Legge di stabilità. Grilli difende l’operato del governo

Vittorio Umberto Grilli, ministro dell'Economia e delle Finanze

Vittorio Umberto Grilli, ministro dell'Economia e delle Finanze

 

Il testo della legge di stabilità ha preso vita. Una nascita non senza polemiche, considerando l’ondata di critiche e proteste, sollevate da politica, parti sociali e Confindustria.

Reazioni rispettate, ma non condivise dal ministro dell’Economia Grilli, corso in difesa delle misure contenute nel testo, appena rientrato da Tokyo, da una missione che lo ha visto impegnato al Fondo Monetario Internazionale. In realtà, Grilli non si è limitato a difendere la legge di stabilità, ma ha anche riportato il giudizio positivo con cui sono state accolte le ultime misure dell’esecutivo, sia da Christine Lagarde, che dalla comunità internazionale.

In un’intervista al quotidiano La Repubblica, il ministro ha rilasciato una dichiarazione molto forte, che oltre a difendere il lavoro svolto, mette bene in guardia dal criticarlo a spada tratta: «Criticare la manovra è un suicidio». Ma se questa è sembrata una frase molto enfatica, ha fatto decisamente più discutere, la dichiarazione di giovedì, durante l’illustrazione, in Parlamento, del nuovo disegno di legge: «la legge di stabilità riduce sicuramente le tasse». Ma sarà vero?

Analizzando i singoli provvedimenti, la situazione non sembra così chiara. In sostanza l’unico vero taglio alle tasse, è rappresentato dall’abbattimento di due punti percentuali delle aliquote Irpef sui redditi più bassi, ossia rispettivamente per gli scaglioni tra gli 8 mila e i 15 mila euro, e quelli compresi tra 15 mila e 28 mila euro. Un abbattimento della pressione fiscale, controbilanciato da una riduzione delle detrazioni e delle deduzioni, con l’introduzione di un tetto massimo di 3 mila euro, e, di alcune voci di tassazione supplementare, come le indennità di accompagnamento per gli invalidi. Seguono lo slittamento del rinnovo del contratto collettivo degli statali di un anno, la Tobin Tax con un prelievo dello 0,05% sulla compravendita di strumenti finanziari, un taglio del 10% sugli appalti destinati alla Sanità, una riduzione dell’illuminazione notturna ed infine un fondo di 100 milioni destinati ad una nuova fetta dei cosiddetti esodati. Provvedimento fantasma, ma di fatto più volte rivendicato dal governo, è l’aver evitato il tanto temuto aumento di due punti percentuali dell’aliquota Iva, che comunque passerà dal 21 al 22% (quella ordinaria), e dal 10% all’11%, quella agevolata, a partire da luglio 2013.

Se molti addetti ai lavori sostengono che la riduzione di detrazioni e deduzioni, annulli l’abbassamento di due punti percentuali delle aliquote Irpef sulle fasce più deboli, il ministro dell’Economia difende con estrema fermezza il provvedimento, facendo notare come le cifre in ballo, dicano tutt’altro. Infatti, Grilli illustra come il taglio dell’Irpef alle fasce di reddito più deboli, comporti circa 6 miliardi di entrate in meno per lo Stato, che invece ne recupera solamente 1,2 miliardi dai tagli su deduzioni e detrazioni, distribuiti, tra l’altro, su tutte le fasce di reddito. Ecco perché il ministro è fermamente convinto che il governo abbia dato un importante segnale politico e sociale in termini di equità.

Come confermato nell’audizione parlamentare del 18 ottobre, Grilli ha ribadito (come del resto anche gli altri membri del governo), che c’è la massima disponibilità da parte dell’esecutivo a ragionare su eventuali proposte di miglioramento avanzate dalle forze politiche, a patto che vengano rispettati i vincoli di bilancio.

Nel frattempo, a chi ancora chiede se l’Italia farà ricorso ad aiuti europei, per difendersi dagli attacchi speculativi e da una crisi che sembra ancora persistere in Europa, il ministro dell’Economia e delle Finanze risponde con un secco no, e rassicura su come i conti pubblici italiani siano rigorosamente in ordine. Ma non solo. Grilli, fa notare come attualmente, la vera preoccupazione con cui all’estero guardano all’Italia, è legata all’imminente dopo Monti, visto che l’attuale guida del Paese sembra essere una sorta di garanzia in termini di riforme, rigore e credibilità internazionale.

Mario Monti e Vittorio Umberto Grilli

Mario Monti e Vittorio Umberto Grilli

Sempre sul fronte europeo, il ministro dell’Economia ritiene probabile un ricorso della Spagna al nuovo meccanismo di aiuti europei, così come una proroga da parte della Troika alla Grecia. Se gli aiuti alla Grecia, all’Irlanda e al Portogallo sono costati ben 4 punti percentuali di aggravamento in termini di debito pubblico in questi anni di crisi, un presumibile aiuto a Madrid di 100 miliardi di euro, vedrebbe un contributo da parte dell’Italia, pari a un punto e mezzo di Pil.

Ecco perché necessita la massima attenzione, la questione della produttività, crocevia, secondo il governo, per rilanciare una crescita in Italia, oramai stagnante da anni. Proprio Grilli, durante l’audizione parlamentare di giovedì, ha insistito su questo punto, specificando l’importanza del trovare in fretta un accordo tra le parti sociali, che permetterebbe al governo di intervenire attraverso un Dpcm, destinando risorse all’aumento della produttività aziendale. Il ministro conferma inoltre la necessità di abbassare il cuneo fiscale, ma sottolinea come in questo momento non ci siano risorse sufficienti per effettuare tale operazione.

Non resta che aspettare e vedere se anche questa volta, la disperata ricerca di competitività, si tradurrà anziché in meno costo del lavoro per unità di prodotto, semplicemente in meno salario reale in busta paga, prassi tipicamente italiana.

Daniele Gunnella

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