Le vite inghiottite dal braccio della morte iraniano

Diffusi i dati agghiaccianti sulla pena di morte in Iran, dove le esecuzioni sono uno strumento di controllo psicologico sulla popolazione, che si sviluppa in forme sempre più barbare

di Silvia Nosenzo

Iran: impiccagioni con le gru

THERAN – Spinti giù da una rupe, impiccati con le gru, puniti con l’amputazione di una mano e di un piede. Le loro grida sono lacrime che trafiggono il cuore dell’umanità.

In Iran, dopo la rivoluzione Khomeinista del 1979, la Sharia è diventata la legge dello Stato e da allora si è messa in moto una macchina della morte che non si è più fermata. Secondo l’ultimo rapporto di Iran Human Rights, una rete internazionale di dissidenti iraniani, le esecuzioni capitali nel 2009 sono state 402, il 20% in più rispetto all’anno precedente. Negli ultimi giorni, anche il Consiglio nazionale della Resistenza Iraniana, gruppo d’opposizione alla Repubblica islamica, ha reso pubbliche le stime ufficiali del numero totale di esecuzioni, che ammonterebbero a 440 nell’ultimo anno. Il gruppo sottolinea anche il fatto che queste stime non includono il numero di vittime delle esecuzioni segrete, detenute abusivamente nelle carceri, in genere mandate a morte senza nemmeno essere processate, o delle persone uccise nelle strade dalle forze repressive. Nella maggior parte dei casi, non vengono neanche resi noti i nomi di tutti i condannati, né i crimini di cui sono accusati o le prove contro di loro.

Nel frattempo, il governo di Teheran ha annunciato che sabato avverrà l’esecuzione di otto prigionieri: una sorta di monito per intimidire quanti abbiano intenzione di partecipare alla manifestazione di protesta organizzata per il 16 marzo, giorno della festa persiana del Fuoco, preludio della celebrazione del capodanno persiano.

“La pena capitale non è solo un atto ma un processo, consentito dalla legge, di terrore fisico e psicologico che culmina con un omicidio commesso dallo Stato. A tutto questo deve essere posto fine”, ha affermato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

Locandina della campagna di Amnesty International contro la Pena di Morte

Anche il Nobel per la pace, l’iraniana Shirin Ebadi, ha dichiarato allarmata: “I dati confermano che le esecuzioni sono in aumento. Purtroppo in Iran le violazioni dei diritti umani non solo si stanno espandendo ma assumono anche nuove forme”. Per esempio, la duplice amputazione degli arti: a un gruppo di cinque criminali del Balucistan sono state amputate sia la mano destra che il piede sinistro, una sentenza esemplare che renderà la vita difficile ai condannati. O le 100 frustate date a due giovani accusati di stupro prima di spingerli giù da un dirupo. O ancora le tremende esecuzioni di Hassan Mozafari e Rahman Sha, due minorenni giustiziati il 22 luglio 2008.

L’Iran è al primo posto nel mondo per numero di esecuzioni di minori per crimini commessi prima dei 18 anni. Anzi è l’unico paese al mondo a praticarle. In quanto membro aderente al Patto internazionale sui diritti civili e politici e alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, l’Iran ha l’obbligo di abolire queste esecuzioni, eppure, solo nel 2007 ha effettuato almeno otto esecuzioni di questo tipo.

Per non parlare poi delle impiccagioni di massa, al cui proposito ha commentato Hadi Gahemi, coordinatore della International Campaign for Human Rights in Iran: “Esse trasmettono il chiaro messaggio di un sistema giudiziario sanguinario che vuole intimidire la popolazione con la sua tendenza a ricorrere alla violenza estrema”. Ha poi continuato: “L’Iran sta cercando di dimostrare di avere sotto controllo la situazione interna, mentre è impegnato nei negoziati sul nucleare. Ma per farlo ricorre a metodi tanto violenti, che in realtà dimostrano solo il suo profondo senso di insicurezza”. Se l’Iran vuole che il mondo ne riconosca l’autorità, deve comportarsi di conseguenza, e questo significa mettere fine a tutte le esecuzioni e impegnarsi in serie riforme giudiziarie”.

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