Le grandi mostre internazionali: Bruno Munari alla Estorick Collection di Londra

Bruno Munari nel suo studio

Londra – La singolare mostra BRUNO MUNARI My Futurist Past, inauguratasi il 19 settembre alla Estorick Collection of Modern Italian Art, traccia una mappa dell’attività di uno dei personaggi più complessi e creativi dell’arte italiana del XX secolo rivelandone la richezza della gioiosa, irreverente ed infinitamente creativa carriera.

L’esposizione analizza lo sviluppo dell’estetica di Bruno Munari, partendo dalla sua fase futurista iniziale (intorno al 1927), fino agli anni Cinquanta, quando, come uno dei fondatori del Movimento Arte Concreta, Munari diviene un punto di riferimento per una nuova generazione di artisti italiani e stranieri.

Bruno Munari nasce a Milano nel 1907, dove vive e lavora fino al 1998, anno della sua morte. Inizia la sua carriera nelle file del movimento futurista, di cui era considerato da Filippo Tommaso Marinetti uno degli esponenti più promettenti. Fin dall’inizio della sua carriera Munari si concentra nell’esplorare la possibilità di rappresentare la pittura nello spazio tridimensionale attraverso il flusso continuo di forme, rese mutabili incorporando una dimensione temporale, in accordo con le teorie professate da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel loro manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo.

Munari descrive l’inizio della sua carriera come il suo passato futurista, e le ambiziose idee di questo movimento hanno certamente influenzato la sua caleidoscopica ricerca visiva, portandolo a lavorare con una gamma di tecniche diverse, fra cui la pittura, il fotomontaggio, la scultura, le arti grafiche, il cinema, esplorando anche la teoria dell’arte. Le influenze sul suo lavoro sono state molteplici, fra cui l’estetica e sensibilità di movimenti come il Construttivismo, Dada e il Surrealismo.

Nel 1930 Bruno Munari comincia a costruire le Macchine Inutili – i primi ‘mobili’ nella storia dell’arte italiana, il cui obbiettivo è liberare la pittura astratta dalla staticità del dipinto, utilizzando il principio di casualità introdotto dall’uso dell’aria come forza di movimento per le parti mobili sospese.

Il paradosso del titolo rimanda ad una riflessione sull’utilità dell’inutile (l’arte) e sull’inutilità dell’utile (la macchina), operando un distinguo della propria poetica da una posizione futurista troppo legata al concetto di macchina roboante e di progresso acritico.

Nel 1946 espone a Parigi il primo ambiente spaziale denominato Concavo-convesso basato ancora una volta su un oggetto sospeso, realizzato con un rete metallica opportunamente curvata in modo da ricordare certe forme studiate dalla topologia, come il nastro di Moebius. Installato nella semi-oscurità, consente di generare, attraverso luci puntiformi, ombre e riverberi che rimandano ai moirè di certe pitture cinetiche degli anni Sessanta. Assieme all’ambiente spaziale nero con luci di Wood presentato da Lucio Fontana del 1949, il Concavo-convesso rappresenta una delle prime installazioni dell’arte moderna europea.

Bruno-Munari-Macchina Aritmica, 1953

Durante gli anni Venti e Trenta, Bruno Munari ricopre la carica di art director della graficadi importanti riviste come «L’ala d’Italia», «La rivista illustrata del Popolo d’Italia», «Natura», «La Lettura», «L’almanacco letterario Bompiani», «Tempo» e «Domus», e per progetti pubblicitari di aziende come Campari, Snia Viscosa, Pirelli, Olivetti e Agip.

Verso la fine degli anni Quaranta, insieme con Atanasio Soldati, Gianni Monnet, Gillo Dorfles e altri, Munari fonda il M.A.C (Movimento Arte Concreta) a Milano. Questo movimento agisce da catalizzatore per l’astrazione Italiana, dando origine a ‘una sintesi delle arti’, in grado di offrire alla pittura tradizionale nuovi strumenti di comunicazione ed inoltre di dimostrare la possibilità di una convergenza, anche in un contesto industriale, fra arte e tecnica, creatività e funzionalità.

Durante gli anni Cinquanta, Munari crea la serie Negativo-positivo, composizioni astratte in cui il dualismo classico fra la figura e lo sfondo svanisce a causa di una percezione visiva resa instabile da una mancanza di un margine o bordo nella composizione. L’artista continua poi ad esplorare la nozione di dipingere con la luce, arrivando al processo di smaterializzare l’arte attraverso l’uso di proiezioni di diapositive contenenti composizioni intitolate Proiezioni Dirette. L’artista crea composizioni con materiali poveri o anche con frammenti di vetro colorato e plastica trasparente, elementi organici e fili di cotone, fermati fra due superfici di vetro.

Le composizioni così create venivano proiettate, non solo al chiuso, ma anche all’esterno, sulle facciate di edifici, dandogli così una sensazione di monumentalità.

Nel 1951 Munari crea la serie di Macchine Aritmiche, i cui movimenti irregolari sono generati da meccanismi a molle usurate. Nel 1953 scopre, per la prima volta, come scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid in un continuo dato dai movimenti rotanti di un filtro polarizzante applicato ad un proiettore per diapositive. Le Proiezioni Polarizzate nascono come continuazione logica e complemento teorico alle ricerche che hanno portato alla creazione delle sue Proiezioni Dirette.

Questa mostra prende spunto da queste ricerche pittoriche e teoretiche, e si concentra su due aspetti: uno artistico, in cui è analizzata la iniziale ma conflittuale relazione con il Futurismo; e uno che investiga il lavoro di grafica creato da Munari per le riviste più prestigiose dell’epoca, un lavoro che ha avuto un ruolo importante di modernizzazione della cultura italiana. È inoltre presentata, per la prima volta nel Regno Unito, l’installazione di Concavo-convesso. L’esibizione è anche accompagnata da eventi all’aperto, con una proiezione polarizzata sulla facciata del museo.

BRUNO MUNARI My Futurist Past

Estorick Collection of Modern Italian Art, 39a Canonbury Square, N1 2AN, Londra

19 settembre  - 23 dicembre 2012

Dal mercoledì al sabato dalle 11,00 alle 18,00. Domenica dalle 12,00 alle 17,00

Informazioni: +44 (0)1359 271085

Natalia Radicchio

Foto via www.tempi.it

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