Le riforme del premier alla Rai e alla giustizia

Secondo l’Idv Silvio Berlusconi sta sovvertendo l’ordine democratico e realizzando il progetto piduista. Le gravi accuse mosse dal premier ai talk show della tv pubblica,  alle toghe rosse e il ddl intercettazione dimostrerebbero con estrema chiarezza il suo progetto politico

di Sabina Sestu

Berlusconi giovane

Berlusconi non ha pace. La giustizia e la tv sono le sue spine nel fianco. Il premier lo ha ribadito nel sito a lui dedicato (www.forzasilvio.it). Il nostro capo del governo non riesce proprio a sopportare le voci a lui contrarie, le critiche ben motivate, i talk show dove vengono esaminate le sue azioni politiche e le risposte alle gaffes. Sembra non tenere minimamente in considerazione che sono proprio le voci discordanti a rendere uno stato democratico. «La mia esperienza di anni di aggressioni giudiziarie – ha infatti dichiarato Silvio Berlusconi  – dimostra che questi giudici sono perfettamente consapevoli e sanno molto bene ciò che vogliono: il loro obiettivo è quello di rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto degli italiani».

E proprio per zittire le rivendicazioni giuridiche delle “toghe rosse”, come le definisce il premier, Berlusconi ha annunciato una imminente riforma della giustizia. Bisogna « sanare l’anomalia di quelle toghe rosse che quando una legge votata dalla nostra maggioranza – ha affermato il cavaliere – non è da loro condivisa la impugnano, la portano davanti alla Corte Costituzionale che è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra e ne ottengono l’abrogazione». Come a dire che non conta la Costituzione e non contano le leggi precedenti la sua salita al potere, come infatti afferma la stessa Anm:  «È inaccettabile – ha detto il presidente Luca Palamara – dividere i magistrati in due categorie: quella dei buoni e quella dei cattivi. I magistrati vogliono applicare la legge imparzialmente e nei confronti di tutti i cittadini. È grave mettere in discussione la funzione di garanzia che la costituzione attribuisce alla Corte Costituzionale».

E non mancano gli attacchi alla tv “pubblica”: «La sinistra continua a ripetere come un mantra che il presidente del Consiglio controlla tutte le televisioni – ha detto Berlusconi – ma in Rai tutti i talk show tranne uno sono contro il premier e il governo». La Mediaset, invece, secondo  il premier offre solo trasmissioni assolutamente super partes. L’unica ammissione è quella riguardante Emilio Fede che il cavaliere definisce «l’ultimo dei Mohicani che fa il tifo per me». Critica le trasmissioni televisive che “parlano male” di lui, affermando che sono tutte in mano ai comunisti. E per rendere ancora più ostico il suo governo e «per impedirgli di comunicare in tv la sinistra si è anche inventata la legge sulla cosiddetta par condicio che impone, a chi rappresenta un partito come il nostro del 40% – si è lamentato Berlusconi – di dover parlare nello stesso minutaggio di chi guida un partito dello zero virgola qualcosa. È evidente che appena possibile dovremo rivedere da cima a fondo le regole sulla comunicazione politica in televisione, però intanto queste sono le regole…».

Difende a spada tratta il suo operato e il suo ideale politico: «dicono che faccio del populismo, io ritengo di fare l’interesse della gente e la gente mi contraccambia, credo con interesse e anche con amore – ha infatti dichiarato il cavaliere – come imprenditore prestato alla politica mi sento uomo d’azione e come tale interpello la gente, l’ascolto e poi decido». Poi stizzito, prima di partire per Roma, ha detto ai cronisti in attesa davanti a Palazzo Grazioli «ditelo anche ai vostri direttori, è inutile che stiate qui, non parlerò più qui. Ho deciso che, fino a fine legislatura, parlerò solo nelle conferenze stampa e con note ufficiali. Mi spiace che stiate qui».

Antonio Di Pietro è inorridito dalle dichiarazioni rilasciate dal premier. «L’Italia dei Valori lo ha sempre sostenuto: Silvio Berlusconi è entrato in politica per sovvertire l’ordine democratico e realizzare il progetto piduista – ha infatti affermato il leader dell’Idv – questa continua aggressione nei confronti della magistratura e della Carta costituzionale è gravissima». «I comportamenti di Berlusconi che si rifiuta di parlare per strada con i giornalisti di fatto hanno già ucciso la democrazia in Italia – ha ribadito il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando – l’annuncio di una grande riforma della giustizia rappresenta poi un colpo di Stato, un nuovo passo verso il regime piduista e antidemocratico che questo governo ha in mente. Anzi, gli insulti a giudici e magistrati, alla Costituzione sulla quale ha giurato e la paura del controllo e della libera stampa annunciano che il regime è già cominciato, e l’eventuale approvazione del ddl intercettazioni consegnerà alla democrazia italiana il definitivo certificato di morte».

Foto via:

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