Le dimissioni di Lombardo e lo statalismo “selvaggio”

lombardo

italia.panorama.it

 

Il presidente della regione Sicilia Lombardo si è dimesso, ma la crisi che ha spinto sull’orlo del baratro l’isola ha lasciato numerosi strascichi, e le polemiche non accennano a diminuire di intensità.

Lombardo è divenuto in questi giorni il simbolo di quella politica corrotta e clientelare che negli ultimi decenni ha finito col fiaccare non solo la Sicilia, ma il paese tutto. «Qui adesso mi vogliono far passare per il diavolo mentre gli altri sono tutti delle verginelle », ha dichiarato l’ex governatore, ma il mal comune non può essere mezzo gaudio per gli italiani, che a suon di ruberie si sono infine ritrovati con le tasche vuote.

Le dimissioni di Lombardo non servono tuttavia a frenare l’emergenza, anzi, la mancata approvazione della spending review siciliana sembra precipitare la situazione. E così i preannunciati tagli per complessivi 150 milioni nel 2012 e 300 milioni a partire dal prossimo anno sono per il momento saltati, rendendo se possibile ancora più concreto il rischio default prefigurato dallo stesso assessore all’Economia siciliano Gaetano Armao.

Il vicepresidente della Regione, Massimo Russo, ha cercato di rassicurare tutti: entro la fine di agosto dovrebbe essere attuato un programma in 18 atti che prevede fra l’altro la riorganizzazione del personale  e la riduzione delle società partecipate, senza che sia necessario attendere i risultati delle prossime elezioni anticipate. «Intendiamo rispettare gli accordi presi con il presidente del Consiglio Monti e porteremo avanti la nostra ”spending review” perché siamo responsabilmente consapevoli che è assolutamente necessario comprimere ulteriormente le spese della Regione siciliana e programmare una gestione virtuosa delle risorse, anche utilizzando il modello del piano di rientro come avvenuto con successo nella sanità», ha dichiarato Russo, ma dopo anni e anni di promesse mancate c’è adesso urgente bisogno di fatti.

La continua tendenza alla ricerca di un capro espiatorio– in questo caso il governatore Lombardo – non aiuta però ad individuare con chiarezza i motivi del dissesto e le possibili soluzioni da intraprendere. L’asprezza del confronto politico nell’era Berlusconi ha portato spesso a puntare il dito contro il potente di turno, come se bastasse cambiare i volti di questa classe dirigente per cambiarne i metodi e rendere il nostro paese finalmente virtuoso. La realtà è che in Italia esiste un mastodontico conflitto di interessi fra politica ed economia, o se preferite fra politica e “società civile”: se non si riduce drasticamente l’influenza della prima sulle seconde, annacquando i poteri di uno Stato che ha allungato ovunque, negli anni, i propri diabolici tentacoli e smantellando quel welfare state che ha condotto il sistema al fallimento , non ci saranno mai buoni amministratori capaci di invertire la rotta.

E’ tempo di ripensare il modello sociale europeo,  che ora dopo ora si sta dimostrando sempre più inadeguato ad un mondo globalizzato, incapace com’è di produrre benessere col suo statalismo “selvaggio”. Siamo dinanzi ad un cambiamento epocale: se dalla depressione economica usciremo con Stati meno pesanti e ipocritamente “sociali’” e più libero mercato, non sarà stato invano.

Leonardo Butini

foto: wordpress.com, italia.panorama.it

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