Le poltrone d’oro degli enti “inutili”

È stata effettuata un’inchiesta che spalanca la finestra su un mondo fatto di sprechi e di privilegi che costano una fortuna allo stato italiano. Viaggio esplorativo sugli enti pubblici superflui

di Sabina Sestu

Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione Normativa

Vi sono migliaia di enti pubblici inutili che costano cari ai cittadini italiani. Esistono malattie endemiche, che nessuno riesce a sconfiggere come la “comitatite”. Un buco in bilancio che non si riesce a sanare e un miliardo di euro sprecati per assicurare poltrone agli ex politici, burocrati, ex ufficiali, “amici”. Nella “black list” di poltrone inutili  ne compaiono ben 1500 che, con un decreto firmato dal ministro Roberto Calderoli, sono state ridotte a 1020. Il ministro  leghista si è, infatti,  inventato il dicastero alla Semplificazione che, altre a ridurre le leggi inutili, è riuscito finora a cancellare 480 poltrone “inutili”. L’opera di pulizia “taglia enti” era già stata avviata nel 2001, messa a punto con la Finanziaria del governo Prodi del 2007, infine potenziata col decreto Calderoli.

L’intento di Calderoli era però di eliminare tutti gli enti non necessari. Ma il suo iniziale entusiasmo si è dovuto arrestare di fronte all’opposizione incontrata dagli stessi enti che erano in procinto di essere eliminati.  ”Il percorso iniziato con il decreto legge n. 112 del 2008 non ha consentito di raggiungere i risultati sperati in termini di riduzione del numero a causa della discutibile ma, purtroppo, insindacabile resistenza delle amministrazioni vigilanti - ha ammesso Calderoli -. Nonostante ciò si è riusciti a procedere alla loro razionalizzazione attraverso 35 regolamenti di riordino. Tale operazione – ha precisato  il ministro – ha comportato l’eliminazione di 480 componenti di organi collegiali, una razionalizzazione degli organi stessi, e una contrazione della spesa strutturale delle amministrazioni vigilanti con un risparmio complessivo e certo per il 2009, pari a 415 milioni“. E quando il ministro parla di  “amministrazioni vigilanti” che oppongono resistenza all’abolizione dell’ente, intende i comuni, le province meridionali a capo di consorzi e società pubbliche locali, i famosi carrozzoni mangiasoldi, ma anche gli stessi ministeri.

Ma quali sono questi enti inutili? C’è l’Istituto agronomico per l’oltremare che conta uno staff di 47 persone, un  direttore generale e un managing director. L’ “Istituto opere laiche palatine“, fondato con regio decreto del 1936 con sede a Bari, che si cerca di eliminare da ben quattordici anni  con dei disegni di legge di soppressione.  Un “Banco nazionale prova armi da fuoco” - una specie di ente anagrafe delle armi prodotte in Italia – che ha un consiglio di amministrazione costituito da 12 componenti  tutti nominati dal ministero dello Sviluppo. E il consiglio di amministrazione (interamente composto da ufficiali suggeriti dal ministero della Difesa) dell’ “Istituto di beneficenza Vittorio Emanuele III“, nato nel lontano 1907 con il compito di “esercitare funzione di assistenza a favore degli ufficiali pensionati delle Forze armate e della Guardia di Finanzia o dei loro familiari”. Per dirla in parole povere, fare beneficenza per ex ufficiali e familiari. Per esercitare il suo centenario incarico ha al suo attivo, Villa Lieta a Sanremo, un complesso monumentale liberty.  A guidare la Scuola archeologica italiana di Atene sono invece otto componenti (tutti  nominati dal ministero), supportati da un consiglio scientifico e dei revisori dei conti.

Tagli degli enti pubblici "inutili"

Il 31 ottobre 2009 il governo Berlusconi ha “salvato”, approvandone i regolamenti di riordino come citato dal ministro Calderoli, 35 tra agenzie, accademie, istituti consorzi, centri, opere, unioni, leghe e istituti, che  fanno capo proprio a parecchi dicasteri. Strutture, cioè, la cui sopravvivenza è stata ritenuta necessaria. Assieme a quella di tante altre già “vistate” in precedenza. Come l’Opera nazionale dei figli degli aviatori, che dipende dal ministero della Difesa su proposta del capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare. Un cda di nove membri, il cui presidente è il generale Piergiorgio Crucioli, a cui fanno capo altri 5 generali e tre tenenti colonnelli e poi un segretario generale e un collegio dei revisori di tre membri. Tutti di nomina ministeriale. Un “esercito” che ha la funzione “di provvedere alla educazione morale, intellettuale, fisica, all’assistenza religiosa ed alle cure igieniche e sanitarie”, specifica lo statuto, allo scopo di prepararli ad un avvenire adeguato alle loro capacità e tendenze” ad esclusivo favore dei figli degli aviatori.

Ma sicuramente tra gli enti inutili che l’Italia si ritrova un posto privilegiato lo occupano le provincie, visto e considerato che sono 108 anni che si cerca di abolirle. A presentare per primo la proposta di abolizione delle province, nel 1902, fu il deputato Gesualdo Libertini che le marchiava come enti “per lo meno inutili”, ma già Francesco Crispi parlava della Provincia come di “un ente artificiale che può essere soppresso perché non ha una consistenza naturale come il Comune”. Ma anche qui le resistenze si sprecano e sia a destra che a sinistra dicono che occorre ancora pensarci su. E mentre i nostri politici ci riflettono, il numero delle province sale. E siccome non sono mai troppi gli enti spreconi e vani, nella finanziaria 2010 sono stati stanziati 407 mila euro per l’Agenzia nazionale per i giovani. Un organismo che “promuove la cittadinanza attiva dei giovani, in particolare, la loro cittadinanza europea, sviluppa la solidarietà e promuove la tolleranza fra i giovani per rafforzare la coesione sociale”. Per questa “meritevole”  iniziativa, sponsorizzata da Bruxelles, sono necessarie  34 persone. Paolo Giuseppe Di Caro (Head of the agency) è il presidente dell’ANG e percepisce una retribuzione lorda annua di “soli” 101 mila euro. Le indennità degli altri dirigenti, funzionari, collaboratori ci costano 450 mila euro.

Insomma da tutto questo si evince che in Italia è più facile creare enti, comitati, agenzie che abolirli ed eliminarli.

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2 Risponde a Le poltrone d’oro degli enti “inutili”

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    Marina 29/02/2012 a 16:35

    Non sono solo i costi della politica il problema ma anche i costi degli amici dei politici. L’Italia è piena di “enti strumentali” che costano miliardi di euro l’anno. Un esempio tra tanti è il co.an.an. consorzio anagrafe animali, nulla di più inutile, un baraccone inutile creato dal ministero della salute e quello delle politiche agricole dove i consiglieri di amministrazione sono il doppio dei lavoratori dipendenti (assunti OVVIAMENTE senza concorso pubblico) al modico costo di un milione di euro all’anno (con la legge 81 del 2006 fatta dagli amici degli amici!!!). Di enti inutili e inefficienti come questo con CDA fotocopiati dentro una miriade di intrecci societari politico-dipendenti l’italia è piena! E tutti taciono…..

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  2. avatar
    ulmike 28/03/2013 a 10:55

    altri enti pubblici inutili sono:
    Il Pra (pubblico registro automobilistico) che gestisce il doppio archivio nazionale dei veicoli a motore.
    Le DGT (direzioni generali territoriali) del MIT (ministero infrastrutture e trasporti)i cui compiti possono essere svolti dagli UMC (uffici motorizzazione civile) e dal MIT stesso.

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