Lefebvriani e scisma, la Fraternità s. Pio X respinge l’accordo

La Fraternità sacerdotale s. Pio X - i lefebvriani - nonostante le divisioni interne, non accetta ancora le offerte romane per richiudere lo scisma

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Bernard Fellay, a capo dello scisma lefebvriano

Econe – La primavera e la Pasqua si avvicinano, ma non è ancora tempo di riconciliazione tra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale s. Pio X, gli scismatici lefebvriani in rottura con la Chiesa postconciliare. Nonostante gli sforzi di Roma, già cominciati con Giovanni Paolo II, accelerati durante il pontificato di Benedetto XVI e mai fermati nei due anni di Francesco, la Fraternità oppone ancora resistenza e rimane sulle sue posizioni oltranziste.

IL PROBLEMA È IL CONCILIO – Neppure la liberalizzazione concessa da Benedetto XVI al rito tridentino, con il motu proprio Summorum pontificum è stato sufficiente a ricondurre a Roma gli scismatici lefebvriani: per monsignor Fellay – uno dei vescovi ordinati illegittimamente dall’arcivescovo Lefebvre negli anni ’80, ora guida della Fraternità sacerdotale – l’unica via per riportare unità è la negazione di interi documenti del Concilio Vaticano II, probabilmente a partire dalla Dignitatis humanae, che parla di libertà religiosa e che nessun tradizionalista riconosce, fedele al mandato crociato medievale.

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Sacerdoti e seminaristi della Fraternità in Italia

CONSACRAZIONI ILLEGITTIME: FASE 2 – Fa notizia l’ordinazione del 19 marzo in Brasile, durante la quale Richard Williamson, chiacchierato vescovo ordinato anche lui da Lefebvre e noto per le sue posizioni negazioniste riguardo l’Olocausto, ha eretto all’episcopato Jean-Michel Faure. Secondo Fellay, Williamson sarebbe fuori dalla Fraternità, per l’eccessiva rottura rispetto alle posizioni romane: «denuncia la consacrazione episcopale di don Faure che, malgrado le affermazioni del consacratore e del consacrato, non si apparenta minimamente alle consacrazioni del 1988 – spiega in un comunicato la Fraternità lefebvriana – In effetti tutte le dichiarazioni di mons. Williamson e di don Faure provano con evidenza che essi non riconoscono più le autorità romane se non in maniera puramente retorica». Insomma, una frattura.

FRATTURA INTERNA, NESSUNA RICOMPOSIZIONE – Il dialogo con Roma, però, non sembra portare a buon frutto, neppure nel momento più buio della Fraternità, ormai ridotta al lumicino. Guido Pozzo, vescovo segretario di Ecclesia dei, si dica ottimista, i problemi rimangono; Secondo Pozzo, a causa delle divisioni della Fraternità, «ci vorrà un po’ di tempo perché le cose si chiariscano all’interno» e Fellay «possa ottenere un consenso abbastanza ampio prima di compiere il gesto».
Nonostante le speranze romane, però, la Fraternità frena: la concessione di divenire una prelatura personale, sottoposta direttamente al Papa, con la possibilità di utilizzare il messale preconciliare sembra non bastare e la sfida a Francesco prosegue.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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