Legge di stabilità o dell’immobilità?

Legge di stabilità o dell'immobilità?

Legge di stabilità o dell’immobilità?

Roma – Il Consiglio dei Ministri ha elaborato e approvato la Legge di stabilità 2014 che sarà sottoposta al giudizio delle Camere nei prossimi giorni. Nella conferenza stampa tenutasi il 15 ottobre scorso, il presidente del Consiglio ha illustrato ai media il contenuto della legge di finanza pubblica più importante dello Stato.

Una manovra complessiva da 27,3 miliardi di euro programmati per i prossimi tre anni, improntata nell’ortodossa osservanza del rispetto dei vincoli assunti in sede europea dal nostro Paese e sulla consapevolezza di non poter gravare eccessivamente sui nuclei familiari che, oramai, raschiano il fondo del barile.

La copertura economica è il frutto di tagli ed interventi in materia di finanza pubblica così suddivisi: 2,5 miliardi di euro ricavati dai tagli al bilancio dello Stato; 1,0 miliardi di euro ricavati dai tagli alla spesa delle Regioni; 3,2 miliardi di euro frutto di dismissioni, rivalutazione cespiti e partecipazioni, trattamento perdite; 2,2 miliardi di euro dalla revisione trattamento perdite di banche, assicurazioni e intermediari; 0,3 miliardi di euro frutto della rivalutazione delle attività delle imprese; 0,2 miliardi di euro derivante dal riallineamento del valore delle partecipazioni; 0,5 miliardi ricavati dalle vendite di immobili; 1,9 miliardi realizzati con interventi fiscali. Effettivamente, sembrerebbe che le risorse siano reperite all’interno dello Stato attraverso interventi chirurgici e non con la “mannaia” che, come troppo spesso in passato, falcidiava le spese dei servizi essenziali del cittadino.

In ambito fiscale, il Governo rivendica orgogliosamente il non aver fatto ricorso a nuove forme di tassazione né di aver disposto selvaggi tagli lineari nei settori della sanità e nel sociale dove la voce della spesa pubblica è sempre la maggiore. Anzi, nella legge di stabilità sono stati disposti dei tagli alle tasse per imprese e famiglie che, nell’arco del triennio, porteranno la pressione fiscale dal 44,3% al 43,3%. Ma non solo. Infatti, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha assicurato come le disposizioni adottate determineranno anche la riduzione del rapporto deficit/Pil al 2,5%.

Esclusi gli immobili di lusso, l’Imu viene abrogata e sostituita dalla Trise – nuova denominazione della Service Tax – la quale incorporerà l’imposta della vecchia Imu, Tares e Tarsu. Essa si comporrà di due voci: la Tasi, una quota sui servizi indivisibili comunali pari all’uno per mille dell’imponibile Imu alla cui contribuzione sono esclusi i conduttori di beni immobili, e la Tari, la quota per lo smaltimento dei rifiuti urbani che dovrà coprire le spese relative al servizio e alla cui contribuzione saranno chiamati a partecipare tutti. È stato calcolato che, complessivamente, la Trise peserà sulle tasche delle famiglie italiane per una somma pari a trecentosessantasei euro l’anno.

Tuttavia, il mancato aumento dell’aliquota dal 20% al 22% sulle rendite finanziarie ha suscitato non poche perplessità alla stregua del mancato aumento dell’aliquota Iva dal 21% al 22%. Il Governo, come confermato dal presidente Letta, si è assunto l’impegno di rinviare le decisioni in questione in sede di approvazione parlamentare della legge di stabilità.

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Legge di stabilità o dell’immobilità?

Una legge di stabilità ribattezzata dai promotori a “due tempi” stante ad indicare come il riversamento dei contenuti nella norma si manifestino in due momenti ben distinti: in sede di approvazione nel Cdm e in sede di approvazione parlamentare quando intercorreranno le necessarie correzioni su questioni lasciate volutamente aperte. Questo è l’effetto delle “larghe intese”, sinonimo di alcuna preclusione al confronto parlamentare da parte dell’Esecutivo.

