Legge Stabilità. Partiti e sindacati contro Monti. Bersani: ‹‹legge invotabile››

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ansa.it

Roma – Ferri corti sulla legge di stabilità. I leader politici si mostrano riottosi sull’eventualità di approvare la norma per il 2013 e il premier Mario Monti si sta preparando ad un percorso ad ostacoli. Primo tra tutti il no del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, il quale non ha usato mezze misure: ‹‹Voglio dirlo con chiarezza: noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola, sono norme al di fuori di ogni contesto di riflessione sull’organizzazione scolastica e finirebbero per dare un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa››.

‹‹In questi giorni – spiega ancora il segretario Pd – continueremo con i dipartimenti del Pd e con i gruppi parlamentari nell’approfondimento della legge di stabilità e discuteremo con altri gruppi di maggioranza cercando il massimo di convergenza››. Nel rispetto dei saldi, ‹‹chiediamo al Governo di rendersi disponibile a modifiche significative. Noi metteremo attenzione alla questione fiscale cercando una soluzione più equa e più adatta ad incoraggiare la domanda interna››. Il Pd, aggiunge Bersani, ‹‹metterà attenzione al tema ancora aperto degli esodati››. Ma le norme sulla scuola, secondo Bersani, ‹‹così come sono non saremo in grado di votarle››. ‹‹Voglio credere – conclude il leader dei democratici in un comunicato – che ciò sarà ben compreso dal Governo. Diversamente saremmo di fronte ad un problema davvero serio››.

E sulla linea del segretario anche molti esponenti del Partito democratico, agitato in queste ore dalle primarie. ‹‹I redditi più bassi risultano in assoluto i più penalizzati: converrà rimodulare la distribuzione›› tra la riduzione dell’Irpef e l’aumento dell’Iva. Così il relatore della Legge di Stabilità, Pier Paolo Baretta (Pd) che chiede un ‹‹serio confronto tra la maggioranza ed il governo››.

Ma neppure sul versante opposto si respira un’aria più conciliante. Chiarisce il segretario del Pdl Angelino Alfano: ‹‹E’ bastato l’arrivo del nuovo Governo per far vedere che noi è vero che non abbiamo abbassato le tasse, ma non le abbiamo aumentate. Se ci saranno passi indietro sulla detrazioni verrà violato un patto tra Stato e cittadini. Un tradimento che noi impediremo così come ci opporremo all’aumento dell’Iva››.

Dai sindacati arriva un’altra rosa di polemiche con la voce del segretario Cgil Susanna Camusso: ‹‹Bisogna smettere di annunciare aumenti possibili dell’Iva›› perché questi annunci ‹‹hanno un ulteriore effetto moltiplicatore dei prezzi››.

Tutti contro il Governo, dunque, e oggi a Roma era in programma anche un flash mob di protesta organizzato da centinaia di professori delle scuole, davanti al ministero dell’Istruzione. La manifestazione si è incentrata sull’aumento a 24 ore dell’orario previsto, secondo quanto esposto nella legge di stabilità. La protesta non aveva colore politico: niente simboli o sindacati. I docenti si sono radunati sulla scalinata del ministero muniti di cartelli al fine di ricordare come le ore di lezione siano solo una parte del lavoro di ogni insegnante.

La manifestazione, al grido di ‹‹scuola pubblica, scuola pubblica››, è continuata per circa mezz’ora. Gli organizzatori hanno spiegato che questa è ‹‹una protesta contro chi vuole distruggere la scuola pubblica che abbiamo convocato con un semplice giro di sms. Una protesta nata dalla base, perché non ci sentiamo rappresentati dai sindacati››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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