Leggere il mondo

Roma – Grazie alla nostra rubrica Leggere il mondo siamo già partiti alla volta degli Stati Uniti e del Vietnam, così oggi possiamo avventurarci in un altro fantastico viaggio, non solo letterario, alla scoperta di un Paese affascinante e sofferente, Israele.

Oggi però, cambiamo prospettiva e per raccontarvi la complessità israeliana/palestinese non ci affidiamo a un reportage giornalistico, ma a un romanzo che coniuga realtà e fantasia riuscendo a tratteggiare un’immagine ironica eppure sorprendentemente vivida di quello che succede in Israele, della bellezza di quei luoghi e di quanto israeliani e palestinesi siano, in realtà, uguali.

Il protagonista di oggi è Eran Katz, scrittore israeliano cresciuto ad Haifa – in realtà l’attività di romanziere è secondaria, perché Katz è un esperto nelle tecniche di potenziamento della memoria e dell’intelligenza, tanto da tenere convention anche per giganti come Coca Cola, Ibm, Microsoft e General Electric – che nel 2007 ha pubblicato la sua seconda opera, un esilarante piccolo capolavoro Corso di sopravvivenza per aspiranti kamikaze.

Lo scrittore israeliano ci racconta la storia di un agente turistico ebreo-israeliano, Uri Rosman, e del suo “nemico” poi socio in affari Riad Abu Aziz, naturalmente arabo-palestinese. I due operatori vedono i loro affari ridursi sempre più a causa del terrorismo islamico che non incoraggia i pellegrinaggi in Terra Santa e Medio Oriente, così decidono di dar vita a un pacchetto sopravvivenza, una di quelle vacanze costosissime, per borghesi annoiati e stanchi della monotonia della vita quotidiana, un corso di sopravvivenza per aspiranti kamikaze, appunto.

Lo speciale pacchetto turistico comprende l’addestramento dell’esercito israeliano, la permanenza in kibbutz e nei campi dei guerriglieri palestinesi e tra le altre cose si può imparare a costruire ordigni esplosivi e a confezionare videomessaggi che seminino panico e caos in tutto il mondo.

È necessario dire che questa bislacca proposta riscuote uno straordinario successo? Un ex marine, un monaco buddhista, la figlia di alcuni gerarchi nazisti, un’ebrea newyorkese filo palestinese, una coppia di licenziosi francesi sono solo alcuni dei personaggi che subiscono il fascino del pericolo e decidono di iscriversi al corso, per i motivi più diversi.

Il punto è che i due tour operator per mettere in piedi l’impresa si rivolgono a conoscenze da un lato nell’esercito israeliano, dall’altro nella guerriglia palestinese, così i destini del maggiore Arad e di Mustafà Adaui, detto La Volpe si intrecceranno ancor di più, ma i due acerrimi nemici dovranno fare i conti con una bizzarra serie di eventi e con la finale dei mondiali di calcio. Tutti e due sperano nella vittoria del Brasile.

Grazie all’ironia – mai esagerata – il libro di Eran Katz è capace, anche oggi, di palesare l’assurdità del conflitto israelo-palestinese, mentre sembra sempre più lontana la soluzione a due Stati e Israele si prepara ad aprire le ostilità con l’Iran.

Adesso, però, tralasciamo la complessità della storia e della politica israelo-palestine – che rendono problematico anche attribuire il giusto nome all’area geografica cui facciamo riferimento – e gettiamoci nella cultura, nell’arte, nella cucina di questo Paese ricchissimo di tradizioni, in cui convergono le più grandi religioni della storia dell’uomo.

Non molto bello a dirsi, ma anche quando si tratta di cultura in quest’area la religione la fa da padrona, tanto che Israele è l’unico Stato al mondo in cui la vita è regolata dal calendario ebraico, ma di rimando secondo alcuni la cultura palestinese si è sviluppata e diversificata proprio per autodeterminare lo stesso popolo palestinese.

La cosa certa è che entrambe le facce della cultura del Paese che non c’è sono meritevoli di conoscenza e considerazione.

La cultura popolare israeliana è frutto della contaminazione: gli ebrei di ogni parte del mondo che poi si sono trasferiti in Israele hanno portato elementi tipici di Paesi e culture diverse, non a caso il panorama musicale israeliano contiene sonorità yemenite, hassidiche, greche, arabe, senza disdegnare pop, rock, jazz e musica classica che vanno a unirsi alla musica tradizionale ebraica.

