Le pale di Girifalco non girano più

pala eolicaCatanzaro - Il parco eolico di Girifalco è stato sequestrato. Era ora. Un atto dovuto a tutti i cittadini onesti, residenti nella zona e un’azione che segna un bel punto a favore delle forze dell’ordine contro le eco-mafie che spadroneggiano in Calabria.

I Fatti – Per quanti non conoscessero la vicenda, ricapitoliamo. Nel 2005, il Comune di Girifalco e l’azienda di Reggio Emilia, Brulli Energia, speciliazzata nella costruzione di impianti di produzione elettrica, firmano una Convenzione. L’accordo prevedeva la costruzione del parco eolico WF SERRE da 44 MW. In pratica, 22 torri eoliche che azienda ed amministrazione locale avrebbero seminato nel territorio girifalchese una volta ottenuta la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Quest’ultima arriva e i lavori di costruzione iniziano. Peccato che tutto l’iter documentale-visurale, presentato al fine di ottenere i nulla osta istituzionali, fosse grossolanamente fasullo. A partire da quelle mappe catastali che avrebbero dovuto segnare la posizione delle torri rispetto alle case residenziali per rappresentarne la reale possibilità di realizzazione. Secondo la legge, infatti, una pala eolica non può essere eretta a meno di 500 mt di distanza da una dimora. Così, per aggirare l’ostacolo, i firmatari della Convenzione hanno pensato bene di ritoccare le carte con 3 accorgimenti.

Datate – Non essendo aggiornate, le mappe non segnavano molte delle abitazioni regolarmente denunciate al catasto.

Manipolate – Quando ancora le dimore erano tracciate, sono state opportunamente cancellate.

Ridimensionate – Le scale di misura delle piante erano dilatate. Invece della proporzione 1:2000 presentavano in calce il valore 1:2500. In sintesi: essendo allargate le distanze, le pale apparivano giustamente collocate in rapporto alle case. Risulato: alcuni residenti si sono trovati una torre eolica nel giardino di casa.

Il professore – Tra loro, primo ad accorgersi di tutti gli illeciti e a chiederne conto alle amministrazione locali, quando i lavori non avevano ancora preso inizio, è stato il prof. Salvatore Tolone Azzariti. Per 6 anni, questo docente universitario ha combattuto una guerra di resistenza fatta di esposti e denuncie tentando di abbattere il muro di omertà che blindava gli appetiti dei privati e delle ‘andrine interessate ai generosi finanziamenti istituzionali per lo sviluppo dell’energia alternativa. Un meccanismo oliato a suon di miliardi che in Calabria ha prodotto una corsa all’oro del vento e in cui, a Girifalco, il professore è incappato suo malgrado. Infatti, gli è accaduto di tutto. Viene minacciato, vilipeso da coloro che vogliono l’impianto, qualcuno fa esplodere la sua auto e poco dopo un trattore, scambiato per oggetto di sua propietà, viene dato alle fiamme. Tolone non si ferma, prende nota di tutto e lo denuncia alla Procura di Catanzaro. Per anni. E per anni non accade nulla. Anzi, i suoi esposti finiscono nel dimenticatoio della magistratura, sotto la dicitura Modello 45, ovvero ad un passo dalla definitiva archiviazione. Per fortuna quel passo non c’è stato.

La testardaggine del professore unita ad un cambio di poltrone in Procura hanno fatto girare il vento, il quale ora soffia contro la Brulli Energia. Gianluigi Montorsi, amministratore delegato dell’azienda, è attualmente indagato per lavori in totale difformità alle direttive urbanistiche decise nello statuto regionale nonchè come responsabile della società commitente ai lavori di costruzione “Parco eolico Girifalco”. Nello specifico, si tratta di illeciti sulla documentazione cartacea, edificazione dell’impianto al confine di un comune già provvisto di struttura eolica. Falsa valutazione dell’assetto idro-geologico della località interessata e mancata attenzione alle norme di sicurezza in materia di costruzione in zona sismica. Ieri, i sigilli sono stati apposti a tutto il parco e le pale non girano più. Ben fatto.

Chantal Cresta

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