Legge di stabilità: siamo forse a una svolta?

Oggi si presenta la Legge di stabilità: una manovra di 30 miliardi e un nuovo paradigma di politica economica per combattere la crisi. Renzi gioca tutto

Matteo Renzi alla prova del Pil

Matteo Renzi alla prova del Pil

E’ il dato, quello ultimo sul Pil,  che probabilmente giustifica l’azzardo creativo della prossima legge di stabilità che Matteo Renzi e il suo governo presenta oggi al paese e sopratutto a Bruxelles dove già non mancano le prime voci critiche. Proprio in queste ore l’Istat fornisce l’ennesima rilevazione sulla non crescita in Italia dal 2011.

NIENTE PIL - I numeri dell’Istat confermano la stagnazione dell’Italia, che non cresce dal 2011: secondo l’aggiornamento dei conti nazionali, in base ai nuovi metodi statistici recentemente introdotti su base europea, il Pil nel primo trimestre 2014 è sì stato rivisto al rialzo dall’Istat, registrando una variazione nulla sul trimestre precedente (dal -0,1% della ‘vecchia’ stima). L’economia italiana è però al palo, considerando che il secondo trimestre è confermato: tra aprile e maggio, il Prodotto interno lordo è diminuito dello 0,2% sul trimestre precedente e dello 0,3% su base annua. Detto in soldoni la questione Pil – finora volutamente dimenticata – è il caso serio della nostra economia poiché se non ci si occupa della crescita con misure “espansive” a nulla potranno valere le austerità (riduzione debito, spending rewiew etc).

Dai numeri l’analisi ormai evidente è che – in termini generali – non usciamo dalla crisi senza una svolta di economia indirizzata sul Pil, sulla crescita delle aziende, dei loro fatturati, degli investimenti che creano lavoro e quindi un rilancio dei consumi. Storicamente  poi i governi si fanno apprezzare ma molto spesso cadono, come avere il tallone d’achille, proprio sulla legge di stabilità quella che decide il verso della politica economica di un paese. Ebbene il volume della manovra renziana è di 30 miliardi di euro che sostanzialmente è una finanziaria in deficit senza tasse: 11 miliardi di uscite – precari scuola, nuovi ammortizzatori sociali, spese inderogabili –  fino alla soglia europea del 3% e 18 miliardi fra taglio irap e rinnovo bonus irpef dei lavoratori dipendenti. Da qui il punto dolente che produce le critiche più forti a questi annunci e il timore di una bocciatura europea.

legge di stabilità

Renzi si prepara a presentare la nuova legge di stabilità alle Camere

SFIDA ALL’ AUSTERITY - Ma va detto con grande franchezza che stiamo al punto di non ritorno rispetto alla questione: anzitutto se si arriva al 2,9% del rapporto deficit/Pil vuol dire che siamo sotto la soglia dell’infrazione e il nostro paese ha tutto il maledetto e sacrosanto diritto di espandere la propria economia per rimettere in circolo economia reale e soldi ai cittadini. Se l’equazione funziona, nulla si potra obiettare al governo rispetto ad una manovra davvero di “rottura” rispetto all’assurdità germanocentrica in base alla quale non si ha il diritto non solo di sforare i parametri (leggasi francia) ma è illecito persino rimanerci in questi dati. Perché mai non possiamo dedicarci alla crescita con sgravi alle imprese? Perché mai non potremmo permetterci di aiutare il mercato interno, il potere d’acquisto dei cittadini? Perché non consentirci misure – dentro i parametri ripeto – che aiutino la crescita dell’occupazione? E poi è la perversione di un ragionamento come il cane che si morde la coda: si ha bisogno di fare crescita ma questa non si ha senza aiutare anzitutto le imprese che possano assumere (vedi Irap) e non senza un re-ingresso di liquidità nelle buste paghe. Bisogna in ultima analisi  riattivare – siamo all’abc – il circolo economico ed uscire da questo labirinto stagnante.

UNA POSSIBILE SVOLTA - Tutti i dubbi rimangono, sopratutto relativamente alle famigerate clausole di salvaguardia che si annidano nei dettagli di una manovra finanziaria in base alle quali si rischia l’innalzamento delle imposte indirette come iva, accise carburanti, tabacchi e sopratutto va chiarito il rapporto fra tasse nazionali abbassate e lievitazione delle imposte locali. Ma se i saldi del governo sono esatti, la legge di stabilità di Renzi è un passo giusto, coraggioso e puntuale. Al voler vedere il pelo nell’uovo non manca l’argomento degli investimenti pubblici che si dovrebbero fare per creare lavoro, come afferma Susanna Camusso in molte interviste. Andrebbe detto però  ai sindacati che il vero problema delle opere pubbliche in Italia si chiama burocrazia e non mancanza di risorse. In questo senso lo sblocca italia potrebbe spezzare le catene degli stalli e aprire i cantieri. Il nodo è sempre il Pil la cui spina dorsale è la capacità di agevolare le imprese, farle crescere in produttività e competitività.

Senza imprese non v’è Pil e saremo punto e accapo. Renzi si gioca tutta la sua capacità di dare una svolta decisiva al paese e nello stesso tempo fa cambiare sul serio l’economia europea. In caso contrario la Merkel ci spieghi come a parole dobbiamo crescere e poi – sotto sotto – fa di tutto affiché affondiamo. Berlino a tutt’oggi non può decidere per tutti. Citofonare Juncker, per cortesia…

Giuseppe Trapani

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