E poi c’è la Dabkhe, una danza tradizionale diffusa in tutto il Medio Oriente spesso preceduta da alcune poesie, i mawwal, che nella cultura palestinese riportano alla memoria la pulizia etnica, l’occupazione israeliana e il buio culturale che queste hanno portato. Ma la modernità si è affacciata anche nella cultura araba-palestinese, tanto che il rap è diventato uno degli strumenti più forti per la diffusione dell’Intifada.

Anche la letteratura offre notevoli spunti e alti esempi da entrambe le parti. Il teatro yiddish continua a essere una presenza forte nella letteratura israeliana che conta opere anche in arabo, ladino – da non confondersi con la lingua ladina diffusa in alcune aree del Trentino Alto Adige e del Veneto – e inglese.

Da Egesippo – un ebreo convertito al cristianesimo e che scrisse contro le eresie – a Emil Habibi, palestinese che accettò di restare dopo il1948, e di prendere la cittadinanza israeliana, la letteratura palestinese ha radici diverse, anche a causa della lingua, ma non è affatto secondaria rispetto a quella israeliana.

Dovendo scegliere tra tutti – e sono davvero tanti – i prodotti della cultura israeliana e palestinese vi proponiamo alcuni esempi, partendo dal Tatriiz, il ricamo palestinese, un’arte radicata nel territorio a tal punto da rappresentare uno dei fondamenti dell’identità palestinese. Facciamo un salto ai giorni nostri e parliamo di fumetti con Handala, il bambino protagonista delle vignette di Naji Al Ali – uno dei più famosi resistenti palestinesi – bambino tanto perplesso e ferito dalla condizione palestinese da voltare per sempre le spalle. Impossibile non citare l’artigianato orafo israeliano, attività legata anche al taglio dei diamanti visto che Israele è uno dei primi centri al mondo.

Cinema, teatro e letteratura sono prosperi in entrambe le culture, ma a sconvolgere è soprattutto la bellezza dei luoghi: dal mare al deserto, da Gerusalemme a Masada l’area israelo-palestinese offre panorami non molto vari, ma innegabilmente affascinanti figli un po’ della natura e un po’ delle mani dell’uomo che hanno edificato – a vario scopo – palazzi e infrastrutture.

La verità è che ben poco si conosce del potenziale di quest’area da sempre martoriata da una guerra senza fine che da anni si trascina coinvolgendo non solo gli abitanti delle aree interessate, ma anche tutti gli attivisti sparpagliati in tutto il mondo.

Per anni la TerraSantaè stata solo meta di turismo religioso, in prevalenza cristiano, svilendo del tutto l’essenza stessa del Medio Oriente: la varietà, l’accoglienza, la diversità rispetto alla cultura occidentale che invece ne determina sempre più il destino.

Ed ecco qui alcuni suggerimenti letterari che dovrebbero permettervi di avere un’idea più chiara su quello che è successo e che succede nel Paese che non c’è, ammesso che qualcuno sia davvero in grado di capire qualcosa di questo assurdo conflitto.

Per un’infarinatura storica Storia del conflitto arabo israeliano-palestinese di Giovanni Codovini, una full immersion in un kibbutz Una pace perfetta di Amos Oz, sulla disumanità della morte Terra di fichi d’India di Sahar Khalifah, sulla rioccupazione dei territori occupati l’ironico Sharon e mia suocera di Suad Amiry, per la vita di un arabo in Israele Il pessottimista di Emil Habibi, un romanzo su una kamikaze palestinese L’attentatrice di Yasmina Khadra (pseudonimo di Mohammed Moulessehoul), per leggere delle sofferenze degli ebrei e dei palestinesi Ritorno ad Haifa di Ghassan Kanafani, per la poesia palestinese Versi in Galilea a cura di W. Dahmash (all’interno versi del poeta Samih al-Qasim), per la poesia sull’Intifada l’opera di Fadwa Tuqan all’interno di Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee, per la situazione dopo il fallimento della seconda Intifada La danza dello scorpione di Akram Musallam, per un’improbabile storia d’amore Il minotauro di Bemjamin Tammuz, per i più piccoli La ricerca della terra felice di Uri Orlev, per un’interpretazione personale della Tenakh Re Adamo nella giungla di Meir Shalev.

La nostra proposta musicale oggi è il brano Centro del mundo interpretato dalla cantante israeliana Noa con Nabil Salameh, voce del duo italo-palestinese Radiodervish. Ascoltate semplicemente il brano, non sono necessarie spiegazioni. Per stuzzicare il vostro appetito gustate qualche delizioso falafel, deliziose polpettine a base di ceci con aglio e prezzemolo, in realtà diffuse – seppure con nomi diversi – in tutto il Medio Oriente, fino al golfo del Bengala.

Buona lettura e buon viaggio. Arrivederci ad aprile con un nuovo affascinante Paese.

Francesca Penza

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