Oltre all’aumento dell’aliquota Iva, altro aspetto non ancora definito è la ripartizione dei cinque miliardi di taglio delle tasse ai lavoratori e alle parti sociali che, come dichiarato dal presidente del Consiglio, spetterà alle Camere determinare l’allocazione tra i lavoratori. Intanto, dopo il lamento di Confindustria per l’assenza di segnali forti, in materia di cuneo fiscale, le parti sociali hanno già manifestato con una dura nota l’esiguo obiettivo realizzato dall’Esecutivo.

In ambito previdenziale è stata disposta la sospensione della rivalutazione Istat per i contributi pensionistici pari a tremila euro. I trattamenti di fine rapporto statali potranno essere versati in due parti se oltre ai cinquantamila euro. Altresì, desta particolare perplessità la mancata previsione precedentemente annunciata relativa  al contributo di solidarietà a carico delle pensioni più alte. Un prelievo aggiuntivo resiste: quel 3% al di sopra dei trecentomila euro lordi l’anno, prorogato fino al 2016. L’intervento sulla pubblica amministrazione risulta essere fonte di corpose manifestazioni di dissenso da parte delle associazioni sindacali di categoria. Infatti, le disposizioni adottate dell’Esecutivo prevedono il blocco della contrattazione collettiva nel pubblico impiego per tutto il 2014, il blocco del turn over sino al 2018 ed un taglio sugli straordinari pari al 10%; misure che porteranno ad un risparmio di sedici miliardi di euro in tre anni per lo Stato.

Seicento milioni di euro saranno destinati a rifinanziare la cassa integrazione in deroga mentre duecentocinquanta milioni di euro saranno destinati per la social card. Beneficiari delle risorse finanziarie saranno anche le opere infrastrutturali più importanti del Paese tra cui Mose – l’impianto anti marea della laguna di Venezia – e la rete ferroviaria nazionale con quattrocento milioni di euro a testa. Sono riconfermati gli ecobonus in materia energetica per il 65% delle spese sostenute e gli incentivi per il 50% delle spese sostenute in materia di ristrutturazioni per tutto il 2014.

Tuttavia, bisogna registrare che oggi, mai come prima, la presentazione della legge di stabilità 2014 ha determinato una rilevante fibrillazione nei partiti che rappresentano la maggioranza governativa, i partiti di opposizioni, i gruppi extraparlamentari e le associazioni sindacali e di categoria. Il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Stefano Fassina, ha denunciato che, per la mancata collegialità nei lavori preparatori della legge e l’esclusione del proprio coinvolgimento agli stessi, sarebbe pronto a presentare le dimissioni dalla compagine governativa. Invece, nelle prime ore della sera di ieri, si è assistito al “regicidio” politico del presidente Mario Monti per mano degli stessi oppositori presenti all’interno di Scelta Civica, i quali hanno indotto l’ex presidente del Consiglio a rassegnare le sue dimissioni dalla guida del Partito.

Legge di stabilità o dell'immobilità?

Legge di stabilità o dell’immobilità?

Tuonano le associazioni sindacali ed, in particolare, Cgil e Uil che, per le misure adottate dall’Esecutivo nel pubblico impiego, hanno già fatto sapere di essere pronte a ricorrere allo sciopero. Linea parzialmente diversa quella della Cisl che, seppur criticando i provvedimenti adottati, ha sottolineato l’esistenza anche di qualche elemento positivo. Dal canto suo, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha dichiarato come sarebbe opportuno scongiurare lo sciopero generale unitario richiamando alla responsabilità verso il Paese le associazioni sindacali.

Infine, dal Convegno dei giovani industriali di Napoli, si sono levati malumori per l’eccessivo rigore depressivo della legge di stabilità. I futuri imprenditori di domani sottolineano la mancata previsione di incentivi agli investimenti di chi vuole fare impresa e risollevare l’economia di questo Paese oltre all’eccessiva attenzione all’economia finanziaria piuttosto che a quella reale.

Siamo solo all’inizio ma, come si può constatare, sono molteplici i fattori che potrebbero essere oggetto di emendamenti nel corso di approvazione parlamentare del provvedimento. Se le prime impressioni sul testo presentato dall’Esecutivo sono state particolarmente fredde, per i prossimi mesi si paventa un “autunno caldo” per la vita politica ed economica del nostro Paese.

Marco D’Agostino

Foto:il messaggero,Elisabetta Villa/Getty Images

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