Le trasfigurazioni di Caravaggio e Bill Viola al Museo di Capodimonte

Bill Viola - Three Women

NAPOLI – Bill Viola, uno dei padri della Video Arte, inizia la sua attività artistica da giovanissimo (classe 1951), conquistato, all’indomani dall’invenzione del primo videoregistratore nel 1967, dall’immediatezza e dalla forza comunicativa delle immagini in movimento e delle più complesse sequenze audiovisive. Compreso il potenziale conoscitivo del video, con il quale inizia una ricerca sperimentale e spirituale, lo elegge suo essenziale medium artistico.

Utilizzando in modo magistrale le tecnologie multimediali più avanzate, l’artista americano scandaglia gli aspetti spirituali e percettivi dell’esistenza, ponendo l’attenzione sui temi universali del genere umano: la nascita, la morte, la consapevolezza del sé.

E lo fa tramite la tecnica del “ralenti”, che gli permette di cogliere precisi aspetti del comportamento umano come lo stupore e la disperazione. Tale ricerca spirituale volta a dare una fisicità al mondo invisibile dello spirito, accomuna i lavori di Bill Viola a quelli di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, l’artista che ha rivoluzionato l’arte rinascimentale apportando un nuovo modo di concepire la luce e il naturalismo delle figure nei suoi dipinti.

I soggetti dell’artista contemporaneo, infatti, sono persone comuni che, come i popolani caravaggeschi, si ritrovano d’improvviso ad affrontare eventi più grandi di loro e attraverso i loro spasmi fisici esprimono una forte tensione emotiva.

Le ombre nette e decise, il gioco delle luci, la predominanza di sfondi scuri e tetri, accomunano stilisticamente i due maestri apparentemente lontani secoli.

Per questo motivo, nell’ambito del progetto “Incontri con Caravaggio” per celebrare i 400 anni dalla morte, Capodimonte ha scelto di presentare sei lavori (di cui cinque mai presentati in Italia) di diversa durata realizzati da Viola tra il 2000 e il 2008. L’installazione sarà presente fino al 27 febbraio, con una proroga di un altro mese, negli spazi suggestivi – dotati di schermi ad alta risoluzione e impianto dolby surround – della Sala Causa del Museo Nazionale che custodisce proprio una delle opere caravaggesche più conosciute, la Flagellazione (1607).

Observance, The Quintet of the Astonished, Union, Transfiguration, Three Women e The Raft traggono ispirazione dal pittore lombardo e dalla storia dell’arte del XVI secolo.

Observance (2002) riprende l’iconografia dei quattro apostoli di Dürer in una visione stereofonica della sofferenza, che scuote l’immobilità spaziale della pittura: sedici figure di diverse età fissano un punto ignoto con intense espressioni di dolore come se per la prima volta stiano prendendo coscienza di qualcosa, forse di loro medesimi.

Le stesse figure in The Quintet of the Astonished (2000) provano un terrore improvviso che spazza via il benessere e la sicurezza ma che fa ritrovare le persone, unendole. Qui Viola sembra ispirarsi all’illustrazione presurreale di Hieronymus Bosch “vivificandola” con le sue fluide sequenze oniriche.

Nell’evoluto dittico fiammingo Union (2000) si vede l’universale smarrimento di un uomo e una donna che dopo aver reagito fisicamente e emotivamente a una forza non identificata di sofferenza, con le braccia tese verso un’intensa fonte luminosa, ritornano esausti e sconcertati a uno stato di riposo.

Bill Viola – Union

Transfiguration (2007) e Three Women (2008), particolarmente commoventi ed espressivi, ritraggono una figura d’uomo in bianco e nero e tre donne (rimandi a Canova, o a Klimt) vestite a colori mentre emergono dall’oscurità di grafite attraversando una soglia d’acqua. Con un effetto tridimensionale di evasione dallo schermo-cornice sia la sostanza che l’essenza mutano, e il tempo ha una scadenza dalla quale si riavvia. Dunque non esiste una mera fine.

«L’ arte di Caravaggio, così come la sua vita turbolenta, fu pervasa da un’ energia frenetica e inappagabile, che sembrava emergere dalle profondità della terra. La sua più grande conquista può essere in ultimo la sua miracolosa unione di colore e carne. Caravaggio anelava all’incarnazione», afferma Bill Viola. E l’opera sua che maggiormente si misura con l’iconografia caravaggesca è The Raft (2004): ancora la presenza dell’acqua come elemento catartico di passaggio da uno stato all’altro per la ripresa ben calibrata di una performance collettiva. Un gruppo di 19 uomini e donne assorti nei propri pensieri, colpiti da un forte getto d’acqua si aggrappano tra loro per la sopravvivenza.

Forse non esiste una mera fine… ma un’inesauribile visione disincantata: Bill Viola.

Natalia Radicchio

FOTO via: http://www.daringtodo.com

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2 Risponde a Le trasfigurazioni di Caravaggio e Bill Viola al Museo di Capodimonte

  1. avatar
    Erica 24/01/2011 a 15:04

    Molto interessante l’articolo, e l’artista…che scoperta piacevole

    Rispondi
  2. avatar
    Natalia 25/01/2011 a 00:12

    Grazie! …dal tramite disadorno di un lavoro pregiato:
    http://www.youtube.com/watch?v=-8X_pLvyk9U&playnext=1&list=PL1FD0A02114471FC2&index=34
    :-)

    Rispondi

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