampato a Roma parla di 17 € per due caffè, un altro, di Vieste, consegna una cena a base di caviale da 13.000 €. Prezzi diversi – pur se notevoli – e diverse le reazioni dei clienti che si sono visti consegnati lo scontrino alla cassa.

Vieste – Lo racconta Repubblica, riprendendo la notizia da La voce di Vieste: cinque amici olandesi si sono accomodati alla tavola di un noto ristorante del Gargano e hanno consumato una cena non certo tipica ma di alto profilo internazionale. Menù a base di caviale, 12.000 € al chilo, con un po’ di contorni e piatti di alta classe: sullo scontrino una voce “risotto” da 6.000 euro. Eppure la clientela – svenata nel portafoglio ma riempita nello stomaco – s’è complimentata con lo chef, che conoscevano. Leonardo Vescera, un passato a Buckingam Palace e all’ambasciata d’Italia a Parigi, ha raccontato la scena ai cronisti: “hanno scelto una collezione di Krug da veri intenditori e si sono lasciati consigliare sui piatti locali da gustare dopo il caviale”, ha spiegato, complimentandosi con la clientela. Contento lo chef, contento il cliente, contento lo scontrino.

Roma – Diverso per cifre, esito e gradimento il caso romano, avvenuto in un noto bar di piazza del Popolo. Un cliente offre un caffè e una bottiglia d’acqua a un amico, serviti al tavolino all’interno del bar; poi va a pagare alla cassa e si ritrova con uno scontrino da 17.55 euro. Subito si pensa a un errore, poi il cameriere conferma: lì parte il diverbio, con il cliente che si lamenta del trattamento – nessun listino dei prezzi, niente aria condizionata – che minaccia di portare il caso all’attenzione dei media. E così fa, nonostante le risposte risentite del personale, che viene anche difeso dal responsabile del bar: “I prezzi sono quelli esposti e ogni cameriere sa di dover consegnare il listino a ogni cliente. Se è vero quello che dice il cliente  – continua – avrebbe dovuto chiedere del responsabile e lamentare l’accaduto con lui”.

Due casi diversi, dicevamo, ma accomunati da una spesa notevole: se da una parte si spende uno stipendio annuale di un operaio per una cena a base di caviale, dall’altra uno scontrino fa pagare 5 euro una tazzina di caffè. C’è da discutere su entrambi i casi: ma a essere importante, dopotutto, dovrebbe essere la soddisfazione del turista, che poi è quello che paga. Se nel primo caso ci si affida alla scelta dei singoli, nel secondo sembra davvero che l’approccio commerciale di alcuni sia rivolto al “qualcosa ma subito” anziché all’investimento a lungo termine. Scelta vincente, con l’Italia sempre meno meta turistica?

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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