Legge Stabilità. Irpef ridotta per nascondere i salassi. Aiuti Ue più vicini

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Vittorio Grilli

Roma – Alla fine lo ha fatto: il Governo di Mario Monti ha alzato l’Iva di un punto percentuale. Notte tempo. Zitto, zitto. Un po’ come fece Amato nel 1992 con quel prelievo dai conti correnti bancari del 6% per far fronte a «una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica». Una patrimoniale da 30.000 miliardi di lire così, tra capo e collo, e senza neppure il tempo di prendere caffè e cappuccino.

Ieri notte si è replicato. In modo sobrio, però. La manovra di Monti approvata dal Consiglio dei ministri radunato sul tema “Legge di Stabilità”, varrà circa 11,6 miliardi di euro e si compone di tagli e incrementi di imposte che stanno già facendo fumare le calcolatrici delle varie associazioni di imprese e consumatori. Tra le tassazioni, l’aumento dell’Iva, appunto, manco per mesi l’Esecutivo non avesse proclamato di stare lavorando per evitare il nuovo salasso. Invece niente.

Il giochino alla base della manovra è più mediatico che economico: far passare un aumento delle imposte senza dare troppo nell’occhio. Si comincia con l’Irpef. Dal primo gennaio 2013 diminuisce l’aliquota per lo scaglione di reddito da 15.000 euro dal 23% al 22% e dal 27% al 26% per quello sui 28.000 euro l’anno. L’aggiustatina sarebbe stata pensata per i redditi medio-bassi i quali dovrebbero, in quanto tali, essere favoriti dallo sgravio. A sistemare il conto, però, ci pensa l’aumento dell’Iva che passa dal 10% al 11% e dal 21 al 22% tranne per generi di prima necessità come pane e pasta la cui aliquota agevolata è del 4%.

Di numeri esatti non ce ne sono. Non ancora. Pare che il Governo ieri sera fosse impreparato sui dettagli di spesa. A colmare l’incertezza ci hanno pensato Confesercenti, Coldiretti, Fipe (bar e ristoratori), Confcommercio e Federdistribuzione. Tutte insieme si sono messe a fare quattro conti e i risultati sono allarmanti per un’unica ragione. Il rapporto tra l’abbassamento dell’Irpef e l’aumento dell’Iva è a tutta vantaggio di quest’ultima per un totale approssimativo di 6,5 miliardi contro i 5 della diminuzione dell’Irpef (fonte Confesercenti). Così, non solo gli sgravi non si percepiranno ma sarà necessario aggiungere un tanto per la nuova imposta. Tradotto: se da una parte la detassazione sulle presone fisiche farà risparmiare circa 200 euro, dall’altro le famiglie spenderanno circa 264 euro in più. Secondo Confcommercio i consumi avranno una riduzione di 5-7 miliardi, più ottimista Confesercenti: 1,5 miliardi; Coldiretti si assesta sui 500 milioni mentre per la Fipe non c’è che la rassegnazione: sarà una «bastonata».  Numeri a parte, però, tutti in coro suonano la stessa campana: minori consumi implica meno richiesta, meno lavoro, ancora più recessione. Amen.

Così fa sorridere la dichiarazione del ministro dell’Economia Vittorio Grilli, riportata da ilsole24ore.it, secondo cui: la legge «migliora le condizioni delle famiglie e consente una ripresa della domanda interna». Lo fa un tanto al chilo e per farlo dovrà comunque riversarsi sulle spalle dei redditi minori, ovvero quelli che si sarebbe voluto assistere. Spiega la Cisl: soprattutto se monoreddito con figli o coniuge a carico. Magari aumentando ulteriormente il prelievo se il reddito annuale dovesse oltrepassare anche di poco i 15.000 euro, cioè sforare dalla prima aliquota Irpef ridotta.

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Mario Monti

Poi c’è il capitolo tagli. La Legge di Stabilità rivedrà ancora la sanità che subirà nuovi ridimensionati anche se meno copiosi di quelli annunciati: 600 milioni in meno nel 2013 e 1 miliardo nel 2014 mentre altri 6,6 miliardi nel periodo 2013-2015 sono attesi dai tagli a Comuni, Province e Regioni. Ancora: blocco dei contratti statali fino al 2014, si lesinerà sull’affitto o l’acquisto di nuovi locali e auto blu. Bene. Meno bene per l’illuminazione stradale che pare sarà sospesa per tenere sotto controllo le bollette con buona pace per la sicurezza. Poi c’è la Tobin Tax, il prelievo sulle transazioni finanziarie (esclusi btp e bot) che dovrebbe colpire i cosiddetti ricchi. Un’imposta gradita alla Germania che si finanzia a costo zero ma che in Italia avrà come unico effetto di far scappare gli investimenti verso porti più accessibili. Prima tappa: la City inglese che non a caso è rimasta fuori dall’accordo europeo. Seconda tappa: i paesi in via di sviluppo che non a caso sono tali perché importano i denari occidentali.

Già l’Europa. La manovra consente qualche riflessione anche in ambito europeo e forse in questa trova il suo pieno significato. I tagli e le nuove gabelle che il Governo ha deciso di varare non solo erano attese a causa del fallimento del Salva-Italia ma sono in linea con le richieste che la Ue fa ai paesi in difficoltà, pronti a ricevere gli aiuti. Quest’anno è solo un antipasto, per iniziare. Il meglio arriverà il prossimo anno.

Chantal Cresta

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