Le donne si devono prostituire per entrare in politica?

Una deputata, Angela Napoli, ha affermato che alcune parlamentari si sono “concesse” per essere ammesse nel dorato mondo della politica. Le sue dichiarazioni scatenano una tempesta tra le fila delle elette del Pdl

di Sabina Sestu

Angela Napoli

Ancora a demonizzare chi ha il coraggio di affermare la realtà. Ancora a far ritrattare dichiarazioni di persone che conoscono il “sistema”. Per l’ennesima volta in Italia si zittiscono le voci che disturbano, quelle che mettono in discussione lo status quo. Angela Napoli, guarda caso deputata finiana, ha dichiarato che alcune parlamentari si sono prostituite per entrare alla Camera e al Senato.  E le donne del Pdl insorgono.

«Questo – argomenta la Napoli - porta alla necessità di cambiare l’attuale legge elettorale. È chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno». Già, la legge elettorale. Un metodo di elezione, quello attuale, che blinda le liste e che lascia ai partiti totale discrezionalità nella scelta dei candidati. Gli elettori non possono dare nessuna preferenza e non possono scegliere chi ritengono possa meglio rappresentarli nelle aule parlamentari. Sono i partiti a scegliere chi far entrare in lista. Ed è ormai sempre più evidente che scelgono chi meglio possa rappresentare e tutelare i loro interessi privati. Gli interessi della casta politica. E questa è un’arma a doppio taglio, in quanto anche l’eletto (se anche avesse velleità di riformare il sistema) è sottomesso ai voleri del gruppo dirigente del suo partito.

La politica non è più un’arena (ma lo è mai stata?) dove si discutono le politiche da mettere in atto. Un tempo si puntava a far della politica un mestiere. Si studiava all’interno di un partito, si veniva formati dal partito. Ma ora la scelta avviene per cooptazione, e così ci ritroviamo perfetti ignoranti del funzionamento delle istituzioni ed ex veline seduti nelle poltrone del Parlamento. Nessuna preparazione politica, nessuno studio specifico, nessuna conoscenza delle problematiche del paese e nessuna rappresentanza degli interessi dei cittadini. Dal mondo ovattato della televisione alle stanze del potere.

E se tutto questo rappresenta un problema per il Paese in generale, ancor di più mette in evidenza la posizione di soggezione in cui si trova la donna in Italia. «Se veramente quell’ipocrita ddl sulla prostituzione diventasse legge, sarebbero non tanti, ma tantissimi i parlamentari che verrebbero arrestati – ha giustamente fatto notare la Napoli – salvo che i parlamentari beccati con prostitute se la cavino con l’immunità, mentre un operaio o un camionista finirebbero per pagare nella solita logica di casta, come sempre avviene». Parole forti quelle della deputata finiana, che non dicono nulla di nuovo, ma che scatenano la rivolta di quelle donne che siedono nelle aule del parlamento. E le loro rimostranze non fanno altro che dare ragione alla logica maschilista di chi le ha scelte più come ornamento che per le loro reali capacità politiche. Perché non ci sono arrivate per merito, perché non sono state scelte dagli elettori.

La Napoli è stata costretta a ritrattare dallo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, a dimostrazione del fatto che non si possono esporre liberamente le proprie idee ma che bisogna sempre seguire la linea del proprio partito,  anche quando è controproducente per sé stessi. Tutto ciò non fa per niente bene all’autostima della metà rosa del cielo, oltre che alla libertà democratica del Paese. Così come ledono la dignità delle donne le continue battute maschiliste del presidente del Consiglio, gli spettacoli organizzati per i leader stranieri e nostrani contornati da belle ragazze in minigonna e il cervello in standby. Ma soprattutto ciò che preoccupa è il livello di condiscendenza delle stesse donne, che giustificano questi comportamenti e questi stereotipi su sé stesse. Perché purtroppo siamo noi le prime colpevoli. Noi che per prime ci penseremo due volte prima di votare un leader di partito donna, figuriamoci un presidente del Consiglio in gonnella. Chissà cosa penserebbero le suffragette di inizio ‘900, che hanno lottato per avere il diritto al voto, di queste pronipoti del ventunesimo secolo.

Foto | via www.tropeaedintorni.ithttp://speradisole.files.wordpress.com/

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