Le leggi ad personam del presidente

Il premier grida all’inciviltà dello stato italiano colpevole di aver detto no alla legge bavaglio. Ma a proporre gli emendamenti al progetto di legge è stato il suo stesso governo incalzato dal Colle, dai dubbi dei finiani, dagli opinionisti esteri e dai tantissimi cittadini che si sono mobilitati contro il decreto

di Sabina Sestu

Come in ogni sana democrazia che si rispetti il volere del popolo deve sempre essere tenuto in considerazione. Anche da noi questo principio ha finalmente trovato spazio. Il decreto bavaglio ha subito degli emendamenti che hanno tenuto conto, almeno in parte, delle proteste che si sono sollevate in questi mesi. Ma il Cavaliere non ci sta.

Per il nostro premier, infatti,  «non siamo un Paese civile» perché non abbiamo chinato la testa ai suoi voleri. Il governo ha presentato in commissione Giustizia, martedì scorso, un testo modificato che non piace a Berlusconi. «Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni – ha infatti dichiarato il capo del governo – lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile».

Massimo Giannini

Molto probabilmente il delicato tema delle intercettazioni infastidisce il presidente perché ostacola «il “metodo di governo” che c’è dietro, il “sistema di potere” che organizza e difende – come ha affermato in un suo editoriale il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini – è costruito per servire gli interessi personali del presidente del Consiglio, e per riprodurne i metodi corruttivi all’interno del tessuto politico, del contesto economico e dell’apparato istituzionale». Il noto giornalista, a proposito delle intercettazioni in possesso dei magistrati di Roma, ha detto che dimostrerebbero il coinvolgimento di Berlusconi nella loggia P3. Celato dietro il nome di “Cesare” il presidente avrebbe cercato di far dichiarare legittimo il Lodo Alfano dalla Corte Costituzionale, con l’aiuto della cricca formata da Carboni, Verdini, Dell’Utri, Lombardi e Martino. L’uso delle intercettazioni da parte della magistratura onesta e dedita  al servizio dell’attività democratica, scoperchia un sistema di corruzione che sarebbe invece dovuto rimanere celato, secondo chi vi è implicato.

E ora che è decaduto il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari, il premier sembra temere che il sistema che ha messo in piedi possa cadere da un momento all’altro.  Con le prove fornite dalle intercettazioni telefoniche non potrà più dire che la cricca della P3 è formata da “quattro sfigati in pensione”. Non potrà più affermare che si “trama per sei bottiglie di vino”, come favoleggiavano i giornali di famiglia nei giorni passati. Il Lodo Alfano stroncato dalla Corte Costituzionale e ora il ddl intercettazioni modificato dal suo stesso governo: il primo salvacondotto processuale del premier, cioè la sua salvezza politica, e la libertà di poter gestire impunemente i suoi affari, il secondo, potrebbero  farlo crollare.

Silvio Berlusconi

Berlusconi in questo periodo sembra che stia perdendo la maggior parte delle sue battaglie. Certo che la legge bavaglio limita ancora troppo la libertà di informazione. Infatti, gli emendamenti che sono stati compiuti sul decreto istituiscono il meccanismo della cosiddetta udienza filtro,  sarà il gip di intesa con l’accusa e la difesa che deciderà quali siano le parti pubblicabili delle intercettazioni e quelle che invece vengono secretate. Le intercettazioni, in questo modo, saranno coperte da segreto fino alla conclusione della così chiamata ‘udienza-filtro’. Ma non è stato fissato nessun termine entro cui deve avvenire  questa udienza, termine che è stato invece invocato dal Pd. Potremmo perciò venire a conoscenza di informazioni importanti anche dopo mesi che è stato compiuto il misfatto.

E la sceneggiatura del film che ha delineato Giannini nel suo editoriale, potrebbe comparire nei nostri media quando ormai il danno arrecato alla nostra democrazia  è divenuto irrimediabile. «”La P3 al telefono sembra un film di Totò“, ironizzano adesso i cantori berlusconiani e i frenatori terzisti, per trasformare in burletta il nuovo scandalo dell’eolico – ha concluso il vicedirettore di Repubblica – in realtà, l’esame di questo inquietante canovaccio di contatti, di colloqui, di incontri tra Verdini, Dell’Utri, Caliendo, Cosentino e una colorita schiera di affaristi senza scrupoli, magistrati senza etica, trafficanti del sottobosco campano del Pdl, suggerisce un’altra trama. Drammatica, per chi la voglia capire fino in fondo, rifiutando le comode banalizzazioni di regime. Tragica, per chi ha a cuore lo Stato di diritto ferito a morte e le sorti di questa democrazia sempre più squalificata. La trama è quella di un gigantesco, pericoloso “Romanzo criminale”. Scritto, ideato e sceneggiato “in nome di Cesare”».

http://ilcomunicatore.files.wordpress.com; http://www.giannisanna.it, http://www.tendenzeonline.info

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews