Legge elettorale. Senato: al via un comitato per la discussione sul testo

Renato Schifani

Roma – ‹‹Sulla definizione e scrittura delle regole l’accordo è sempre auspicabile. Ciò non impedisce, come ha detto anche Napolitano, che in sua assenza valgono le regole di una democrazia parlamentare››. Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani ai cronisti, parlando della legge elettorale. Secondo Schifani ieri in Commissione si è fatto ‹‹un passo avanti››.

Sarà pure così ma sulla legge elettorale c’è ancora un nulla di fatto. Secondo quanto riporta Anna Laura Bussa, inviata ANSA, dopo il nuovo buco nell’acqua della politica, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha inviato un altro messaggio ai partiti affinché si arrivi ‹‹ad un’intesa o comunque ad un confronto conclusivo in sede parlamentare››. Per il presidente è i momento ‹‹di portare alla luce del sole l’esito dei tentativi di intesa che ci sono stati››. Anche se subito dopo precisa di non aver ‹‹notizie di accordi tentati, conseguiti, conseguiti in parte o falliti››. Napolitano sprona i presidente di Camera e Senato per una rapida conciliazione sul tema, esprimendo anche l’urgenza di uno sforzo congiunto di ‹‹persuasione verso le forze politiche››.

Ed è secondo questo monito che  il primo il presidente di Palazzo Madama Schifani ha operato. Attività che pare stia iniziando a dare i primi risultati in Commissione Affari Costituzionali. Qui ieri si è costituito il Comitato ristretto che avrà il compito di mettere a punto un testo da portare all’ esame dell’Aula entro 10 giorni. Scadenza decisa dalla Conferenza dei Capigruppo.

Il Comitato è composto da rappresentanti di ogni gruppo parlamentare e da due relatori: Lucio Malan per il Pdl ed Enzo Bianco per il Pd. I senatori impegnati nel progetto sono 8Gaetano Quagliariello per il PdL, Giampiero D’Alia per l’Udc, Luigi Zanda per il Pd, Roberto Calderoli per la Lega, Pancho Pardi per l’Idv, Giovanni Pistorio per il gruppo Misto, Maurizio Saia di Coesione Nazionale ed Egidio Digilio per Fli-Api. Primo appuntamento: domani a mezzogiorno. ‹‹Cominceremo subito a lavorare››, spiega il presidente della commissione Carlo Vizzini, al fine di arrivare a quella che secondo  Bianco sarà ‹‹la migliore legge elettorale possibile››, ovvero quel testo che accontenterà il maggior numero di singole istanze del maggior numero di singoli partiti. ‹‹Era giusto riportare la materia nella sede naturale – osserva Vizzini – cioé in Parlamento. Non si possono far saltare i tavoli stando fuori. E’ nelle sedi istituzionali che si deve verificare se c’é o meno l’intesa››.

Secondo quanto sostengono alcuni ingegneri costituzionalisti, la procedura sarà molto articolata. L’Aula del Senato, dove Pdl e Lega hanno ancora la maggioranza, dovrebbe approvare il ddl di riforma costituzionale con le norme su semipresidenzialismo e Senato federale. Il Pd definisce questo come la ‹‹bandierina elettorale›› del centrodestra. A quel punto, la Camera dovrebbe stralciare dal testo ottenuto solo la parte che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari. Solo allora, il testo potrebbe tornare a Palazzo Madama consentendo ai segretari di Pdl, Pd e Udc, “ABC”, di iniziare il confronto sulla legge che si vorrebbe concentrare sul proporzionale, con premio di maggioranza ridotto e ‹‹senza preferenze››, la cui norma di introduzione – si vocifera –  ‹‹non passerebbe mai le forche caudine del voto segreto››. Norma che comunque sarebbe possibile presentare solo Camera.

I vertici dell’Udc, Casini e Cesa, sono ottimisti. Credono che alla fine una modifica del Porcellum si farà senz’altro. Il segretario del Pdl Angelino Alfano, invece, insiste su preferenze e semipresidenzialismo. Per l’IDV dei capigruppo Donadi e Belisario, al contrario, la miglior soluzione sarebbe sempre la stessa: tornare al Mattarellum, garanzia di stabilità.

Sono mille le ipotesi sulla legge, ragione per cui Vizzini, dal Senato ironizza: il quid sul ddl ‹‹é come un libro giallo di cui non si sa nemmeno se si riuscirà a leggere l’ultima pagina…››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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