Legge elettorale in forse, nuovo emendamento Pdl

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Roberto Calderoli, il leghista mediatore sulla legge elettorale

Roma – Nuovi ostacoli sulla strada della nuova legge elettorale, che dovrebbe arrivare domani in aula al Senato. Il senatore Quagliarello, del Pdl, avrebbe proposto un nuovo emendamento che inserirebbe un premio di maggioranza minimo, 50 seggi, per il primo partito. Il Pd ha prontamente reagito all’assalto e il passaggio in aula del testo è ora a rischio.

La trattativa procede stentatamente da mesi. Nelle ultime settimane sembrava essersi trovato un certo accordo su una bozza di Calderoli – già autore dell’attuale porcellum – ma oggi è giunta una nuova svolta, che molti imputano all’intenzione di Silvio Berlusconi di far saltare il banco.
La proposta, redatta dal tandem Quagliarello – Malan, dovrebbe vedere un premio fisso di 50 seggi al primo partito, e una soglia del 40% per l’attivazione del premio di maggioranza alla coalizione. Il primo premio, però, scatterebbe solo in assenza di una coalizione oltre il 40%. Salta insomma “l’ascensore” di Calderoli, con un premio variabile in base ai voti presi.

La proposta è già stata discussa all’interno del Pdl e pare che anche Calderoli abbia dato il via libera, precisando però la condizione dell’accettazione della bozza anche da parte del Pd, che ha invece risposto con una posizione alquanto critica sull’intera vicenda.
Secondo la capogruppo democratica al Senato Anna Finocchiaro, infatti, «la bozza Quagliarello non ci piace proprio, dobbiamo cambiarla. Ormai siamo nelle sabbie mobili, il Pdl cambia in continuazione le carte in tavola». «Noi lavoriamo per un premio che consenta al primo partito un timone saldo per governare il Paese – ha poi precisato – e per farlo occorre fare i conti con i numeri».
Anche Beppe Grillo s’è scagliato contro il testo della legge elettorale, sostenendo che «la commissione affari costituzionali lavora senza sosta alla legge elettorale» per eliminare il Movimento 5 Stelle dalle elezioni politiche 2013.

La discussione sulla legge elettorale sembra fortemente legato a quello sulla data delle elezioni. Silvio Berlusconi le vorrebbe unificate a quelle del Lazio, un election day fissato per il 10-11 febbraio. Troppo presto, perché le camere sarebbe sciolte prima di approvare la legge di stabilità, fondamentale per i mercati. Berlusconi s’era detto pronto a far cadere il governo Monti per forzare la mano, ma anche in quel caso è possibile che Giorgio Napolitano, al quale spetta la decisione sulla scioglimento delle camere, riesca a prendere tempo abbastanza da convocare i cittadini alle urne per il 10 e l’11 marzo.

Il testo della legge elettorale approderà in serata alla commissione Affari costituzionali di palazzo Madama e domani potrebbe giungere a un primo esame dall’aula. Già stasera, però, si capirà se i partiti saranno riusciti a raggiungere nuovamente un accordo o se, anche questa volta, si dovrà ripartire da capo.

Andrea Bosio

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