Leggere il mondo

Roma – Stati Uniti, Vietnam, Israele, Sud America e oggi Russia, continua il nostro viaggio meraviglioso intorno al mondo grazie a libri, musica, cibi atmosfere che possano trasportarci nel cuore della steppa, nella fredda distesa siberiana.

Oggi affidiamoci alla penna di una giornalista russa, Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006 a causa del suo costante impegno giornalistico per rivelare le nefandezze dell’impero di Putin. Ed è proprio La Russia di Putin il testo che vi proponiamo in questa fine di maggio.

Uscito nel 2005, La Russia di Putin «parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati. Questo libro, però, non è un’analisi della politica di Putin dal 2000 al 2004. Le analisi politiche le fanno i politologi. Io sono un essere umano tra i tanti, un volto nella folla di Mosca, della Cecenia, di San Pietroburgo o di qualunque altra città della Russia. Ragion per cui il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia. Perché per il momento non riesco a fare un passo indietro e a sezionare quanto raccolto, come è bene che sia se si vuole analizzare un fenomeno. Io vivo la vita, e scrivo di ciò che vedo» racconta la stessa Politkovskaja nella breve introduzione al suo lavoro.

L’esercito del mio Paese. E le sue madri; Il nostro nuovo Medioevo ovvero criminali di guerra di tutte le Russie; Storie di provincia ovvero appropriazione indebita con la connivenza dello Stato; “Nord-Ost”. Storia di un massacro, sono solo alcuni dei titoli dei nove capitoli in cui il libro è suddiviso e bastano a comprendere che cosa ci aspetta sfogliando le pagine del libro della Politkovskaja.

Ben lungi dall’essere una biografia di Putin – di cui si avverte la tetra presenza come di un burattinaio eternamente nascosto da una cortina teatrale – il libro racconta le vicende che hanno segnato per anni tutto il Paese e i suoi abitanti, fermi in una situazione da cui tutt’ora sembra impossibile uscire, mentre Putin inizia il suo terzo mandato, rafforzando sempre più un regime a cui l’Occidente non ha il coraggio – o la volontà, visti gli interessi in gioco – di opporsi.

I cadaverdi “smarriti” o “dimenticati” della guerra in Cecenia, il disfacimento etico dell’ex Armata Rossa, la crisi che nel 1998 sconvolse la media borghesia, la mafia di Stato, la corruzione, l’eccidio del teatro Dubrovka a Mosca – operato, lo ricordiamo, dalle forze speciali – la strage dei bambini di Beslan, in Ossezia. Vicende terribili, paradossali, grottesche, ma che si sono verificate e continuano a verificarsi anche grazie alla cecità occidentale che permette a Putin e ai suoi seguaci di agire indisturbati.

Nel momento in cui tutto il mondo si sforzava di vedere in Putin l’interprete di una nuova democrazia che spegnesse i riflettori sullo sfrenato “sovietismo” russo,  La Russia di Putin è arrivato a guastare i giochi, a togliere la maschera di democrazia bugiarda indossata dagli statisti perché tutti vedessero il volto putrido del regime.

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In un Paese dove politica, economia, forze militari e persino la legge sono nelle mani di un solo uomo, non era certo concepibile che un libro del genere vedesse la luce, ma grazie a una casa editrice inglese – che tuttavia ha anche la “colpa” di aver limato il linguaggio ruvido, sporco, legnoso della Politkovaskaja che ne denuncia l’autentica passione, passione intatta nella versione italiana – tutto il mondo ha potuto leggere cosa è successo nella Russia dello zar Putin.

Quelle de La Russia di Putin sono pagine amare e taglienti, fanno male, spingono a chiedersi cosa ci sia oltre il narrato, ma al contempo delineano i tratti di un Paese governato da personaggi orribili e abitato da persone coraggiose, volenterose, nonostante tutto colme di speranza, dedite all’ennesimo tentativo di cambiare le cose.

Lasciamo le pagine della Politkovskaja e addentriamoci nella realtà russa, nella sua cultura, nelle sue distese fredde e affascinanti, nella letteratura e nella musica, nel cibo e nell’artigianato, cerchiamo – insomma – di comprendere il cuore di un Paese tanto grande.

La Russia, anzi la Federazione Russa, ha una superficie di 17 075 400 chilometri quadri – un’enormità, considerando che l’Italia si estende per301.340 chilometriquadri – estensione che la rende lo stato con la maggior superficie.

Ed eccoci, come al solito, ai nostri consigli letterari, che comprendono non solo la letteratura russa, ma anche quella di lingua russa e alcune opere sulla Russia di autori non autoctoni: per una satira sulla Russia di fine ottocento Le anime morte di Nikolaj Vasil’evič Gogol’; per tre classici della drammaturgia Il giardino dei ciliegi di  Anton Čechov, Boris Gudonov di Aleksàndr Sergeevič Puškin e Un posto lucrativo di Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij; per un racconto sulle condizioni disumane nei gulag Una giornata di Ivan Denisovič di  Aleksandr Solženicyn; per il ruolo salvifico del Diavolo Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov; per scoprire la vita nei lager staliniani della Kolyma I racconti della Kolyma di Varlam Tichonovič Šalamov; per un po’ di storia Storia dell’Unione Sovietica e Dall’Urss alla Russia. Storia di una crisi non finita (1964-1994) di Giuseppe Boffa; per una visione “colorata” La Russia. Storia di un impero multietnico di Andreas Kappeler; per la bellezza Le radici dell’arte russa. Dal Medioevo alle avanguardie di Dimitrij Lichacev; per il racconto di un soldato italiano in Russia durante la Seconda guerra mondiale Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern; per un reportage C’era una volta l’Urss di Dominique Lapierre.

Ora non vi resta che preparare e gustare la okróshka, una zuppa fredda a base di cetrioli, patate cipolle, uova e carne accompagnati dalla panna acida, un piatto ideale per questa primavera che sembra precedere un’estate torrida. E mentre vi dilettate tra i fornelli ascoltate – ve la consigliamo a rischio di sembrare banali – l’ouverture del Romeo e Giulietta di  Sergej Sergeevič Prokof’ev, anzi, godetevi tutto il balletto.

Francesca Penza

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