Leggere il mondo

Roma – Dagli Stati Uniti al Vietnam a Israele, continua il nostro viaggio alla scoperta del mondo e partiamo alla volta del grande Sudamerica – che qui intendiamo come America Latina e quindi comprendente i piccoli Stati propriamente centrali come Nicaragua e Honduras, oltre alle isole caraibiche, area in cui però non abbiamo incluso il Messico – una terra sfruttata e complessa, piena di cultura e tradizioni, una terra verde, ma anche rossa di sangue.

Oggi ci affidiamo a un narratore che come pochi sa rendere luoghi, atmosfere, storia in modo così semplice e travolgente. Parliamo dell’uruguaiano Eduardo Galeano, una delle voci giornalistiche più importanti del continente sudamericano.

Il libro che vi proponiamo è Le vene aperte dell’America Latina, uscito nel 1971, ancor prima che diverse dittature iniziassero a funestare il Sudamerica. Normalmente non è consigliabile comprare un libro solo perché la fascetta promozionale applicata sulla copertina promette pagine indimenticabili, ma «Il libro che Chávez ha regalato a Obama, fondamentale per capire un continente» è una definizione “da fascetta” da prendere in considerazione con assoluta fiducia.

Per farvi un’idea di quello che troverete in questo libro vi basti sapere che quando nel 1973 inUruguay si instaurò la dittatura di Bordaberry – presidente uruguaiano dal ’72 – Galeano fu costretto a fuggire in Argentina, dove rimase fino al 1976 quando, in seguito al golpe di Videla, venne aggiunto a una lista nera di condannati dagli squadroni della morte e quindi costretto ancora una volta a partire, questa volta lasciando addirittura il continente e rifugiandosi in Spagna.

I guai per Galeano arrivarono perché nel suo Le vene aperte dell’America Latina descrive lo sfruttamento dell’America del Sud, il suo essere depredata e depauperata ancora e ancora nel corso dei secoli.

Una prosa da cui traspare idealismo e passione ci racconta, anche grazie a un rigore storiografico degno di nota, come – a partire dagli imperi coloniali, passando per i regimi dittatoriali, terminando con gli Stati Uniti e le potenze industriali – il Sudamerica sia stato da sempre indotto a restare asservito, non autodeterminato e affatto sviluppato.

Per secoli gli Stati del Sudamerica non sono riusciti a mitigare i conflitti – un esempio è la guerra che Brasile, Argentina e Uruguay, la Triplice Alleanza, mossero al Paraguay, che all’epoca era il solo stato industrializzato e alfabetizzato, con l’aiuto della certo non disinteressata Inghilterra, responsabile del più sanguinoso conflitto dell’America Latina – incapacità che ha reso l’area ancor più facile preda degli interessi internazionali.

L’analisi di Galeano è atroce perché veritiera: il Sudamerica è una terra di razzie, dove le enormi risorse sono sfruttate dal mondo ricco, dove la maggior parte della popolazione vive in condizione di estrema povertà. Secoli in cui sono cambiati i nomi e le armi usate, ma in cui si ripete la stessa storia in cui gli interessi economici e strategici hanno la meglio sulla democrazia e i più basilari diritti umani.

Galeano ci racconta una schiavitù infinita che anche oggi sembra essere la condizione in cui versa il continente, nonostante l’apparente progresso politico e democratico dei singoli Stati, i tentativi di giungere a una vera integrazione regionale e lo sviluppo industriale ed energetico: il Brasile ormai sesta economia del mondo è un dato su cui riflettere.

Le vene aperte dell’America Latina è una raccolta di saggi purtroppo ancora attuale e che proprio per questo vale la pena leggere se si vuole scoprire qualcosa di vero sull’America del Sud.

Lasciamo le pagine di Galeano e inoltriamoci ora nella cultura sudamericana, o almeno cerchiamo di farlo perché ci troviamo di fronte a una regione sterminata in cui i retaggi delle popolazioni indigene sterminate dai conquistadores hanno avuto – e continuano ad avere – una grande importanza.

Impossibile menzionare tutti i grandi scrittori: ogni Paese della regione sudamericana ha almeno un grande nome legato alla letteratura, al giornalismo, alla poesia che ha portato in tutto il mondo la propria storia e cultura.

Ma l’America Latina è soprattutto colore, colore nell’artigianato – dall’abbigliamento alle ceramiche, dai gioielli ai tappeti, dai sigari ai distillati, ogni Paese vanta tradizioni secolari in merito – colore nei paesaggi, con l’assoluta varietà che si riscontra: mare (due oceani), montagna (impossibile non essere affascinati dall’imponente Cordigliera delle Ande), foresta pluviale (quella Amazzonica), pampa, metropoli, deserto (per esempio quello di Atacama) e un quantitativo enorme di paesaggi introvabili in altra parte del mondo.

