Legge elettorale e voto anticipato: cosa vuole fare il Pd da grande?

legge elettorale

Matteo Renzi (invidia.it)

Le dimissioni di Stefano Fassina da viceministro dell’economia segnano un passaggio più importante di quello che sembri. Il deputato romano, infatti, ha rassegnato le dimissioni a causa di una battuta di Matteo Renzi. È quindi ormai palese e sotto gli occhi di tutti lo scontro tra l’esecutivo e il segretario del Partito Democratico. Il quale, ovviamente, vorrebbe andare a votare il prima possibile, cioè a fine maggio sfruttando la stessa data delle elezioni parlamentari europee. Il presidente del Consiglio, dal canto suo, vorrebbe andare avanti fino al 2015. Ma per fare cosa?

MEGLIO TARDI CHE MAI - Letta in questi giorni dovrebbe riunirsi con i suoi fedelissimi per scrivere il cosiddetto patto di coalizione. Il Governo però è in carica da fine aprile. Perché il programma lo scrivono solo adesso? Semplice, perché ora il sindaco di Firenze sta provando a far cadere l’esecutivo prima dei fatidici diciotto mesi. Ma questo non giustifica un’enorme mancanza di serietà da parte di Letta e dei suoi ministri che si stanno decidendo a stipulare un accordo fra le tre forze politiche che sostengono il Governo solo dopo otto mesi durante i quali non è stato fatto nulla se non cambiare il nome all’Imu e abolire gradualmente il finanziamento pubblico ai partiti (quest’ultimo provvedimento è stato fatto, non a caso, dopo la vittoria di Renzi).

101 VS RENZI - Insomma, tanto per cambiare il Pd è spaccato. C’è chi vuole che l’esecutivo vada avanti (lettiani, dalemiani, e i 101-120 di Prodi di cui non parla più nessuno ma sono vivi e continuano a lottare) e chi vuole le elezioni a fine maggio. Cioè Renzi e il gruppo di Civati. La base del partito (basta leggersi i risultati delle primarie dell’8 dicembre per accorgersene) propende per la seconda ipotesi. I deputati e senatori democratici, invece, per la prima. Gli eletti del Pd alle ultime elezioni, infatti, sono espressione del vecchio Pd bersaniano, quello che non ci ha pensato due volte prima di accettare di stare al Governo insieme ad Alfano, Mauro, Lupi, Formigoni, Giovanardi, Schifani, Quagliariello, Cicchitto, Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo. Chi glielo fa fare, quindi, di far saltare il Governo a cui tenevano così tanto da far fuori Romano Prodi dalla corsa al Quirinale? Niente, assolutamente niente.

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Enrico Letta (multimedia.quotidiano.net)

UNA LEGGE MILLE DUBBI - L’operazione di Renzi passa necessariamente per l’approvazione della nuova legge elettorale. Il due gennaio, tramite la sua enews, il rottamatore ha fatto tre proposte: modello spagnolo, mattarellum rafforzato, modello dei sindaci. L’accordo con Forza Italia e il Movimento 5 Stelle è più probabile che si possa trovare con la seconda ipotesi. Certo, i pentastellati rimangono comunque un’incognita. Ma essendo l’unica forza parlamentare che, insieme a Sel, ha votato la mozione Giachetti, cioè il ritorno al mattarellum, farebbe una figura a dir poco pessima se non rivotasse nello stesso modo. Ci sono però due perplessità. Come ha ricordato in una recente intervista il professor Stefano Rodotà, è assurdo presentare una riforma elettorale prima che la Corte costituzionale renda note le motivazione per cui ha bocciato il porcellum. Sarebbe tragicomico se la nuova proposta presentasse gli stessi difetti di incostituzionalità che aveva la legge Calderoli. Inoltre, tale riforma elettorale rischia di avere tempi lunghi. Il 4 gennaio Renzi ha dichiarato che «in una settimana vogliamo una risposta sulla legge elettorale». Ma per votare a fine maggio bisognerebbe far approvare il testo entro la prima metà di marzo. In teoria è possibile, ma dovrebbe andare tutto liscio. E considerando tutte le volte che i politici hanno detto che la riforma elettorale era ad un passo («Questa deve essere la settimana decisiva sulla legge elettorale» Pier Ferdinando Casini, 3 dicembre 2012) i dubbi vengono spontaneamente.

NAPOLITANO CAMBIA SQUADRA? - In teoria, Napolitano dovrebbe stare dalla parte di Letta e del suo Governo. Nuove voci di palazzo, però, dicono che l’attuale Presidente della Repubblica sarebbe favorevole all’ipotesi di elezioni anticipate a fine maggio con una nuova legge elettorale che dia garanzie sulla formazione di un esecutivo forte e stabile in grado di fare quelle riforme di cui Napolitano ha sempre parlato. Durante il discorso di fine anno il Capo di Stato ha detto: «Resterò presidente fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno. Fino ad allora e non un giorno di più, e quindi di certo per un tempo non lungo». Possibile che volesse dire che sarebbe rimasto solo fino all’approvazione di una nuova legge elettorale la quale metterebbe la parola fine all’estenuante esperienza delle larghe intese? Dipende se prevarrà la voglia di Napolitano di andare in pensione, o quella di continuare a essere garante delle riforme. Le quali, però, fino ad oggi non si sono viste.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: fanpage.it; invidia.it; multimedia.quotidiano.net

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