Cala il lavoro e l’emigrazione giovanile aumenta. In Spagna è dramma sociale

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Cala il lavoro e l’emigrazione giovanile aumenta. In Spagna è dramma sociale

“Non ce ne andiamo, ci buttano fuori”. Con questo slogan il collettivo “Juventud sin futuro” – Gioventù senza futuro – illustra la situazione attuale dei giovani spagnoli destinati, e a volte forzati, a emigrare per inseguire un’opportunità lavorativa e un futuro professionale migliore di quello che gli offre il proprio Paese d’origine.

Tale associazione, che nasce ad aprile 2011 sotto il manto dell’ormai noto movimento di protesta 15M, si occupa di dare visibilità alla situazione di precarietà della gioventù spagnola in ambito lavoratio, educativo e sociale. Secondo il censimento elettorale dei cittadini spagnoli residenti all’estero, nel solo 2012 un totale di ottantaduemila lavoratori, maggiormente giovani, hanno fatto le valigie e sono emigrati.

Le cause di questo fenomeno migratorio, presente principalmente tra i giovani, sono evidenti facendo riferimento ai numeri: nel secondo trimestre del 2013, la disoccupazione in Spagna raggiunge l’esorbitante – e verrebbe da dire scandalosa – cifra di 5.977.500 persone senza lavoro, ma bisogna considerare che a settembre finisce la creazione d’impiego dovuta all’effetto della stagione estiva – fondamentalmente lavori legati al settore terziario e all’agricoltura.

E che si stima che i senza lavoro spagnoli supereranno presto le sei milioni di unità. Molto più allarmante è il dato relativo ai giovani, dove si arriva alla soglia del 56% di disoccupazione in età compresa tra i 16 e i 26 anni e, tra quelli che hanno un impiego, il 45%  sono esposti alla precarietà ed ai “mini-jobs”. Per contestualizzare la gravità della condizione spagnola nel quadro europeo, già difficile di per sé, basta dare un’occhiata agli ultimi dati Eurostat, in cui si può notare come la media dell’eurozona per la disoccupazione è del 12,10%, mentre, per quanto riguarda i giovani, è approssimativamente del 22%.

Nel caso italiano, nonostante ci si trovi sotto la media europea rispetto alla disoccupazione totale (12%), i giovani sono nuovamente in situazione di rischio, avendosi un tasso di disoccupazione giovanile del 39,5%. Da ricordare che il caso più drammatico continua ad essere quello della Grecia, dove i senza lavoro arrivano quasi ad un 28%, dei quali circa il 60% sono giovani. Dall’altro lato, la Germania, che raggiunge il 5,3% di disoccupazione totale, ma continua a superare questa cifra in tema giovanile – 7,5% – sebbene non in maniera così allarmante come nei paesi del sud Europa. A fronte di tale desolante panorama, i giovani d’oggi, molto più formati delle generazioni dei propri genitori o nonni, molti dei quali dotati di laurea e master, oltre a una vasta conoscenze di lingue, si vedono destinati ad incontrare molte più difficoltà nella ricerca di un impiego.

La crisi economica che ha favorito i tagli alle spese pubbliche, unita ad un mercato lavorativo chiuso e con una legislazione che facilita gli impieghi temporanei e i licenziamenti senza giusta causa, avvolge il futuro dei giovani in un’ombra di insicurezza e instabilità, motivo per il quale molti hanno deciso di abbandonare il Paese, in una sorta di “esilio lavorativo”, alla ricerca di una possibilità di miglioramento delle proprie prospettive. Riguardo ai giovani spagnoli, i principali paesi di destinazione sono la Germania, il Regno Unito e la Francia, in ragione sia della prossimità geografica, sia della più alta probabilità d’impiego. Anche se, con sempre maggior frequenza, si sceglie un paese latinoamericano, specialmente Argentina, Perù, Venezuela o Ecuador.

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Cala il lavoro e l’emigrazione giovanile aumenta. In Spagna è dramma sociale

A riguardo, il governo spagnolo sta facendo uno sforzo enorme per spiegare, alla società in generale e ai giovani in particolare, il motivo per cui più della metà di questi ultimi non ha un lavoro stabile. Manca inoltre un intervento statale che aiuti i giovani a formarsi professionalmente e, allo stesso tempo, si stanno riducendo drasticamente le risorse economiche destinate alle borse di studio, ai concorsi pubblici, all’incentivazione dei tirocini o al r&s (ricerca e sviluppo).

Vi è un caso molto rappresentativo della questione, verificatosi a maggio di quest’anno: Lo stesso giorno in cui la Società Europea di Fisica concede al dottor Diego Martinez Santos – giovane fisico galiziano – il premio come miglior giovane fisico d’Europa, la Segreteria del Ministero d’Economia e Competitività, gli nega una borsa di studio per la ricerca scientifica, la quale gli avrebbe permesso di continuare a svolgere il proprio lavoro in Spagna. Attualmente, quel brillante dottore che non aveva posto nel suo Paese, lavora nell’Istituto di Fisica Nikhef in Olanda e svolge studi sperimentali in Svezia.

Che succede invece a quei giovani che non hanno neanche la possibilità di emigrare? Quelli che neanche possono pagare un biglietto del treno per chissà dove, né affittare una stanza da chissà chi? Che genere di futuro spetta a loro, agli esclusi, ai reali dimenticati della società?

Sandra Alvarez

Foto: 20minutos.es, atlasweb.it, giornalettismo.com

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