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Altra perla “locale” sono musica e danza che spesso viaggiano sullo stesso binario – come nel caso del tango argentino – e che derivano da commistioni di culture, popoli, religioni, personalità e che hanno affascinato a tal punto il resto del mondo che dallo Stretto di Bering al Mar di Tasman è possibile trovare scuole di tango, samba, rumba, salsa, cha cha cha, capoeira – anche se in realtà è un’arte marziale viene spesso assimilata a una danza – con le loro infinite varianti e combinazioni.

Cibo e telenovelas rappresentano altri due aspetti essenziali per comprendere la regione: l’uno perché le abitudini alimentari dicono molto sulla storia e l’economia di una zona, le altre perché sono espressione di una cultura popolare che in qualche modo riflette la passionalità estrema e tendente al “dramma” che caratterizza, forse, un po’ tutti i latini.

A partire dal 2004 l’economia sudamericana ha fatto verificare una rapida crescita e una maggiore competitività anche se persistono grandi differenze regionali e la distribuzione del reddito risulta tutt’altro che omogenea. Questo che vuol dire che tutto è in mano a pochi e che gran parte della popolazione vive a vari livelli di povertà.

Il divario tra ricchi e poveri è superiore alla media degli altri Paesi del mondo, anche se in Argentina, Cile, Uruguay e Brasile i dati sono migliori, tanto che i primi tre sono considerati Paesi del tutto sviluppati, mentre il Brasile è – insieme a Cina, India e Russia – nel Bric.

Estrazione mineraria e agricoltura sono i settori più sviluppati in tutti gli Stati, mentre l’industria – quasi del tutto in mano a multinazionali – non segue uno sviluppo omogeneo nella regione. Inflazione e tassi d’interesse molto elevati sono un problema serio nella regione i cui leader economici sono Brasile e Argentina.

Certo il continente potrebbe essere molto più sviluppato dal punto di vista economico e conquistare i mercati internazionali, ma i singoli governi e le ingerenze delle grandi potenze del resto del mondo pongono non pochi freni in questo senso, così come l’impossibilità di competere con i prezzi e la produttività della diretta concorrente del Sudamerica:la Cina.

Nonostante la pericolosità di alcune aree, la zona attrae un grosso flusso turistico che però potrebbe essere incrementato adottando misure governative per controllare la criminalità e il traffico di stupefacenti, due dei tanti problemi che affliggono l’America Latina.

Il continente sudamericano è questo e ancora molto altro, tanto che ovviamente non abbiamo potuto offrirvi che una panoramica superficiale sulla regione, nella speranza di invogliarvi ad approfondire l’argomento e a trovare nuovi spunti che non abbiamo avuto modo – per mancanza di spazio – di proporvi.

Ed eccoci ai nostri consueti consigli letterari: per una saga familiare ambientata in un’immaginaria Colombia Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, una rocambolesca e peruviana storia d’amore La zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas Llosa, la storia di una passionale prostituta mulatta Teresa Batista stanca di guerra del brasiliano Jorge Amado, per una lezione sul sottosviluppo Geografia del sottosviluppo di Yves Lacoste, per un’infarinatura generale L’America latina di Alain Rouquié, per saperne un po’ sugli attuali movimenti sociali i quaderni della Fondazione Neno Zanchetta America latina. L’avanzata dei los de abajo e America latina. L’arretramento dei los de arriba, per una storia cilena La casa degli spiriti di Isabel Allende, per un viaggio in moto Latinoamericana di Ernesto Guevara, per guardare il Paese con sguardo europeo e intimista Viaggio in America del Sud. Giugno-agosto 1949 di Albert Camus, per saperne di più sul tango argentino Tango. Storia dell’amore per un ballo di Robert Farris Thompson, un saggio sull’arte inca L’arte inca e le culture preispaniche del Perù di Antonio Aimi, cucina brasiliana Brasile. La cucina di mia madre di Viviane Tronel.

Per deliziarvi ascoltate la versione di Francisco Canaro del brano Milonga sentimental, che vi proponiamo in un video con una magnifica interpretazione di milonga – la milonga è un po’ la “madre” del tango argentino – e intanto sorseggiate un buon rum, magari un Pampero Aniversario – è un rum industriale, ma di quelli in commercio è di certo uno dei più godibili – ma solo se siete in grado di farlo: niente ghiaccio, niente succo di pera. Solo rum e un po’ di calma.

Francesca Penza

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