Lega Nord: espulsi Belsito e Rosy Mauro, salvo Renzo Bossi

Rosy Mauro durante la puntata di "Porta a Porta" dello scorso 10 aprile

MILANO – I provvedimenti annunciati dai vertici del Carroccio si sono concretizzati: l’ex tesoriere Belsito e la ‘pasionaria’ del partito, Rosy Mauro, sono stati espulsi. Nei confronti della vicepresidente del Senato, rea di aver disobbedito ad un ordine venuto dall’alto della dirigenza della Lega, non erano possibili altre alternative se non l’allontanamento e così in via Bellerio è scattata la decisione già da giorni prospettata.

Insieme a lei è stato espulso anche Francesco Belsito, mentre Bossi jr, il Trota, è stato per ora graziato e il suo caso non risultava all’ordine del giorno tra le priorità dei dirigenti in quanto le dimissioni dal Consiglio regionale della Lombardia sono sembrate sufficienti per scongiurare la radiazione. Umberto Bossi ha comunque dichiarato durante la riunione: «Se si accerterà che qualcuno della mia famiglia ha davvero preso denaro appartenente alla Lega, staccherò un assegno a rimborso dell’intero importo».

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Non ci sta la senatrice Rosy Mauro, a sorpresa presente al Consiglio federale per difendere la sua causa («Mai presi soldi. Non ci sto a pagare per tutti), e a conti fatti accusa i suoi ex compagni:  «Il rancore ha prevalso sulla verità. La mia epurazione era già scritta». In una nota scritta ha poi aggiunto: «Se qualcuno è arrivato al punto di minacciare le dimissioni se non si fossero presi provvedimenti contro di me, vuol dire che la presunta unanimità è stata imposta con un ricatto politico».  Pare infatti che l’ex ministro Maroni avesse minacciato di lasciare il Triumvirato (formato insieme a Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago) se non si fosse messa ai voti l’espulsione della Mauro, alla fine decisa con unanimità e con il sì persino di Umberto Bossi, come è risultato dal verbale ufficiale. Un vero aut-aut che spinto Rosy Mauro a parlare appunto di ricatto.

La pasionaria della Lega ha detto di non sentirsi tradita dal Senatùr (che stando a lei non era in aula al momento del voto) e di essersi comunque «tolta un peso dal cuore» dopo giorni trascorsi «nell’ambiguità e nell’ipocrisia». Ora si attende la sua personale decisione riguardo le dimissioni dalla vicepresidenza del Senato, che la Mauro ha ammesso di voler attentamente valutare, perchè «si fa un passo alla volta».

Durante il Consiglio Federale Roberto Maroni e i suoi si sono confrontati anche sull’anticipazione del congresso federale i prossimi 30 giugno e 1 luglio, come promesso a Bergamo nella serata dell’orgoglio leghista, per passare poi alla discussione sui provvedimenti da attuare per realizzare quella ‘pulizia’ necessaria (e invocata dai militanti) dopo lo scandalo delle inchieste giudiziarie sull’utilizzo dei rimborsi elettorali. «Ora si riparte»: questo il progetto di Maroni per riconquistare la fiducia.

Laura Dabbene

 

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